Un conto è l’utilizzo per motivi di lavoro, un altro quello per ragioni personali: più o meno innocue, come richiedere pareri su shopping e vacanze, o delicate come un consulto su questioni di salute. Dal lancio di ChatGPT a oggi sono passati poco più di tre anni, eppure il rapporto tra l’Intelligenza Artificiale e chi la usa è già molto stretto..
L’utenza è in crescita costante: oggi circa una persona adulta su sei nel mondo utilizza strumenti di IA generativa. «Un traguardo notevole per una tecnologia che solo da poco è diventata di uso comune», sottolinea un recente report realizzato da un think tank di Microsoft specializzato nell’analisi dell’impatto dell’AI nel mondo del lavoro. Naturalmente anche l’Italia è coinvolta in questa ondata, con delle peculiarità. Utilizziamo l’AI per lavorare, imparare o risolvere problemi molto meno rispetto ad altri Paesi europei, anche se per alcune questioni abbiamo già eletto i chatbot a nostri fidati consiglieri.
Cosa dice lo studio
Lo studio, dal titolo Global AI Adoption in 2025, misura la diffusione degli strumenti basati sull’AI tra la popolazione in età lavorativa. Si tratta di stime ricavate da dati Microsoft (aggregati e anonimi), tenendo conto delle differenze nelle quote di mercato dei sistemi operativi, dell’accesso a Internet e della popolazione dei vari Paesi considerati.
Secondo l’analisi, nel secondo semestre 2025 il 27,8% degli italiani nella fascia attiva della popolazione ha utilizzato l’IA generativa, in crescita di due punti percentuali rispetto ai primi sei mesi dell’anno. Siamo solo al 26esimo posto nella classifica dei Paesi per uso dell’IA, lontanissimi da alcune realtà come gli Emirati Arabi Uniti e Singapore, dove la diffusione è stimata già, rispettivamente, tra il 64% e il 60,9% della popolazione. Ma risultiamo indietro pure rispetto ad altre economie europee, come Francia (44%), Spagna (41,8%) e Regno Unito (38,9%).
Siamo invece molto vicini alla Germania, dove la diffusione è stimata al 28,6% e, forse sorprendentemente, anche agli Stati Uniti, al 28,3%. Il caso degli Usa fa pensare: la leadership nell’innovazione e nelle infrastrutture di fatto non è garanzia di un’ampia adozione degli strumenti di AI tra la popolazione. Emblematico, per i motivi opposti, quello della Corea del Sud, tra i Paesi più in crescita e che ha già implementato l’AI in scuole, luoghi di lavoro e servizi pubblici.
Primi 30 Paesi per utilizzo dell’IA
- Emirati Arabi Uniti: 64,0%
- Singapore: 60,9%
- Norvegia: 46,4%
- Irlanda: 44,6%
- Francia: 44,0%
- Spagna: 41,8%
- Nuova Zelanda: 40,5%
- Paesi Bassi: 38,9%
- Regno Unito: 38,9%
- Qatar: 38,3%
- Australia: 36,9%
- Israele: 36,1%
- Belgio: 36,0%
- Canada: 35,0%
- Svizzera: 34,8%
- Svezia: 33,3%
- Austria: 31,4%
- Corea del Sud: 30,7%
- Ungheria: 29,8%
- Danimarca: 28,7%
- Germania: 28,6%
- Polonia: 28,5%
- Taiwan: 28,4%
- Stati Uniti: 28,3%
- Italia: 27,8%
- Repubblica Ceca: 27,8%
- Bulgaria: 27,3%
- Finlandia: 27,3%
- Giordania: 27,0%
- Costa Rica: 26,5%
Le differenze tra Nord e Sud del mondo
C’è naturalmente una stretta relazione tra la maggiore diffusione dell’IA e il livello di digitalizzazione dei Paesi considerati, a sua volta influenzato dal tipo di economia che rappresentano. Non stupisce quindi che l’AI sia più utilizzata nel cosiddetto Nord Globale. A fine 2025 in Europa, America del Nord e Australia, la diffusione dell’AI è salita al 24,7%, mentre nei Paesi del Sud è indietro, al 16,3%. L’AI si usa maggiormente nelle economie ad alto reddito ed è sempre qui che sta mostrando i tassi di crescita più elevati.
Diffusione dell’IA nel mondo
Diffusione dell'Intelligenza Artificiale nel Nord Globale, Sud Globale e mediamente nel mondo (stime Microsoft)
Come gli italiani usano l’IA
Esclusi pochi casi, come quello americano, l’AI è più diffusa nei Paesi che prima e meglio hanno investito in infrastrutture digitali e formazione. L’Italia, che non brilla su questi punti, sconta una diffusione relativamente bassa dell’AI, complice anche un limitato livello di digitalizzazione delle imprese. Per dirla diversamente, usiamo poco questi strumenti anche perché c’è meno possibilità di sfruttarli sul lavoro: secondo Eurostat, nel 2025 ha utilizzato l’AOO solo il 16,4% delle imprese italiane, contro una media Ue del 19,9%.
Se l’adozione ha ancora ampi margini di crescita, tra gli utenti che già si avvalgono degli assistenti digitali emergono nettamente gli argomenti su cui c’è più interesse. Non è una novità ricercare sintomi e informazioni su patologie e acciacchi vari tramite Google o altri motori di ricerca: secondo un’indagine recente (Salute artificiale – Indagine su come gli italiani cercano, verificano e giudicano online la medicina), oltre nove italiani su dieci cercano informazioni mediche online, ma adesso circa il 43% lo fa anche tramite l’AI generativa.
Tra i ragazzi tra i 15 e i 19 anni, invece, l’AI viene spesso sfruttata come compagnia o confidente. Stando a un sondaggio diffuso da Save the Children, il 42% dei ragazzi italiani ammette di essersi rivolto all’AI per chiedere aiuto in momenti di tristezza, solitudine o ansia, ma anche per ricevere un parere su relazioni, sentimenti, scuola e lavoro.
Fonti