Il vento a favore delle azioni cinesi appare, a prima vista, molto convincente.
Le imprese della Repubblica Popolare sono spesso sottovalutate e vantano flussi di cassa e profitti superiori rispetto ai concorrenti globali.
Ad esempio, Tencent ha registrato un margine operativo del 29% nel 2024, superiore a molti giganti tecnologici americani, mentre CATL ha mantenuto un flusso di cassa libero superiore a 10 miliardi di dollari.
Alcuni dei titoli più grandi e amati dagli investitori internazionali, come il colosso tecnologico Tencent e il produttore di batterie Contemporary Amperex Technology (CATL), hanno chiuso il 2024 con guadagni a doppia cifra, alimentati dalle aspettative che Pechino prenda finalmente misure più decise per stimolare la crescita.
Tuttavia, il quadro positivo è anche estremamente precario. Lunedì, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha inserito Tencent e CATL — con un valore di mercato combinato di 640 miliardi di dollari — in una lista di aziende accusate di collaborare con l’esercito cinese. Entrambe le società hanno smentito i legami, e Tencent ha definito la decisione un “chiaro errore”.
A prima vista, questa inclusione non ha conseguenze materiali immediate, a differenza di altre liste redatte dal Tesoro o dal Dipartimento del Commercio statunitense, che limitano l’accesso agli investimenti o ai prodotti americani. Inoltre, la presenza in queste liste non è necessariamente permanente. Un esempio recente è Megvii, sviluppatore di software per il riconoscimento facciale, rimosso dalla lista del Pentagono nonostante sia ancora inserito nell’elenco del Dipartimento del Commercio, che dal 2019 gli vieta l’acquisto di beni statunitensi.
Nonostante l’assenza di sanzioni dirette, il solo rischio reputazionale ha provocato una fuga degli investitori. Le azioni Tencent hanno perso fino al 7% a Hong Kong martedì, una cattiva notizia per gli indici di riferimento che includono i titoli cinesi. Tencent, da sola, pesa per oltre il 16% nell’indice MSCI China, mentre CATL rappresenta circa il 6%. Per CATL, l’inserimento nella lista solleva domande scomode per Ford (F.N), che sta costruendo uno stabilimento di batterie con tecnologia concessa in licenza dalla società cinese.
Il rischio per le azioni cinesi potrebbe allargarsi ulteriormente. Dopo gli interventi massicci delle autorità nel 2024 per sostenere i mercati — interventi come l’allentamento delle regole sul margine di credito e l’iniezione di liquidità attraverso la Banca Popolare Cinese — che hanno fatto salire il CSI 300 di oltre il 15% nell’anno — il primo gennaio 2025 ha visto l’indice perdere più del 5%, tra rinnovate preoccupazioni sulla crescita economica mentre il presidente Donald Trump si prepara a entrare in carica.
Per i gestori di fondi che hanno aumentato l’esposizione ai titoli cinesi durante il rally dello scorso anno, il rischio di ripensare le loro strategie è ormai evidente. L’investimento sul trend rialzista potrebbe rivelarsi più complicato e rischioso del previsto, soprattutto se le tensioni geopolitiche continueranno a crescere e nuove aziende strategiche saranno incluse in liste restrittive.