Ecco cosa può succedere quando un commerciante rifiuta la carta di credito dei clienti.
C’è un bar spagnolo in cui la proprietaria preferisce offrire il caffè o lasciarlo “a credito” piuttosto che accettare pagamenti con bancomat e carte di credito. Una posizione durissima contro i pagamenti tracciabili emersa durante un’intervista di El Español, che ha rapidamente fatto il giro del mondo, trovando consensi, critiche e soprattutto un acceso dibattito. Le polemiche su carte di pagamento, commissioni e contanti vanno avanti da anni e non accennano a smettere neanche ora, quando le alternative a banconote e monete sono più che sdoganate.
Naturalmente, resta mportante non perdere di vista le regole previste dalla legge, indipendentemente dalle proprie opinioni personali. A tal proposito, è utile ricordare che in tutta l’Unione europea i pagamenti con strumenti elettronici e carte devono essere ammessi al pari dei contanti. Chiaramente, se l’alternativa proposta dal commerciante è regalare la consumazione o comunque posticipare il pagamento, ci si trova dinanzi a una situazione spiazzante.
Il cliente non subisce un effettivo disagio e anche dal punto di vista legale e fiscale la situazione si fa meno critica, mentre il commerciante riesce a mandare un messaggio in modo potente. Questo è proprio il motivo per cui la storia del bar spagnolo sta interessando così tanto, senza contare che riprende un concetto spesso elaborato dai clienti che si sentono negare l’uso di un mezzo di pagamento valido: "allora non pago”. Vediamo cosa prevede davvero la legge in proposito.
Caffè gratis pur di negare la carta di credito
Come anticipato e molti già sanno, c’è un bar in Spagna dove la carta di credito non è accettata per i pagamenti. Per questa ragione, la proprietaria è disposta a offrire i caffè o concedere di pagarli “a credito” ai propri clienti, senza obbligare al contante ma imponendolo comunque nei fatti come mezzo di pagamento. Le motivazioni di questa scelta controversa sono le commissioni applicate dagli istituti di credito, non soltanto per l’aspetto economico e i riflessi sui guadagni, ma anche per il principio di base.
Secondo la barista è impensabile che le banche debbano ricevere una percentuale dei guadagni derivanti dal valore altrui. Una vera e propria presa di posizione ideologica, più o meno condivisibile ma sicuramente un efficace veicolo di comunicazione. Si parla nello specifico di una commissione inclusa (mediamente, secondo i dati spagnoli) tra l’1% e il 3% dell’importo, cui aggiungere una spesa fissa mensile dipendente dal contratto, dai servizi e dall’istituto di credito.
Per i commercianti è effettivamente un disagio, ma può essere ricompensato da una migliore gestione della clientela, pensando soprattutto a turisti e clienti occasionali. In ogni caso, questa è la decisione presa dalla proprietaria, forse in segno di protesta.
Se le carte non vengono accettate posso non pagare?
Vediamo cosa succede in Italia, sapendo che ogni esercente e commerciante è obbligato ad accettare la moneta elettronica con Pos, come peraltro è obbligato ad accettare il contante. Non esistono soglie minime di riferimento e non è legale imporre maggiorazioni per disincentivare l’uso di un determinato mezzo di pagamento. L’unico riferimento da tenere a mente sono le soglie massime per i pagamenti in contanti previste annualmente.
I commercianti e i professionisti possono essere sanzionati se non rispettano le regole, ma al di là di questo i clienti a cui viene negato l’uso di uno strumento di pagamento valido e con valuta legale possono effettivamente andare via senza pagare. Ciò non significa che il caffè (o qualsiasi altro prodotto) diventi gratuito, ma semplicemente che è possibile posticipare l’adempimento a un secondo momento. In altre parole, il cliente resta obbligato a corrispondere il prezzo, ma può farlo successivamente. Per esempio, è possibile prelevare contanti, inviare un bonifico e così via.
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