Chiudono bar, locali e ristoranti: tornano misure da lockdown. Ecco in quali città

Bar e locali chiusi per un mese, ristoranti aperti fino alle 23 con massimo 4 persone al tavolo: in Europa (ma anche in Italia) tornano le misure restrittive da lockdown dopo il boom di nuovi casi e ricoveri.

Chiudono bar, locali e ristoranti: tornano misure da lockdown. Ecco in quali città

Mentre in Italia la tanto chiacchierata chiusura di bar e ristoranti alle 22-23 per limitare la movida è rimasta in stand-by, forse rimandata al prossimo DPCM 15 ottobre, c’è chi ha già inasprito le misure contro le occasioni di ritrovo.

Bar e ristoranti chiusi da 2 settimane a un mese, orari di coprifuoco e restrizioni sul numero di commensali allo stesso tavolo: diverse città europee stanno correndo ai ripari contro la nuova ondata di casi. Ma non dobbiamo andare troppo lontano per trovare restrizioni sulla movida: anche da noi alcune Regioni stanno correndo ai ripari contro l’aumento di contagi e ricoveri.

La prima è stata la Campania, che con l’ordinanza del 5 ottobre 2020 ha stabilito fino al 20 ottobre la chiusura anticipata per locali, wine bar, pasticcerie, bar, pizzerie e ristoranti alle ore 23 dalla domenica al giovedì e alle 24 il venerdì e il sabato. Il provvedimento non è più un unicum in Italia: dall’8 ottobre si accoda la Regione Lazio, con l’ordinanza che interessa la Provincia di Latina.

La Francia chiude bar e ristoranti in altre 4 città

Dopo i provvedimenti presi a Parigi e a Marsiglia, i bar saranno costretti a chiudere in altre 4 città francesi. Il Paese sta vivendo una vera e propria seconda ondata: il governo ha deciso di inasprire le restrizioni alla notizia di oltre 18.000 nuovi casi positivi al Covid-19 registrati giovedì.

Da sabato 10 ottobre le città di Lille, Lione, Grenoble e Saint-Etienne saranno designate zona di massima allerta.

Il ministro della Sanità francese Olivier Véran ha annunciato che anche altre città, come Tolosa e Montpellier, potrebbero dichiarare stato d’allerta massimo entro la settimana prossima.

Bar chiusi per un mese: la misura di Bruxelles contro l’aumento di casi

Seguendo l’esempio di Parigi, anche a Bruxelles da venerdì 9 ottobre i bar e i caffé resteranno chiusi per un mese. La decisione è stata presa per fermare l’impennata delle nuove infezioni nella capitale e nella regione, dove gli ospedali sono già sotto stress e i pazienti iniziano a essere trasferiti fuori.

I ristoranti possono rimanere aperti, ma non oltre le 23.00, con tavoli di massimo 4 persone e le regole del distanziamento sociale.

Nel resto del Belgio, dove la situazione coronavirus sta diventando allarmante, sono consentite uscite e raduni con massimo 3 persone (contatti stretti) al di fuori della famiglia, e i bar chiudono alle 23.00.

Solo la scorsa settimana il Belgio ha allentato le sue restrizioni anti-Covid: ha ridotto da 14 giorni a una settimana il periodo di quarantena per le persone a rischio e introdotto l’obbligo di mascherina solo nei luoghi affollati, facendo un passo indietro rispetto all’obbligo precedente di indossarla all’aperto sempre.

In Scozia bar e ristoranti chiusi per 2 settimane

Una decisione simile a quella di Bruxelles è stata presa in Scozia: dal 9 ottobre per due settimane bar, pub e ristoranti resteranno chiusi, e i locali al chiuso non potranno vendere alcolici. Il pm Nicola Sturgeon ha anche invitato i cittadini a evitare di prendere i mezzi pubblici per i prossimi 14 giorni se non estremamente necessario.

Coprifuoco parziale a Berlino

Anche la Germania, che ha registrato il maggior numero di nuovi casi giornalieri da aprile e un aumento di pazienti che richiedono cure in terapia intensiva e ventilatori, sta correndo ai ripari. A Berlino è stato introdotto un coprifuoco parziale. Pensiamo che i funzionari hanno chiesto a tutti i cittadini di evitare i viaggi non essenziali dentro o fuori le regioni dove negli ultimi 7 giorni sono stati registrati almeno 50 nuovi contagi ogni 100.000 abitanti. Questa misura impedirebbe ai residenti a Berlino di fare una vacanza persino nel proprio Paese.

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