Oggi stiamo assistendo ad un’interazione potenzialmente letale tra due crisi in constante evoluzione: una crisi finanziaria, che si riflette nel fallimento della Silicon Valley Bank, e una geostrategica, che si riflette nell’aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Cina.
Il fallimento della SVB è sintomatico di un problema molto più grande: un sistema finanziario statunitense che è tristemente impreparato al ritorno dell’inflazione e alla concomitante normalizzazione della politica monetaria. I risk manager di SVB non sono stati in grado di prevedere adeguatamente le conseguenze del cambiamento delle policy delle banche centrali: tutto ciò ha portato SVB ad accumulare forti perdite sul suo portafoglio obbligazionario da 124 miliardi di dollari.
Chi ha depositato i propri denari nella Silicon Valley Bank difficilmente può essere accusato di non aver avuto la dovuta diligenza: quel compito spetta alla Federal Reserve, che, purtroppo, si è dimostrata del tutto inadeguata. A partire da una politica monetaria spericolata che ha perpetuato una pericolosa serie di bolle patrimoniali - dalle dot-com al real estate - e continuando con l’errata diagnosi dell’inflazione post-COVID come «transizionale», la Fed ha ora commesso un errore di vigilanza di proporzioni monumentali.
Ciò è particolarmente scoraggiante all’indomani dell’attuazione post-2008 di un nuovo regime di vigilanza. Gli stress test per le banche sono diventati rapidamente il gold standard per ridurre al minimo il rischio di contagio finanziario. Il primo stress test all’inizio del 2009 ha effettivamente segnato il punto più profondo di quella crisi, perché ha rivelato che le grandi banche da poco ricapitalizzate potevano sopportare gli effetti.
Nel corso del tempo, tuttavia, gli stress test sono diventati un esercizio ripetitivo quanto inutile. Le grandi banche hanno costruito ampi cuscini di capitale finanziario che hanno quasi escluso la possibilità di fallimenti sistemici in caso di un grave shock di recessione. Una serie di segretari del Tesoro, presidenti della Fed, amministratori delegati delle banche e persino presidenti erano unanimi nel vantare un sistema finanziario statunitense che era in ottima forma. Di tanto in tanto, la Fed usava lo stress test annuale come avvertimento per alcune istituzioni per migliorare le loro pratiche di gestione del rischio o rafforzare la loro adeguatezza patrimoniale. Ha funzionato in gran parte fino ad ora.
Cosa è mancato allora? Gli stress test col tempo si sono trasformati in un esercizio asimmetrico di valutazione del rischio, esaminando le prestazioni finanziarie delle grandi banche sistemiche in caso di gravi recessioni. Gli economisti della Fed hanno modellato le loro simulazioni sugli impatti di forti cali del PIL globale, dell’aumento della disoccupazione e del crollo dei mercati delle attività - tutti shock che si presumevano fossero accompagnati da una rinnovata disinflazione e dal calo dei tassi di interesse.
Naturalmente, questo ipotetico scenario avverso è esattamente l’opposto dello shock che ha colpito SVB. Nel suo stress test del febbraio 2023, la Fed ha ammesso che doveva iniziare a pensare in modo più ampio alle diverse tipologie di crisi possibili e ha individuato un nuovo scenario per lo stress test caratterizzato da alta inflazione e recessione. Ma i risultati di questa analisi sarebbero stati disponibili solo a giugno 2023. E non c’era alcuna indicazione che tali risultati sarebbero stati pubblicati anche per le banche regionali più piccole come la SVB o la Signature Bank.
Quindi, cosa c’entra questo con la Cina e l’escalation della crisi con gli Stati Uniti? Negli ultimi 20 anni, un gruppo all’interno dei ranghi più alti della leadership cinese ha sostenuto che l’America è in uno stato di declino permanente, fornendo un’apertura per l’ascesa globale della Cina. Questa visione ha avuto sostegno all’indomani della crisi finanziaria globale degli Stati Uniti ed è ora rafforzata mentre la crisi di SVB colpisce un nuovo segmento del sistema finanziario statunitense.
Una Cina in ascesa difficilmente potrebbe chiedere di più. In un momento in cui il sistema finanziario occidentale soffre ancora una volta delle sue incapacità regolatorie, l’immagine del presidente russo Vladimir Putin e del presidente cinese Xi Jinping che si abbracciano al Cremlino è abbastanza eloquente: la Cina vede la carneficina in Ucraina come un piccolo prezzo da pagare per rafforzare la sua spinta per l’egemonia geostrategica.
Mentre Mao parlava degli Stati Uniti come una «tigre di carta ... in preda alla sua lotta sul letto di morte», questa teoria è stata articolato per la prima volta da Wang Huning nel suo libro, America Against America. Basato sulle osservazioni di Wang mentre viveva negli Stati Uniti, il libro era una critica feroce del decadimento sociale, politico ed economico dell’America.
Wang è stato anche il principale consigliere ideologico dei due immediati predecessori di Xi Jinping, Jiang Zemin e Hu Jintao, e ha svolto un ruolo simile per Xi. E’ stato anche nominato presidente della Conferenza consultiva politica del popolo cinese. La scomparsa di SVB è la materializzazione concreta dell’ideologia politica di Wang sul fronte estero ed economico.
Lo shock finanziario negli Stati Uniti rappresenta la legittimazione per de-dolarizzare i BRICS e non solo: lo yuan rappresenta il 7% di tutte le negoziazioni in valuta estera in tutto il mondo, la più grande espansione della quota di mercato valutario negli ultimi tre anni mentre la quota dello yuan nel paniere dei diritti di prelievo speciale del FMI è passata dal 10,92% nel 2016 al 12,28% nel maggio 2022.
Un peggioramento delle condizioni finanziarie degli Stati Uniti non farà altro che aumentare le tensioni con la Cina, in uno scontro globale di valute e valori.