Mentre Xi Jinping va in visita a Washington, l’economia cinese mostra sempre più i segni del proprio squilibrio.
La Cina ha chiuso il 2025 con un record di investimenti diretti all’estero e attraversa il 2026 con una domanda interna che non riparte. I dati diffusi nelle ultime settimane da Pechino descrivono un’economia in cui le imprese spostano capacità produttiva oltre confine mentre consumi, investimenti e conti pubblici perdono slancio. Secondo il bollettino annuale del ministero del Commercio, dell’Ufficio nazionale di statistica e dell’amministrazione dei cambi, gli investimenti diretti netti in uscita hanno toccato 213,58 miliardi di dollari, l’11,1% in più rispetto al 2024, superando il picco del 2016.
Con l’11,5% dei flussi mondiali calcolati dall’Unctad la Cina torna seconda al mondo, ma con una composizione profondamente cambiata, visto che le acquisizioni transfrontaliere sono scese del 40,3% a 15,34 miliardi, il livello più basso dal 2008, e valgono appena il 6,4% dei flussi contro oltre il 20% degli anni precedenti al 2019.
I controlli sulla sicurezza nazionale introdotti da Stati Uniti e Unione europea hanno chiuso le porte alle grandi operazioni nelle economie avanzate. Gli investimenti verso gli Stati Uniti sono crollati del 71,3% a 1,91 miliardi, quelli verso l’Europa sono cresciuti del 4,4%, meno della media, mentre l’Asia ha raccolto l’82,9% del totale. Anche in Asia emergono frizioni, perché i flussi verso i paesi Asean sono calati del 10,4% per effetto delle misure contro le triangolazioni commerciali, e quelli verso l’Africa del 31,8%. Crescono invece i servizi informatici e il software, saliti dell’88,3% oltre i 10 miliardi sulla spinta dell’intelligenza artificiale. Le fabbriche cinesi all’estero lavorano sempre più come centri di assemblaggio alimentati da componenti e macchinari spediti dalla madrepatria e nel 2025 hanno generato 234,3 miliardi di dollari di esportazioni cinesi. Niente male!
Dal 1° luglio un regolamento del Consiglio di Stato disciplina per la prima volta questi investimenti, con l’obiettivo di proteggerli da sanzioni e sequestri e di mantenerli coerenti con la sicurezza industriale nazionale. Ad agosto le vendite al dettaglio in Cina sono cresciute appena dello 0,4% su base annua, sotto le attese dello 0,7% e in calo rispetto allo 0,6% di luglio. Pesa soprattutto l’auto, con vendite giù del 18,5% dopo l’esaurimento degli incentivi alla rottamazione, mentre la ristorazione rallenta all’1,1% e i gioielli perdono il 17,5%. I nuovi sussidi sostengono solo alcune voci, come elettrodomestici (+2,3%) e apparecchi per le telecomunicazioni (+27,3%).
Investimenti fissi e conti pubblici
Nei primi otto mesi gli investimenti fissi sono diminuiti del 7,2%, peggio del -6,7% di gennaio-luglio. L’immobiliare cede il 19,9%, la manifattura il 2,3% e le infrastrutture il 4%, frenate dalla carenza di progetti e dalla lentezza nell’emissione delle obbligazioni speciali degli enti locali. Gli investimenti privati scendono del 10,1% (6,4% al netto del mattone) e l’unica voce in crescita resta la proprietà intellettuale, +9,2%, pari al 15,2% del totale.
Sui conti pubblici la debolezza della domanda cinese si vede con chiarezza. Le entrate di bilancio di agosto, circa 1.300 miliardi di yuan, sono cresciute del 4,7%, ben sette punti meno di luglio, con l’Iva interna salita del 4% per effetto della deflazione dei prezzi alla produzione e l’imposta sui consumi in calo del 14%. La spesa è scesa dello 0,1% e da gennaio ad agosto è stato impiegato il 60,5% del budget annuo, secondo valore più basso degli ultimi cinque anni, mentre gli interessi sul debito sono aumentati del 5,4%. Le entrate dalla vendita di terreni, base delle finanze locali, sono diminuite del 12,6% ad agosto e i fondi governativi fuori bilancio perdono il 19% da inizio anno.
Il mercato del lavoro
Sul mercato del lavoro la disoccupazione giovanile urbana (16-24 anni, studenti esclusi) è salita ad agosto al 18,9%, massimo da quando nel 2024 è stata adottata l’attuale metodologia, mentre il tasso generale è al 5,3%. L’Ufficio di statistica attribuisce l’aumento all’ingresso stagionale dei neolaureati.
Può essere, e in ogni caso sguazzare nelle statistiche ufficiali cinesi non porta sempre quella chiarezza ricercata. Di sicuro, lo squilibrio cinese, con un’economia led con deflazione in patria, si fa ancora più macroscopico. Si avvicina il momento in cui in qualche modo ci sarà un aggiustamento, ed è possibile che l’incontro tra Xi Jinping e Donald Trump sia un passo in questa direzione. A farne le spese, quasi certamente, sarà l’Europa.