Cambia tutto per gas, petrolio, carbone dal 2030? Cosa dice l’AIE

Violetta Silvestri

24 Ottobre 2023 - 12:29

Svolta epocale per gas, petrolio, carbone dal 2030? L’AIE prevede il picco di domanda di combustibili fossili tra 10 anni. Cosa significa il cambiamento e cosa sta per accadere al settore energia.

Cambia tutto per gas, petrolio, carbone dal 2030? Cosa dice l’AIE

Combustibili fossili sotto la lente dell’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia): gas, petrolio e carbone stanno per arrivare al picco di domanda, con il 2030 a segnare un anno di svolta per il settore energetico.

Questo prevede nel suo ultimo rapporto l’ente internazionale, secondo il quale sempre più auto elettriche arriveranno sulle strade, mentre l’economia cinese crescerà più lentamente e si sposterà verso energie più pulite.

Il documento, in realtà, contrasta con il punto di vista del gruppo di produttori di petrolio, l’OPEC, che vede la domanda di petrolio in aumento ancora e di molto dopo il 2030, spingendo quindi per onerosi e nuovi investimenti nel settore petrolifero.

La grande sfida economica, industriale, commerciale, ecologica di questi anni è proprio quella energetica. Per questo, il tema è delicato e complesso e non privo di opinioni - e interessi di business - divergenti. In gioco c’è una rivoluzione in un settore cruciale, quello delle fonti di energia e delle materie prime, che sta subendo scosse e cambiamenti epocali.

In questa cornice di profondi mutamenti si colloca il rapporto AIE. Gas, petrolio carbone hanno davvero “gli anni contati”? Cosa può accadere al 2030.

Il 2030 sarà l’anno di svolta per gas, petrolio, carbone. La profezia AIE

Si parla di materie prime necessarie per il settore energetico e, ovviamente, di transizione verso fonti rinnovabili nel documento AIE. La convinzione di fondo è quella sintetizzata dal direttore esecutivo dell’AIE Fatih Birol.

“La transizione verso l’energia pulita sta avvenendo in tutto il mondo ed è inarrestabile. Non è una questione di ’se’, è solo una questione di ’quanto presto’ - e prima è, meglio è per tutti noi.”

È in corso anche un cambiamento trasformativo nel modo in cui il pianeta viene alimentato, con la “fenomenale crescita delle tecnologie energetiche pulite” come l’energia eolica, solare, le pompe di calore e le auto elettriche che giocano un ruolo cruciale, secondo una dichiarazione che accompagna il rapporto World Energy Outlook 2023.

Nel dettaglio, entro il 2030, l’AIE prevede che ci saranno quasi 10 volte più auto elettriche sulle strade di tutto il mondo e ha citato le politiche a sostegno dell’energia pulita nei mercati chiave come un peso sulla futura domanda di combustibili fossili.

Ad esempio, il cambiamento dovrebbe essere visibile e importante almeno tra circa 10 anni. La previsione è che il 50% delle nuove immatricolazioni di auto negli Stati Uniti sarà elettrica nel 2030, rispetto al 12% previsto due anni fa, in gran parte grazie al sostegno economico con l’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti.

L’AIE ritiene inoltre che il ruolo della Cina come fonte chiave di crescita della domanda energetica stia cambiando. Mentre nell’ultimo decennio il dragone ha rappresentato quasi i due terzi dell’aumento del consumo globale di petrolio, lo slancio dietro la sua crescita economica sta diminuendo e il Paese è una “potenza di energia pulita”, afferma il rapporto, aggiungendo che più della metà di auto elettriche vendute nel 2022 è avvenuto in Cina.

Rivoluzione gas, anche per l’Europa: cosa accadrà?

Il settore specifico del gas è sotto i riflettori considerando l’epocale cambiamento di rotte, forniture, uso in corso. E l’Europa in questo ambito è molto coinvolta.

La domanda mondiale di gas naturale sarà addirittura inferiore a quanto previsto fino al 2040 dall’AIE, poiché le energie rinnovabili occuperanno una quota maggiore del mix energetico, mentre la quota di mercato del gas russo è destinata a diminuire.

Per il quarto anno consecutivo, le proiezioni sul consumo di gas sono state abbassate. L’Europa ha tagliato la domanda dopo che la Russia ha ridotto drasticamente i flussi di gasdotti verso la regione lo scorso anno. Nel frattempo, gli Stati Uniti e il Qatar stanno aumentando le forniture di gas naturale liquefatto, contribuendo a mantenere i mercati ben riforniti.

L’AIE prevede ora che la domanda di gas raggiunga il picco in tutti gli scenari previsti entro il 2030, con “poco margine rimanente per la crescita del commercio di gasdotti o di GNL oltre quella data”.

Quello che sta avvenendo al settore del gas è una vera rivoluzione. Il calo di consumo e lo sconvolgimento totale nell’approvvigionamento europeo si affianca alla domanda incerta della Cina. In più, il Gnl e non il gas naturale sta prendendo il sopravvento, mettendo in disparte il ruolo russo di esportatore.

Ci sono opportunità molto limitate per la Russia di assicurarsi mercati aggiuntivi. Si prevede che la quota del Paese di gas scambiato a livello internazionale, che era pari al 30% nel 2021, si dimezzerà entro la fine del decennio nello scenario di base dell’agenzia.

Di conseguenza, secondo l’AIE, anche la spinta della Russia verso l’Asia dovrà affrontare “grandi difficoltà”. All’inizio di questo mese, il colosso russo del gas Gazprom PJSC ha dichiarato di prevedere nel prossimo futuro flussi di gasdotto verso la Cina a livelli simili alle sue spedizioni storiche verso l’Europa occidentale.

La spinta dell’Unione Europea verso le energie rinnovabili – insieme al risparmio di gas da parte delle industrie e delle famiglie – ha contribuito alla riduzione record della regione lo scorso anno, quando il suo consumo è diminuito di 55 miliardi di metri cubi.

Tuttavia, le aziende europee fanno affidamento su contratti Gnl a lungo termine per aumentare la sicurezza energetica, anche se cercano di ridurre le emissioni di gas serra. Tre major – TotalEnergies SE, Shell Plc ed Eni SpA – hanno concluso questo mese accordi di gas della durata di 27 anni con il Qatar, con forniture a Francia, Paesi Bassi e Italia previste oltre il 2050.

Questo può rallentare la rivoluzione verde della transizione.

Perché c’è un allarme combustibili fossili

L’AIE ha anche affermato che, allo stato attuale delle cose, la domanda di combustibili fossili è destinata a rimanere troppo elevata per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi Celsius.

“Ciò rischia non solo di peggiorare gli impatti climatici dopo un anno di caldo record, ma anche di minare la sicurezza del sistema energetico, che è stato costruito per un mondo più fresco con eventi meteorologici meno estremi”, ha affermato l’agenzia in una nota.