Cina: perché l’incertezza economica è senza precedenti

La grande economia cinese naviga in acque molto agitate e incerte. Il segnale è arrivato dal Congresso Nazionale del Popolo inaugurato a Pechino: per la prima volta da decenni il gigante asiatico non ha un target di crescita. Cosa significa?

Cina: perché l'incertezza economica è senza precedenti

La Cina non ha un obiettivo di crescita del PIL per questa’anno: la notizia ha dell’eccezionalità, visto che dagli anni ’90 è la prima volta che avviene un simile evento.

All’apertura del Congresso Nazionale del Popolo, il gigante asiatico ha subito messo in mostra le sue crepe, dovute principalmente al coronavirus. La pandemia, infatti, ha lasciato segni difficili da cancellare anche sulla più grande economia del mondo.

L’incertezza sul futuro domina lo scenario cinese. Da Pechino è dovuta giungere l’ammissione: le sfide che il Paese deve affrontare sono un’economia in difficoltà e una crescente ostilità internazionale.

Cosa significa per la Cina non aver fissato un target specifico per la crescita economica?

Tutte le incertezze dell’economia cinese

Non dichiarare l’obiettivo di crescita è il riconoscimento di quanto sarà difficile una ripresa in Cina in un’era post-pandemica.

Infatti, è vero che da una parte i dati mostrano l’avvio della ripresa, visto che la nazione asiatica ha, in generale, sconfitto l’infezione (pur con la pura di nuovi focolai). Tuttavia, i dati mostrano un rilancio economico piuttosto irregolare, che lascia ancora poco spazio alle certezze.

Innanzitutto, la realtà non è tutta così nera. La produzione industriale di aprile è cresciuta di un 3,9%, meglio del previsto, registrando una marcata differenza rispetto al crollo del 13,5% nei primi due mesi di quest’anno a causa degli imponenti blocchi.

Il consumo di carbone da parte di sei grandi generatori di energia segna attualmente un tasso superiore dell’1,5% alla media storica, suggerendo che la domanda di energia è tornata alla normalità.

Le vendite, però, diminuite del 7,5% ad aprile: i cinesi stanno consumando meno, spaventati dalla possibilità di una seconda ondata e irrigiditi nelle abitudini alle spese.

A complicare tutto ci sono le cifre di disoccupazione: ufficialmente sono leggermente più alte in aprile rispetto a marzo, al 6%, avvicinandosi ai massimi storici. Non solo, alcuni analisti hanno evidenziato che i numeri potrebbero essere anche peggiori, considerando che un quinto dei lavoratori migranti non è ancora tornato in città per lavorare.

L’analisi dal Global Times ha sottolineato che: “sarà quasi impossibile per i dipendenti cinesi nel settore privato guadagnare lo stipendio di quello che avevano fatto nel 2019, poiché le piccole imprese hanno dovuto licenziare dipendenti o tagliare il personale.”

La stima del professore Justin Yifu Lin dell’Università di Pechino è altrettanto cupa: circa l’85% delle imprese private avrà difficoltà a sopravvivere nei prossimi tre mesi.

E proprio per questo la Cina avrà più incertezza: con il settore privato sotto pressione, l’alone della guerra commerciale, la domanda globale è bloccata, le esportazioni in forte calo, previsioni relative al PIL non sono state possibili.

A rischio, quindi, c’è lo stesso sogno cinese promesso da Xi Jinping: eliminare la povertà e migliorare lo standard di vita di milioni di cittadini.

La crescita economica cinese si è ridotta del 6,8% nel primo trimestre dell’anno, segnando una contrazione mai vista almeno dal 1992. Aggiungendo la volatilità nei mercati delle materie prime, il calo dei consumi interni, degli investimenti e delle esportazioni il quadro si è delineato.

Il tutto, naturalmente, con conseguenze anche socio-politiche.

Incertezza economica in Cina: quale impatto sociale?

Durante il Congresso del Popolo la Cina ha voluto annunciare altri obiettivi per il futuro del Paese: l’aumento del 3,5% dell’inflazione e oltre 9 milioni di nuovi posti di lavoro urbani. Pechino punterà anche alla crescita del reddito personale e all’eliminazione della povertà tra tutti i residenti rurali.

Dare una prospettiva al popolo, in questa delicata fase ancora segnata dalla pandemia, è fondamentale per Pechino.

Le fragilità economiche interne potrebbero minacciare la stabilità sociale e il potere del partito. Gli analisti ritengono che la percentuale di disoccupati possa raggiungere il 10%, molto più in alto rispetto ai dati ufficiali.

Il mancato rispetto di impegni come il raddoppio del PIL dal 2010 al 2020 potrebbe anche intaccare la legittimità del partito al potere. Xi ha sancito lo sradicamento della povertà e il raggiungimento di una società moderatamente prospera entro il 2020.

Il Governo cinese, come ha affermato Li Keqiang, deve quindi impegnarsi ancora molto. Gli obiettivi stabiliti potrebbe svanire nella prospettiva di incertezza economica, minando la stessa tenuta della Cina.

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