Casapound batte Facebook in tribunale

Il gruppo di Mark Zuckerberg condannato a risarcire il movimento politico italiano per 15mila euro. I dettagli

Casapound batte Facebook in tribunale

Casapound ha appena vinto una causa contro Facebook, condannato a risarcire il movimento politico di estrema destra con una cifra pari a 15mila euro, rimborso che dovrà far seguito alla riattivazione immediata del profilo Facebook ufficiale.

Sono le conseguenze dei provvedimenti presi dal social di Mark Zuckerberg lo scorso 9 settembre, quando giornalisticamente si parlò di sparizione di Casapound dal web.

In quell’occasione infatti la piattaforma procedette ad oscurare il sito del movimento, e furono inoltre chiusi contestualmente centinaia tra profili Facebook e Instagram di esponenti e persone vicine a Casapound, nonché diversi siti web collegati.

Il ricorso della realtà fondata da Gianluca Iannone partì poche ore dopo, e stamattina il tribunale civile di Roma lo ha accolto, condannando Facebook a riattivare il profilo del movimento e garantire un indennizzo di 15mila euro.

Casapound batte Facebook in tribunale

Furono gli stessi militanti a notare per primi, nel pomeriggio dello scorso 9 settembre, come molti tra profili Facebook e Instagram collegati al movimento fossero stati oscurati, inclusa la pagina ufficiale.

La mossa, a detta dei diretti interessati, arrivò senza nessun preavviso da parte del colosso di Zuckerberg, elemento che portò il vicepresidente di Casapound Italia, Simone Di Stefano, a descrivere il tutto come “un abuso”, un’azione fortemente “antidemocratica”.

Ora però, a distanza di circa tre mesi, il tribunale civile di Roma ha stabilito che la compagnia di Zuckerberg dovrà risarcire Casapound per 15mila euro, nonché garantire la riattivazione immediata della pagina ufficiale.

Nella sentenza, il giudice Stefania Garrisi ha motivato l’indennizzo economico evidenziando i disagi seguenti al blocco della pagina:

“Il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso dal dibattito politico italiano, come testimonia il fatto che la quasi totalità degli esponenti politici italiani quotidianamente si trovi ad affidare alla propria pagina Facebook messaggi politici e diffusione di stralci del proprio lavoro quotidiano”.

Dal movimento hanno subito accolto con entusiasmo la notizia, diffusa in primis proprio da diversi esponenti e militanti, mentre Facebook ha rilasciato una brevissima nota in cui ha spiegato che sta valutando con attenzione la decisione del tribunale.

Lo scorso 9 novembre, a poche ore dall’oscuramento, da Menlo Park avevano parlato di una scelta obbligata dagli atteggiamenti mossi dall’odio di Casapound:

“Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri su basi identitarie non possono trovare posto su Facebook e Instagram”.

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