Che giorno del mese viene pagato lo stipendio?

Ilena D’Errico

2 Giugno 2026 - 23:09

Lo stipendio puntuale e corretto è un diritto inviolabile del lavoratore dipendente, ma quand’è che deve essere pagato? Ecco cosa prevede la legge.

Che giorno del mese viene pagato lo stipendio?
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Molte persone credono che il giorno di pagamento dello stipendio sia sempre lo stesso, una data fissa stabilita a livello nazionale. Eventuali differenze vengono quindi interpretate come tollerabili eccezioni, magari supportate dal comune accordo, anche quando in realtà sono perfettamente legittime. Con il proseguire della vita lavorativa, soprattutto quando si cambia datore di lavoro, e confrontandosi con altri dipendenti ci si rende conto però che le variabili sono troppe. Qualcuno viene pagato alla fine del mese, altri a metà, intorno al 15, altri ancora entro un intervallo temporale di qualche giorno (per esempio tra il 10 e il 15), ma come si fa a sapere qual è il giorno giusto e quando lo stipendio è effettivamente in ritardo? Ecco quali sono le regole.

Che giorno del mese viene pagato lo stipendio?

Innanzitutto, è bene precisare che non esiste un giorno fisso del mese in cui deve essere pagato lo stipendio, quantomeno non a livello nazionale. La legge italiana non prevede una data, limitandosi a prescrivere una cadenza periodica dei pagamenti. Quasi tutti i lavoratori dipendenti sono pagati mensilmente, ma nemmeno questo aspetto è imposto dalla legge. Il requisito della periodicità sarebbe rispettato anche con il pagamento settimanale o bimestrale, per esempio, solo che soluzioni di questo genere sarebbero molto meno pratiche e utili. Per individuare i termini di pagamento dello stipendio il Codice civile rimanda agli usi locali e alla contrattazione, sia collettiva che individuale.

Gli usi locali oggi non influiscono molto sulla data della retribuzione, anche se influiscono comunque sulla contrattazione collettiva e individuale, proprio in ragione delle comuni esigenze e abitudini. I contratti collettivi intervengono sia sulla cadenza che sulla data ultima per il pagamento delle retribuzioni, principalmente per uniformare le regole e semplificare i contratti di lavoro. Il vuoto normativo viene quindi colmato quasi sempre dai Ccnl, che in genere prevedono il pagamento mensile entro i primi 10 o 15 giorni del mese successivo a quello di riferimento. Nel settore pubblico, invece, le scadenze vanno per lo più dal 22 al 27.

Esistono comunque delle differenze importanti tra i diversi settori, oltre alla parte dedicata al contratto individuale, che individua regole ancora più specifiche entro i limiti del Ccnl applicato, quando presente. Per esempio, il Ccnl del Terzo settore fissa come scadenza il giorno 12 del mese successivo. L’azienda può prevedere nel contratto di assunzione, ma anche nel proprio regolamento interno o come prassi, che gli stipendi siano pagati tra il 5 e il 12 del mese.

Quando devo ricevere lo stipendio

Alcuni datori di lavoro pagano lo stipendio sempre con un paio di giorni di anticipo, altri sistematicamente in ritardo adducendolo ai tempi di ricezione del bonifico. C’è però un elemento a cui bisogna fare molta attenzione in proposito, perché la data di pagamento deve essere intesa come materiale disponibilità della retribuzione. In altre parole, se il contratto prevede che lo stipendio sia pagato entro il 15, allora quel giorno il bonifico dovrà esser stato accreditato. Il pagamento, peraltro, può avvenire esclusivamente con mezzi tracciabili (fatta eccezione per i collaboratori domestici, anche se gli strumenti tracciabili restano preferibili).

È quindi dovere del datore di lavoro organizzarsi affinché lo stipendio sia disponibile per il personale entro le scadenze pattuite, per quanto la differenza di qualche giorno, specialmente se sporadica, sia tollerabile. Per fugare ogni dubbio è opportuno consultare i contratti di riferimento, eventualmente chiedendo un parere sindacale. I dipendenti hanno infatti diritto al pagamento puntuale dello stipendio, tant’è che il ritardo sistematico o comunque grave, come il mancato pagamento, possono integrare giusta causa di dimissioni. Si ricorda inoltre che contestualmente il datore di lavoro deve rendere disponibile per la consultazione la busta paga.

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