Cosa c’entrano le canne di bambù con le insolvenze di alcuni giganti immobiliari? In teoria un bel niente. Tra questi due estremi non vi è alcun legame concreto. Basta però dare un contesto geografico particolare alla domanda, la Cina, per ottenere imprescindibili connessioni tra la costruzione di nuovi palazzi ed edifici, e l’utilizzo di impalcature sui generis effettivamente utilizzate per realizzare le suddette strutture.
Se siete nella Repubblica Popolare Cinese e vi trovate davanti a un cantiere, infatti, è molto probabile che gli operai impegnati al suo interno si spostino e lavorino in equilibrio su travi di bambù. Succede così in gran parte dell’Asia Orientale, anche in alcune parti della Cina, su tutte Hong Kong, dove pure le impalcature di metallo si stanno facendo strada rapidamente.
Pechino deve tuttavia fare i conti con un duplice problema connesso ai suoi grattacieli. Il primo riguarda l’incendio che ha scosso l’opinione pubblica di Hong Kong, una tragedia costata la vita a decine e decine di persone in un complesso residenziale presumibilmente innescata dalle richiamate impalcature... in bambù. Un materiale da costruzione tradizionale, senza ombra di dubbio resistente e flessibile, ma che le autorità locali stanno progressivamente eliminando per motivi di sicurezza.
Le fiamme – in circostanze ancora da chiarire nel momento in cui scriviamo – hanno devastato i palazzoni di Wang Fuk Court a Tai Po, nei Nuovi Territori settentrionali. Parliamo di un sito composto da otto torri da 31 piani e che ospitano quasi 2.000 appartamenti e circa 4.800 persone.
Il bambù che preoccupa Hong Kong
Hong Kong è uno degli ultimi posti al mondo in cui il bambù è largamente utilizzato per l’edilizia. Gli intricati reticoli di pali legati tra loro da fascette e avvolti attorno a scintillanti grattacieli sono una vista onnipresente in tutta la città. Il motivo è presto detto: il bambù è apprezzato per essere più leggero ed economico delle alternative in metallo. Il suo utilizzo nell’edilizia è anche considerato una forma d’arte a sé stante, con torri di bambù raffigurate nei dipinti su rotolo della dinastia Han risalenti a 2.000 anni fa.
La pianta è abbondante nella Cina meridionale , sebbene la maggior parte dei cantieri edili nella Cina continentale utilizzi ormai impalcature metalliche come standard. Come ha ricordato il Guardian, lo scorso marzo il governo di Hong Kong ha annunciato che avrebbe iniziato a eliminare gradualmente l’uso del bambù a favore dell’acciaio ignifugo per motivi di sicurezza, affermando che il 50% delle opere di edilizia pubblica avrebbe richiesto l’utilizzo di telai metallici.
Oltre a essere ignifugo, il metallo resiste al clima umido di Hong Kong meglio del bambù. Secondo i dati ufficiali, dal 2018 gli incidenti industriali che hanno coinvolto impalcature di bambù hanno causato la morte di 23 persone. Tuttavia, il sindacato dei lavoratori delle impalcature in bambù di Hong Kong e Kowloon ha già dichiarato di opporsi al ritiro del bambù . L’ultimo incendio, poi, solleva ulteriori criticità su una pratica a dir poco controversa.
Nuovi problemi immobiliari?
C’è però ben altro che preoccupa Pechino. Il riferimento è sempre ai palazzi ma l’oggetto non riguarda le impalcature bensì l’economia. Come ha scritto Bloomberg, il mercato immobiliare cinese si sta preparando a un peggioramento della crisi della China Vanke Co. , una società edilizia finanziata dallo Stato che fatica a convincere gli investitori di poter evitare il default nei prossimi mesi (in assenza di segnali più chiari di sostegno da parte del governo).
In passato il più grande costruttore cinese e ora un indicatore delle difficoltà del Paese nel mitigare la crisi del real estate, Vanke ha subito un crollo nei mercati del credito e azionari. Nei giorni scorsi, le obbligazioni locali del costruttore sono calate. Le sue difficoltà evidenziano le sfide più ampie che i politici cinesi devono affrontare, a partire dall’esigenza di bilanciare gli sforzi per rilanciare un mercato immobiliare colpito da insolvenze record da parte delle imprese edili, senza però esagerare nel salvataggio di singole aziende.
Pechino sta in ogni caso valutando nuove misure per risollevare il mercato, come il sussidio agli interessi sui nuovi mutui. “Se i titoli di Vanke dovessero rivelarsi insolventi in questo momento, ciò comprometterebbe l’efficacia delle politiche di salvataggio del governo”, ha però spiegato Li Gen, uno dei fondatori del Beijing G Capital Private Fund Management Center. “Potrebbe accelerare il calo dei prezzi delle case e l’affidabilità creditizia di altri costruttori statali verrebbe messa sotto esame”, ha aggiunto l’esperto.