Infortunio sul lavoro: chi paga e come viene pagato il lavoratore infortunato? Ecco quanto spetta e quando arrivano gli indennizzi
L’infortunio sul lavoro continua a rappresentare uno dei temi più rilevanti e delicati nel mondo professionale, perché riguarda direttamente la sicurezza e la tutela dei lavoratori. Una delle prime domande che si pone chi è vittima di un infortunio riguarda il pagamento dell’indennizzo: ci si chiede quanto spetti, come avvenga l’erogazione e soprattutto quando viene accreditato.
In Italia, il sistema normativo garantisce una tutela articolata grazie a una combinazione di assicurazione obbligatoria INAIL, obblighi di prevenzione a carico dei datori di lavoro e diritti di risarcimento per i lavoratori infortunati.
Il meccanismo prevede regole precise, tempistiche definite e importi calcolati sulla base delle più recenti rivalutazioni economiche. Vediamo dunque come funziona oggi, nel 2026, il pagamento dell’infortunio sul lavoro, chi lo effettua e in che misura viene riconosciuto al lavoratore.
Chi paga l’infortunio sul lavoro?
L’ordinamento italiano riconosce la tutela in caso di infortunio ai lavoratori dipendenti, ai parasubordinati e, in determinati casi, anche agli autonomi. La protezione copre gli incidenti avvenuti sul luogo di lavoro, ma anche quelli verificatisi durante il tragitto casa-lavoro-casa (il cosiddetto “infortunio in itinere”). È inoltre prevista una copertura per la malattia professionale, se connessa all’attività svolta.
Il sistema di assicurazione obbligatoria per gli infortuni sul lavoro è gestito dall’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), che è il principale soggetto pagatore in caso di infortunio. Tuttavia, la responsabilità economica e contributiva è condivisa tra datore di lavoro, lavoratore e Stato.
Ruolo del datore di lavoro
Il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire la sicurezza sul posto di lavoro ai sensi del Decreto Legislativo 81/2008 (“Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro”), adottando tutte le misure preventive e organizzative necessarie a evitare rischi.
Quando tuttavia si verifica un incidente, non è il datore a risarcire direttamente il danno, ma è l’INAIL che interviene, grazie ai premi assicurativi obbligatori che l’azienda versa periodicamente.
Il datore di lavoro deve inoltre:
- denunciare l’infortunio all’INAIL entro due giorni dal momento in cui ne viene a conoscenza (24 ore in caso di morte o lesioni gravi);
- collaborare alla ricostruzione dell’evento e fornire la documentazione richiesta;
- garantire la conservazione del posto di lavoro durante il periodo di inabilità temporanea.
L’INAIL: il principale soggetto pagatore
L’INAIL è l’ente che si occupa di tutelare il lavoratore infortunato, offrendo copertura finanziaria per gli infortuni avvenuti sul luogo di lavoro o durante lo svolgimento di attività lavorative. L’ente assume il compito di pagare le spese mediche, di offrire una forma di indennizzo per il mancato guadagno e, in caso di gravi conseguenze, di corrispondere una rendita a lungo termine o una pensione di invalidità.
Tra le prestazioni principali troviamo:
- copertura totale delle cure mediche e riabilitative;
- indennità giornaliera per la perdita temporanea della capacità lavorativa;
- rendita o indennizzo in caso di invalidità permanente;
- rendita ai superstiti in caso di decesso.
Dal 2025, i rimborsi e le indennità vengono corrisposti esclusivamente tramite accredito su IBAN per garantire tracciabilità e tempestività dei pagamenti.
Inoltre, gli indennizzi per danno biologico sono stati rivalutati dello 0,8% in base al Decreto Ministeriale n. 85/2025 e alla Circolare INAIL n. 45/2025.
Contributi e responsabilità del lavoratore e altri soggetti coinvolti
Il lavoratore partecipa solo in minima parte al finanziamento del sistema assicurativo. Infatti, una piccola quota dei contributi previdenziali complessivi, trattenuta in busta paga, serve a sostenere i premi assicurativi INAIL versati dall’azienda.
Tuttavia, queste trattenute non influiscono direttamente sul calcolo del risarcimento individuale: si tratta di contributi generali che alimentano il fondo assicurativo nazionale.
Oltre all’INAIL, inoltre, possono intervenire fondi integrativi o assicurazioni private di categoria, soprattutto per lavoratori autonomi o liberi professionisti.
In determinati contratti collettivi, esistono anche forme integrative che garantiscono una indennità aggiuntiva rispetto a quella INAIL, per esempio fondi sanitari di settore o casse di assistenza.
Che cosa paga l’INAIL?
Una volta chiarito chi paga l’infortunio sul lavoro, è importante capire come avviene concretamente il pagamento delle spese legate all’incidente e al periodo di inattività forzata del lavoratore.
Le spese mediche derivanti da un infortunio sul lavoro sono integralmente a carico dell’INAIL.
Questo include il pagamento di tutte le prestazioni sanitarie necessarie per la cura dell’infortunio, come:
- interventi chirurgici;
- esami diagnostici;
- terapie riabilitative;
- fornitura di protesi e ausili.
Inoltre, l’INAIL si occupa della riabilitazione del lavoratore e del suo eventuale reinserimento nel mondo del lavoro, fornendo assistenza medica e, in alcuni casi, servizi di orientamento professionale per aiutare il lavoratore a ritrovare un’occupazione compatibile con le sue condizioni di salute.
Lo stipendio del lavoratore infortunato: ecco quanto spetta
L’importo dell’indennità riconosciuta dall’INAIL dipende dalla gravità dell’infortunio e dalla durata dell’inabilità.
Nel caso di inabilità temporanea assoluta, il lavoratore riceve un’indennità sostitutiva della retribuzione che decorre dal quarto giorno successivo all’evento.
I primi tre giorni (periodo di carenza) sono a carico del datore di lavoro, che corrisponde comunque il 100% della retribuzione del giorno dell’incidente e il 60% per i due successivi.
Successivamente:
- dal 4° al 90° giorno: indennità pari al 60% della retribuzione media giornaliera a carico INAIL;
- dal 91° giorno fino alla guarigione: indennità pari al 75% della retribuzione media giornaliera.
Come noto, però, in queste situazioni bisogna guardare anche a quanto stabilito dal contratto di categoria, il quale potrebbe prevedere un trattamento di maggior favore (e mai di sfavore) per il dipendente. Ci sono, infatti, dei CCNL che stabiliscono che il datore di lavoro deve farsi carico di un’integrazione alla suddetta indennità, aumentandone dunque l’importo oltre la misura del 60%.
Se l’infortunio è stato causato da colpa o negligenza del datore di lavoro, il lavoratore può richiedere un ulteriore risarcimento civile per il cosiddetto danno differenziale, cioè la parte di danno non coperta dall’INAIL (danni morali, patrimoniali o da perdita di chance). Questa azione non esclude le prestazioni INAIL, ma si aggiunge a esse.
Quando viene pagato l’infortunio
Il pagamento decorre dal quarto giorno successivo all’infortunio e può avvenire in due modalità:
- anticipazione in busta paga: il datore di lavoro paga le somme e successivamente ottiene il rimborso dall’INAIL;
- pagamento diretto da parte dell’INAIL, in particolare nei casi di prognosi superiore ai 20 giorni.
Tuttavia, i tempi possono allungarsi in caso di prognosi maggiore di 20 giorni: in tal caso, infatti, è l’INAIL a farsi carico dei pagamenti dell’assegno, tramite una procedura di acconti e saldo (a completa guarigione). Come per la malattia professionale, gli esami diagnostici sono esenti dal ticket per tutta la durata della inabilità temporanea al lavoro.
Infortunio sul lavoro e invalidità permanente
Diverso il caso in cui l’infortunio del lavoro dovesse essere causa di un danno biologico permanente.
In questo caso, a patto che il danno sia compreso tra il 6% e il 15% della validità psicofisica, l’INAIL si fa carico di un indennizzo capitale per la menomazione subita, tenendo conto di quanto indicato nella tabella “indennizzo danno biologico in capitale”.
Gli importi di tale tabella vengono rivisti ogni anno sulla base della rivalutazione. In questo caso l’indennizzo viene pagato in un’unica soluzione, con tempistiche più o meno variabili a seconda della pratica.
Quando invece il grado di menomazione dell’integrità psicofisica è compreso tra il 16% e il 100%, l’INAIL si fa carico di un indennizzo calcolato sulla base di:
- una quota che va a indennizzare il danno biologico secondo quanto indicato nella tabella indennizzo allegata al decreto del 12 luglio 2000;
- una seconda quota che invece tiene conto della menomazione sulla capacità dell’infortunato di produrre reddito con il lavoro, la quale viene calcolata tenendo conto di un coefficiente indicato nello stesso decreto ministeriale del 2000.
L’indennizzo in questo caso viene pagato in rendita (quindi un vitalizio con cadenza mensile), con decorrenza dal giorno successivo a quello della guarigione clinica.
Non spetta, invece, alcun indennizzo qualora il danno dovesse avere un grado di menomazione inferiore al 6%, la cosiddetta franchigia.
Cosa spetta in caso di morte del lavoratore
Se l’infortunio causa il decesso del lavoratore, l’INAIL riconosce ai superstiti una rendita vitalizia, calcolata sulla retribuzione convenzionale del settore di appartenenza.
Le quote spettano:
- 50% al coniuge o alla parte dell’unione civile;
- 20% a ciascun figlio (40% se orfano di entrambi i genitori);
- 20% a ciascun genitore, fratello o sorella, se mancano coniuge e figli.
L’importo complessivo non può superare il 100% della retribuzione di riferimento.
È inoltre previsto un assegno una tantum pari a tre mensilità della rendita annua calcolata sul minimale retributivo.
FAQ, domande frequenti
Quanto tempo ha l’INAIL per pagare l’indennità di infortunio?
In genere, l’INAIL eroga l’indennità entro 30 giorni dalla ricezione completa della documentazione necessaria (certificato medico e denuncia del datore di lavoro).
Se l’indennità è anticipata in busta paga, l’azienda viene successivamente rimborsata dall’INAIL entro 60 giorni dalla richiesta.
Per prognosi superiori ai 20 giorni, i pagamenti avvengono con acconti mensili seguiti da saldo finale al termine della guarigione.
Dal 2025, i versamenti avvengono esclusivamente tramite accredito su IBAN intestato al lavoratore.
Cosa succede se l’INAIL non riconosce l’infortunio come tale?
Se l’INAIL ritiene che non sussistano i requisiti per qualificare l’evento come “infortunio sul lavoro”, può rigettare la domanda.
In questo caso, il lavoratore può:
- presentare ricorso amministrativo entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento;
- successivamente, se il rigetto viene confermato, ricorrere al Tribunale del lavoro entro ulteriori 180 giorni.
Durante il procedimento, è consigliabile farsi assistere da un patronato o da un legale specializzato in diritto del lavoro, che può fornire consulenza e supporto tecnico.
È possibile lavorare durante il periodo di infortunio?
No. Durante il periodo di inabilità temporanea riconosciuto dall’INAIL, il lavoratore deve astenersi da qualsiasi attività lavorativa.
Svolgere attività incompatibili con la condizione di infortunato può comportare:
- la revoca dell’indennità;
- il recupero delle somme indebitamente percepite;
- sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro.
Il lavoratore è inoltre tenuto a rendere disponibili i controlli medici disposti dall’INAIL o dal datore di lavoro per verificare la sua effettiva condizione di salute.
Cosa fare se il datore di lavoro non denuncia l’infortunio all’INAIL?
Se il datore di lavoro non effettua la denuncia entro i termini (2 giorni dall’evento, o 24 ore in caso di infortunio grave o morte), incorre in sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, penali. Il lavoratore può comunque:
- inviare personalmente la denuncia diretta all’INAIL, allegando il certificato medico;
- rivolgersi a un patronato o al proprio medico curante per l’assistenza nella procedura.
L’omissione della denuncia non pregiudica il diritto del lavoratore alla prestazione, ma può rallentare l’erogazione delle somme.
Gli importi INAIL vengono aggiornati ogni anno?
Sì. Gli indennizzi per danno biologico e le rendite vengono aggiornati annualmente sulla base dell’indice ISTAT dell’inflazione. L’ultimo aggiornamento è stato disposto dal Decreto Ministeriale 85/2025, con una rivalutazione dello 0,8% a partire dal 1° luglio 2025.
Nel 2026, tali valori restano confermati, salvo ulteriori adeguamenti che verranno stabiliti con decreto ministeriale entro il secondo semestre dell’anno.
È sempre consigliabile consultare le tabelle INAIL aggiornate pubblicate sul sito ufficiale dell’ente per conoscere gli importi esatti delle prestazioni.
È possibile ricevere un risarcimento aggiuntivo rispetto a quello INAIL?
Sì. Se l’infortunio è causato da colpa, omissione o negligenza del datore di lavoro o di terzi, il lavoratore può chiedere un risarcimento civile aggiuntivo, noto come “danno differenziale”. Questo indennizzo serve a coprire le voci di danno non comprese nelle prestazioni INAIL, come:
- danno morale o psicologico;
- perdita di reddito futuro;
- peggioramento delle condizioni di vita.
La richiesta deve essere presentata tramite un’azione civile autonoma, anche mentre si percepiscono le prestazioni INAIL.
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