Che fine fanno i soldi delle multe?

Emanuele Di Baldo

24/01/2018

Dove vanno a finire i soldi delle contravvenzioni e, soprattutto, chi li utilizza e come? In realtà, non c’è una risposta univoca. Ecco cosa sappiamo in base alle regole stabilite dal Codice della Strada.

Che fine fanno i soldi delle multe?

È una domanda che quasi tutti si sono posti almeno una volta, davanti al verbale infilato sotto il tergicristallo o alla raccomandata che notifica un eccesso di velocità rilevato da un autovelox. Prima ancora di chiedersi se conviene pagare in misura ridotta o presentare ricorso, la curiosità è un’altra: dove finiscono quei soldi?

Il Codice della strada risponde in modo netto: i proventi delle sanzioni spettano all’ente da cui dipende chi ha effettuato l’accertamento. Se la violazione è contestata da un organo dello Stato, l’incasso va allo Stato; se a rilevarla è la polizia locale, il denaro finisce nelle casse del Comune. Ma la vera partita si gioca dopo, perché quelle somme non sono entrate libere: sono entrate vincolate, che la legge obbliga a reinvestire in sicurezza stradale.

In questo articolo vediamo nel dettaglio a chi vanno i soldi delle multe, come devono essere spesi, quanto incassano davvero i Comuni italiani e - soprattutto - come ogni cittadino può verificare in prima persona l’utilizzo di quelle risorse.

A chi vanno i soldi delle multe?

La destinazione degli incassi derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie è disciplinata da due norme che vanno lette insieme: l’articolo 208 e l’articolo 142 del Codice della strada (d.lgs. 285/1992).

Il comma 1 dell’articolo 208 stabilisce che i proventi delle multe sono devoluti allo Stato quando le violazioni sono accertate da funzionari, ufficiali e agenti dello Stato, nonché da funzionari e agenti delle Ferrovie dello Stato o delle ferrovie e tranvie in concessione.

Gli stessi proventi sono invece devoluti a regioni, province e comuni quando le violazioni sono accertate, rispettivamente, da funzionari, ufficiali e agenti di quegli enti. In pratica: la multa elevata dalla Polizia Stradale in autostrada segue un percorso diverso da quella elevata dalla polizia municipale in centro città.

Il comma 2 e il comma 4 del medesimo articolo indicano poi come devono essere impiegate le somme, sia nel caso in cui spettino allo Stato sia quando restino agli enti locali. A queste regole si aggiunge la disciplina speciale dell’articolo 142 per le multe rilevate con autovelox e dispositivi di controllo a distanza.

A chi sono destinati i soldi delle multe riscossi dallo Stato?

Per la quota statale, il comma 2 dell’articolo 208 individua tre canali di destinazione:

  • 80% del totale annuo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, per studi, ricerche e campagne di comunicazione sulla sicurezza stradale, anche attraverso il CCISS, per finalità di educazione stradale e per l’assistenza e la previdenza del personale di Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia penitenziaria e Corpo forestale dello Stato. Resta fermo il finanziamento delle attività legate al Piano nazionale della sicurezza stradale;
  • 20% del totale annuo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Dipartimento per i trasporti terrestri, per studi, ricerche e attività divulgativa sulla sicurezza del veicolo;
  • 7,5% del totale annuo al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - Dipartimento per i servizi per il territorio, per promuovere l’insegnamento dell’educazione stradale nella scuola pubblica e privata e per l’organizzazione dei corsi finalizzati al certificato di idoneità alla guida dei ciclomotori.

Le percentuali non si riferiscono all’intero gettito ma al «totale annuo» definito ai sensi della legge 190/1991: è il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con i Ministri dell’Economia, dell’Interno e dell’Istruzione, a determinare ogni anno le quote effettive da destinare a ciascuna finalità.

Esiste inoltre un canale dedicato: il comma 2-bis prevede che gli incrementi delle sanzioni disposti dall’articolo 195, comma 2-bis, confluiscano in un apposito capitolo di bilancio destinato al Fondo contro l’incidentalità notturna.

Sul fronte della trasparenza, il comma 3-bis impone ai ministeri competenti di trasmettere ogni anno al Parlamento, entro il 31 marzo, una relazione sull’utilizzo delle quote dell’anno precedente.

A chi sono destinati i soldi delle multe riscossi dagli enti locali?

Qui si concentra la parte più rilevante del gettito, ed è anche la più discussa. Il comma 4 dell’articolo 208 stabilisce che una quota pari al 50% dei proventi spettanti a regioni, province e comuni è vincolata per legge e va destinata:

  • in misura non inferiore a un quarto della quota: a interventi di sostituzione, ammodernamento, potenziamento, messa a norma e manutenzione della segnaletica delle strade di proprietà dell’ente;
  • in misura non inferiore a un quarto della quota: al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni, anche mediante l’acquisto di automezzi, mezzi e attrezzature dei Corpi e dei servizi di polizia provinciale e municipale;
  • la parte restante: ad altre finalità connesse al miglioramento della sicurezza stradale, cioè manutenzione delle strade di proprietà dell’ente, installazione e manutenzione delle barriere, sistemazione del manto stradale, redazione dei piani urbani del traffico previsti dall’articolo 36, interventi a tutela degli utenti vulnerabili (bambini, anziani, disabili, pedoni, ciclisti, conducenti di ciclomotori e motocicli), corsi di educazione stradale tenuti dalla polizia locale nelle scuole, misure di assistenza e previdenza per il personale e interventi a favore della mobilità ciclistica.

Il riferimento agli «utenti vulnerabili», che ha sostituito la precedente formula «utenti deboli» ed è stato esteso ai conducenti di ciclomotori e motocicli, è stato introdotto dalla legge 25 novembre 2024, n. 177, la riforma del Codice della strada.

L’altro 50% resta invece nella disponibilità dell’ente, che però - lo precisa il comma 5 - ha la facoltà di destinare anche quella quota, in tutto o in parte, alle stesse finalità del comma 4. Sono regioni, province e comuni a stabilire annualmente, con delibera di giunta, la ripartizione interna delle somme vincolate.

Il comma 5-bis allarga ulteriormente il ventaglio: la quota della lettera c) può finanziare assunzioni stagionali a progetto e forme flessibili di lavoro, progetti di potenziamento dei controlli per la sicurezza urbana e stradale, servizi notturni e prevenzione della guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, oltre all’acquisto di mezzi e attrezzature per la polizia locale e per finalità di protezione civile.

Autovelox: la regola del 50 e 50 tra ente accertatore ed ente proprietario

Per le sanzioni derivanti dal superamento dei limiti di velocità accertato con apparecchi di rilevamento automatico vale una disciplina autonoma, contenuta nell’articolo 142.

Il comma 12-bis prevede che quei proventi siano attribuiti in misura pari al 50% ciascuno all’ente proprietario della strada su cui è avvenuto l’accertamento (o all’ente che ne esercita le funzioni) e all’ente da cui dipende l’organo accertatore. La regola non si applica alle strade in concessione.

Il comma 12-ter vincola quelle somme a interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali - segnaletica, barriere e relativi impianti compresi - e al potenziamento delle attività di controllo e accertamento, incluse le spese di personale nei limiti della normativa sul contenimento della spesa pubblica. Gli enti, inoltre, devono impiegare le risorse nella regione in cui sono stati effettuati gli accertamenti.

Rendicontazione obbligatoria: cosa rischia chi non dichiara

Il meccanismo di controllo è affidato al comma 12-quater dell’articolo 142. Ogni ente locale - comuni, unioni di comuni, province e città metropolitane - deve trasmettere in via informatica al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Ministero dell’Interno, entro il 31 maggio di ogni anno, una relazione che indica l’ammontare complessivo dei proventi di propria spettanza (sia quelli dell’articolo 208, comma 1, sia quelli dell’articolo 142, comma 12-bis) risultante dal rendiconto approvato nello stesso anno, insieme all’elenco degli interventi realizzati e agli oneri sostenuti per ciascuno di essi.

Le conseguenze dell’inadempimento non sono simboliche: la percentuale dei proventi spettanti ai sensi del comma 12-bis è ridotta del 90% annuo nei confronti dell’ente che non trasmette la relazione o che utilizza le somme in modo difforme dalle finalità previste. La riduzione si applica per ciascun anno in cui viene riscontrata la mancanza e le inadempienze rilevano ai fini della responsabilità disciplinare e per danno erariale, con segnalazione al procuratore regionale della Corte dei conti.

A questo si aggiunge un obbligo di trasparenza introdotto dal decreto-legge 121/2021, convertito con modificazioni dalla legge 156/2021: entro trenta giorni dalla trasmissione, ogni ente locale deve pubblicare la relazione in un’apposita sezione del proprio sito internet istituzionale. Dal 1° luglio 2022, a sua volta, il Ministero dell’Interno pubblica sul proprio portale le relazioni ricevute.

Quanto incassano i Comuni italiani dalle multe

I numeri aiutano a capire la dimensione del fenomeno. Secondo l’elaborazione di Facile.it su dati Siope - il Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici - aggiornati al 26 marzo 2026, nel 2025 i Comuni italiani hanno incassato 1,77 miliardi di euro da multe e sanzioni per violazioni del Codice della strada: 12 milioni in più rispetto al 2024 (+1%), ma il 23% in più rispetto al 2022, quando il totale si fermava a 1,4 miliardi.

La graduatoria per valori assoluti è dominata dai grandi centri: Milano guida con 178,6 milioni di euro, pur registrando un calo del 13% sull’anno precedente, seguita da Roma con circa 132 milioni, poi Firenze e Torino. I primi dieci Comuni da soli hanno raccolto quasi 630 milioni di euro, oltre un terzo del totale nazionale.

Il quadro cambia radicalmente se si guarda al gettito pro capite, calcolato come rapporto tra proventi e residenti: in questa classifica Firenze è prima con circa 202 euro per abitante, seguita da Siena (180 euro) e Milano (130 euro). Si tratta però di un indicatore da leggere con cautela, perché le sanzioni non colpiscono soltanto i residenti: nelle città d’arte e nei nodi di pendolarismo il contributo di turisti e automobilisti di passaggio è considerevole.

Il dato più sorprendente riguarda i piccoli comuni. Limitando l’analisi agli enti con meno di 1.000 abitanti, in testa c’è Carrodano (La Spezia, 465 abitanti) con quasi 770.000 euro incassati nel 2025, seguito da Pettoranello del Molise (Isernia, 446 abitanti) con oltre 641.000 euro e da Colle Santa Lucia (Belluno, 346 abitanti) con circa 628.000 euro. In questi casi il peso è quasi sempre riconducibile alla presenza di autovelox su arterie ad alta percorrenza.

Dove finiscono davvero i soldi delle multe

Che la legge imponga un vincolo non significa che il vincolo sia sempre rispettato, e da anni il tema è oggetto di attenzione parlamentare.

Nella seduta della Camera dei Deputati del 13 dicembre 2023, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha riferito i dati relativi al 2022: a fronte di un gettito complessivo stimato in circa 2,7 miliardi di euro, su 8.070 comuni ne risultavano inadempienti 685, insieme a 5 amministrazioni provinciali, mentre 169 avevano presentato relazioni incomplete. Il Ministro ha annunciato l’estrazione di un campione tra gli enti adempienti per verificare la conformità dell’impiego dei proventi alle finalità del Codice della strada - manutenzione e ammodernamento stradale, non spesa corrente - e la segnalazione degli enti inadempienti alle procure regionali della Corte dei conti.

Un’idea di come vengano concretamente spese quelle risorse arriva da uno studio pubblicato nel 2023 dall’Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale insieme all’Associazione Lorenzo Guarnieri, che ha analizzato l’impiego dei ricavi da sanzioni nelle 14 principali città italiane con più di 200.000 abitanti per gli anni 2021 e 2022. Dall’analisi emerge che la voce più consistente è la manutenzione stradale (19%), seguita dall’illuminazione pubblica (14%) e dal potenziamento dei controlli su strada, con oltre 32 milioni di euro pari a circa il 14% degli incassi considerati.

Molto più esigue le somme destinate agli obiettivi che le associazioni considerano prioritari: poco più di 82.000 euro all’educazione stradale, pari allo 0,027% del totale, e circa 2 milioni di euro agli utenti deboli della strada. Nello stesso periodo, secondo lo studio, 288.836 euro sono stati impiegati per l’acquisto di armi, armeria e lezioni di tiro (a Napoli, Padova e Venezia), oltre 4 milioni per le rimozioni e 41 milioni per coprire spese di bollette energetiche, principalmente nel Comune di Milano.

Come verificare dove vanno i soldi delle multe nel proprio Comune

La domanda iniziale, oggi, ha una risposta verificabile. Grazie all’obbligo di pubblicazione introdotto nel 2021, chiunque può consultare la relazione annuale sui proventi del proprio Comune nella sezione dedicata del sito istituzionale dell’ente, dove sono indicati l’ammontare incassato, gli interventi realizzati e i relativi oneri. Le stesse relazioni sono inoltre raccolte e pubblicate dal Ministero dell’Interno sul portale della Finanza Locale.

Il criterio per leggerle è semplice ed è quello suggerito dalle associazioni delle vittime della strada: verificare se, nella propria città, esiste un equilibrio ragionevole tra il numero di sanzioni elevate e la qualità della manutenzione stradale, della segnaletica e degli interventi di sicurezza. Perché è esattamente il collegamento tra questi due elementi - incasso e reinvestimento - a giustificare, sul piano giuridico prima ancora che politico, il vincolo di destinazione previsto dall’articolo 208 del Codice della strada.

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