Per due anni una miniera che perdeva soldi a ogni tonnellata estratta ha contribuito a tenere in ginocchio il mercato mondiale del litio. È Jianxiawo, giacimento di lepidolite nella provincia cinese del Jiangxi, che CATL, il più grande produttore di batterie al mondo, comprò all’inizio del 2022 per poco più di 130 milioni di dollari, prezzo da saldo spiegato dal fatto che sulla carta il sito era censito come cava di argilla per ceramica. A ricostruirne la storia è un’analisi dell’Oxford Institute for Energy Studies firmata da Mark Beveridge e Ahmed Mehdi, uscita mentre il mercato si interroga sulla riapertura della miniera, chiusa nell’agosto 2025 alla scadenza della licenza.
Una miniera in perdita comprata per sicurezza
Tutto comincia nel 2022, quando il carbonato di litio in Cina superò gli 80.000 dollari la tonnellata, dieci volte il livello di inizio 2021, e CATL scoprì quanto fosse fragile la sua dipendenza dai fornitori australiani e sudamericani. Secondo ogni parametro minerario Jianxiawo era un pessimo affare, con costi vicini ai 13.000 dollari per tonnellata equivalente che la collocavano in cima alla curva mondiale. A CATL interessava però altro, cioè un flusso sicuro di materia prima verso le proprie fabbriche. Al picco del 2024 la miniera copriva il 18% del fabbisogno del gruppo e quasi il 5% dell’offerta globale.
Il 5% che ha allungato l’inverno del litio
Quando i prezzi scesero sotto i costi di Jianxiawo, alla fine del 2023, la produzione andò avanti lo stesso. Quel 5% di offerta indifferente al prezzo impedì al mercato di trovare il suo equilibrio e allungò quello che gli operatori chiamano l’inverno del litio. Nel novembre 2024 il fondatore Robin Zeng lo ammise quasi apertamente, spiegando che la miniera aveva già svolto il suo compito facendo scendere il prezzo.
La guerra dei prezzi sulle celle
Il litio a buon mercato alimentò una guerra dei prezzi sulle celle in cui vince chi ha le fabbriche piene, e CATL lavorava oltre il 70% della capacità mentre diversi concorrenti arrancavano attorno al 50%. Le perdite sul fronte minerario erano coperte dai guadagni sulle batterie e il margine operativo del gruppo salì dal 13% del 2023 a oltre il 20% nel 2025, mentre Samsung SDI finiva in rosso e LG Energy Solution restava inchiodata a pochi punti.
Perché oggi la leva di Jianxiawo non basta più
Con i volumi di oggi quella leva ha perso quasi tutta la sua forza. Anche a pieno regime Jianxiawo coprirebbe circa l’11% del fabbisogno di CATL, ormai oltre le 700.000 tonnellate, e appena il 3% di una domanda mondiale destinata quasi a triplicare entro il 2030, mentre il calendario della riapertura resta incerto.
CATL ha creato ad aprile una divisione mineraria con 4,4 miliardi di dollari di dotazione e soprattutto si è spostata a valle, verso i sistemi di accumulo, l’alimentazione dei data center per l’intelligenza artificiale e il noleggio delle batterie per i camion. Più i profitti arrivano da lì, meno il gruppo ha bisogno di litio a prezzi stracciati.
La carta del sodio
Secondo l’OIES la partita decisiva si gioca ormai dal lato della domanda e porta il nome del sodio. Ad aprile CATL ha firmato con HyperStrong un contratto da 60 GWh in tre anni di batterie al sodio, che di litio non ne contengono affatto. I volumi attuali pesano meno dell’1% del mercato, però entro il 2030 il sodio potrebbe conquistare fra il 10% e il 20% dell’accumulo stazionario e sottrarre al litio una quota di domanda paragonabile a quella che Jianxiawo controllava sul fronte dell’offerta.
Se il litio tornasse a impennarsi, chi compra sistemi di accumulo potrebbe passare al sodio, e CATL, primo produttore su larga scala, deciderebbe in buona parte tempi e dimensioni di quel passaggio.
Dal pavimento al soffitto del mercato
Per i produttori di litio la fine dell’era Jianxiawo è una buona notizia a metà. CATL ha oggi tutto l’interesse a vedere prezzi abbastanza alti da finanziare nuove miniere, però con il sodio si è costruita anche un tetto. Il litio rischia così di restare chiuso in una forchetta disegnata a Ningde, dove un’azienda sola, dopo aver fissato il pavimento del mercato con una cava d’argilla, si prepara a fissarne il soffitto.