Cartelle esattoriali, le 9 regole d’oro per sapere se devi pagare o no

Patrizia Del Pidio

21 Aprile 2026 - 14:18

In alcuni casi le cartelle esattoriali non vanno pagate. Quali controlli bisogna fare per capire se il pagamento è dovuta e quando spetta una riduzione?

Cartelle esattoriali, le 9 regole d’oro per sapere se devi pagare o no

Quando arriva una raccomanda dall’Agenzia delle Entrate nella maggior parte dei casi si tratta di cattive notizie. Nel leggere il mittente della missiva, infatti, si pensa subito alla richiesta di pagamenti da parte del Fisco, ma se si riceve una cartella esattoriale non sempre il pagamento è dovuto. Il documento che si riceve deve essere analizzato con molta attenzione perché l’agente della riscossione deve rispettare precise regole per fare in modo che la cartella esattoriale non sia considerata nulla.

Come fare a sapere se la cartella ricevuta si deve pagare o no? Ci sono delle regole d’oro da seguire per comprendere se la richiesta avanza è legittima o meno. Ovviamente, se il debito per il quale si richiede il pagamento è inesistente o è già stato saldato il contribuente può presentare un ricorso (in autotutela o giudiziario) entro 60 giorni dalla notifica anche se la notifica non contiene vizi.

Esistono casi in cui per il versamento preteso dalla cartella non è dovuto. Per potersi rifiutare di pagare, però, bisogna conoscere i propri diritti e dimostrare che l’amministrazione tributaria ha commesso un errore formale. Vediamo, quindi, tutto quello che bisogna prendere in considerazione quando si riceve una cartella esattoriale per decidere se deve essere pagata o se si ha diritto a uno sconto su quello che richiede.

Attenzione ai falsi miti sulle cartelle esattoriali

Le notizie che circolano sulle cartelle esattoriali non sempre sono veritiere e a volte si è portati a pensare che il pagamento non sia dovuto anche quando lo è. Proprio per questo motivo raccomandiamo a tutti i contribuenti di consultare sempre un professionista del settore prima di decidere di non pagare una cartella di pagamento poiché se fosse legittima si potrebbe correre il rischio di incappare in pignoramenti, ipoteche o fermi auto.

Ad esempio, fino a qualche tempo fa era credenza comune ritenere che una cartella esattoriale recapitata via Pec fosse valida (e da pagare) solo se contenente un file allegato .p7m, escludendo dall’obbligo dal pagamento tutte le cartelle esattoriali con allegati nel formato .pdf. La Corte di Cassazione con una recente sentenza, però, ha affermato il contrario e se si riceve una cartella esattoriale con un allegato in formato .pdf il pagamento è, in ogni caso, dovuto.

Le regole per non pagare una cartella esattoriale

1) Presenza di un sollecito di pagamento prima della notifica

La prima cosa da verificare è se l’Agenzia delle Entrate è l’ente che vanta il credito ha sollecitato il pagamento del debito prima della notifica della cartella esattoriale.

Prima di ricevere la cartella esattoriale, infatti, al contribuente deve essere arrivata una richiesta di pagamento (anche con avviso bonario) per quello stesso debito: se così non fosse la cartella di pagamento può essere contestata perché quest’ultima non può mai essere il primo atto con cui il contribuente è messo a conoscenza del debito. Si tratta dell’atto iniziale che si chiama atto presupposto. Se l’atto presupposto non è mai stato ricevuto la cartella esattoriale non è legittima perché manca la notifica precedente. In questo caso la cartella esattoriale può essere impugnata.

2) Prescrizione cartella esattoriale

Moltissime cartelle esattoriali contengono debiti vecchi che potrebbero essere prescritti. La prescrizione interviene quando l’ente è stato inerte nelle riscossione del debiti per un determinato arco di tempo trascorso il quale non può più pretendere il pagamento della somma. I termini di prescrizione variano in base alla natura del debito e sono di:

  • 10 anni per le imposte statali;
  • 5 anni per le imposte locali;
  • 3 anni per il bollo auto.

Il cittadino, per sapere se una cartella è prescritta, deve verificare l’ultimo atto notificato: se dalla sua notifica sono passati gli anni che fanno intervenire la prescrizione il debito non va pagato e va cancellato dal giudice.

3) Decadenza cartella esattoriale

Quello che non tutti sanno, poi, è che oltre al termine di prescrizione esiste anche un termine di decadenza per la cartella esattoriale: tra l’iscrizione a ruolo del debito e la notifica della cartella non deve essere passato più di due anni, in caso contrario il Fisco perde il diritto di esercitare il potere impositivo (e chiedere legittimamente le somme al debitore). Anche in questo caso è necessario fare ricorso per l’annullamento della cartella.

4) Causale della cartella esattoriale

Prima di pagare è sempre bene controllare la causale della cartella esattoriale: al contribuente deve sempre essere specificato, quando si richiede un pagamento, a cosa è riferito e a che titolo le somme vengono richieste. Se la causale è troppo vaga e non si riesce a risalire alla motivazione la cartella esattoriale potrebbe non essere legittima.

Questo è un punto su cui la Cassazione è molto severa. Se la cartella si limita a indicare «codice tributo 4001», senza spiegare a quale dichiarazione o anno si riferisca l’errore, il diritto di difesa è leso.

5) Distinzione delle varie voci

La cartella non può mai richiedere una somma da pagare senza distinguere quale importo è riferito al debito e quale a sanzioni e interessi. Al contribuente, inoltre, deve essere chiaro come sono stati calcolati gli interessi e per quali anni. Se questa distinzione e separazione manca la cartella di pagamento può essere impugnata.

6)La notifica è corretta?

Se non avete mai ricevuto la cartella esattoriale è necessario fare degli accertamenti. Per prima cosa è bene controllare se non sia stato lasciato un avviso di giacenza nella cassetta della posta. Nel caso non ci siano avvisi l’Agenzia delle Entrate Riscossione deve mostrare i documenti che provino tutti i passaggi della notifica ovvero:

  • il tentativo di consegna;
  • il deposito presso la Casa Comunale;
  • la ricevuta della seconda raccomandata di notifica.

Se l’Agenzia non riesce a dimostrare che la notifica è avvenuta nel modo corretto il debito può essere annullato.

7)Modalità di ricorso

Da controllare sempre tra le diverse pagine che compongono la cartella esattoriale, se sono indicati modalità e termini entro cui fare ricorso. Se così non fosse l’atto di pagamento resterebbe lo stesso valido e deve essere pagato, ma se si sbagliano le modalità o i tempi del ricorso il giudice dovrà concedere il tempo per rimediare e non si sarà penalizzati dalla mancanza.

8)Quali elementi devono essere presenti nella cartella?

La cartella esattoriale per essere valida deve contenere degli elementi essenziali. Anche se ne manca uno soltanto la cartella può essere impugnata. Gli elementi che non devono mancare sono:

  • intimazione a pagare entro 60 giorni;
  • la data in cui il ruolo è diventato esecutivo;
  • il numero che identifica la cartella;
  • chi è l’ente che vanta il credito;
  • dati anagrafici del debitore;
  • l’anno di riferimento con il relativo importo per ognuna delle voci contenute;
  • l’eventuale numero di rate e scadenza;
  • la motivazione della richiesta (ad esempio “mancato pagamento Imu”);
  • il nome del responsabile del procedimento;
  • se la richiesta si basa su un atto precedente è necessario anche che siano indicati gli estremi della notifica di quest’ultimo.

9)Quando sulla cartella spetta uno sconto

In alcuni casi, anche se il pagamento è dovuto, non è necessario versare tutto l’importo richiesto con la cartella esattoriali e potrebbe spettare anche il “taglio” di parte dell’importo.

Uno dei casi che rientrano in questa fattispecie riguarda la cartella esattoriale di un familiare defunto: in questo caso l’erede è tenuto al pagamento del debito, ma non al pagamento di multe e sanzioni (che non si trasmettono mai agli eredi): si deve chiedere all’Agenzia delle Entrate uno stralcio delle somme riferite a sanzioni e multe per poter pagare solo il debito originario.

Allo stesso modo va considerato che i termini di prescrizione di sanzioni e interessi sono di 5 anni: se il debito contenuto nella cartella ha prescrizione decennale superato il limite dei 5 anni si può chiedere lo stralcio di sanzioni e interessi già prescritti.

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