Calcolo TFR: formula, tasso di rivalutazione 2022 ed esempi

Simone Micocci

14 Marzo 2022 - 10:03

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Come si calcola l’importo del TFR? Quanto viene maturato ogni anno dal lavoratore? Ecco una guida utile per scoprirlo.

Calcolo TFR: formula, tasso di rivalutazione 2022 ed esempi

È importante conoscere le regole per il calcolo del TFR, il cosiddetto trattamento di fine rapporto, così da poter capire quanto viene accantonato ogni anno dal datore di lavoro per poi liquidarne l’importo complessivo - rivalutato negli anni - al dipendente al momento della cessazione del contratto.

Ma sapere quanto si matura di TFR ogni anno è importante anche per prendere un’altra decisione, ossia quella relativa alla destinazione del trattamento di fine rapporto: c’è chi, infatti, anziché tenere tale emolumento in azienda decide di girarne l’intero importo a un fondo di previdenza complementare, così da poter approfittare di una serie di vantaggi.

Ci sono diversi fattori tuttavia da considerare per calcolare quanto TFR viene maturato ogni mese, o anno. La formula apparentemente può essere anche semplice, tuttavia bisogna considerare la parte relativa alla rivalutazione del TFR, la quale può essere più complicata da comprendere e da calcolare.

Proveremo a semplificare il tutto procedendo per passi e facendo degli esempi, così da aiutarvi a capire quale sarà, seppur in linea di massima, il tesoretto che verrà liquidato al termine del rapporto di lavoro.

Cos’è il TFR?

Come prima cosa è bene ricordare che il TFR - nel linguaggio comune conosciuto anche come liquidazione - è quella somma che il datore di lavoro riconosce al dipendente alla cessazione del rapporto di lavoro, con i tempi per il pagamento che differiscono a seconda del settore di appartenenza (ad esempio a seconda che si tratti di dipendenti pubblici o privati).

Non si tratta però di un “regalo” del datore di lavoro: il TFR, infatti, è la parte di retribuzione del dipendente che viene accantonata ogni mese, per poi essere erogata al momento dello scioglimento del rapporto di lavoro.

Deve essere riconosciuto indipendentemente dalle motivazioni che hanno portato alla cessazione del rapporto di lavoro. Quindi, chi sta per andare in pensione, oppure chi ha un contratto a tempo determinato in scadenza, o anche chi sta riflettendo sulla possibilità di presentare le dimissioni, sarà certamente interessato a scoprire quale sarà l’importo del TFR maturato.

Per capire quanto si prende di TFR bisogna sapere nel dettaglio quali sono i criteri che si applicano per il calcolo; scopriamolo.

Calcolo del TFR: formula ed esempi

La normativa sul TFR ha subito diverse variazioni nel tempo. Introdotto per la prima volta negli anni venti (dalla Carta del Lavoro del 1927) questo fino agli anni ‘80 è stato calcolato in proporzione all’anzianità di servizio del lavoratore.

Conosciuta comunemente come “liquidazione”, infatti, questa si calcolava prendendo come riferimento l’ultima retribuzione percepita dal dipendente, la quale veniva moltiplicata per il numero degli anni di servizio.

Oggi, invece, il calcolo del TFR è disciplinato dall’articolo 2120 del Codice Civile, nel quale si legge che:

In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto a un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.

Quindi, per conteggiare il TFR si somma per ciascun anno di lavoro una quota pari all’importo della retribuzione annua percepita divisa per il coefficiente 13,5.

Esempio pratico

Prendiamo come esempio un lavoratore che ha lavorato per 36 mesi prima di presentare le dimissioni percependo negli anni una retribuzione sempre crescente pari a: 20.000€, 22.000€ e 25.000€ lordi.

Per farsi un’idea di quanto si è maturato negli anni, quindi, bisogna dividere per il coefficiente 13,5 la retribuzione annua, e poi sommare il tutto. Nel dettaglio, avremo che:

  • 20.000/13,5 = 1.481,48€;
  • 22.000/13,5 = 1.629,62€;
  • 25.000/13,5 = 1.851,85€.

Il risultato è che in tre anni è stato accantonato un TFR pari a 4.962,95€. Tuttavia, non sarà questo l’importo effettivamente percepito dal lavoratore dal momento che ci sono altri due fattori da considerare: il tasso di rivalutazione e la tassazione.

Rivalutazione del TFR: formula ed esempi

Per far sì che l’effettivo valore reale del TFR non venga alterato nel tempo, ogni anno sulla quota accantonata si applica un tasso di rivalutazione.

Questo è pari ad un tasso fisso dell’1,5%, al quale si aggiunge una quota variabile pari al 75% dell’aumento dell’inflazione certificato a dicembre dall’Istat rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L’ammontare accumulato nell’ultimo anno, però, non viene rivalutato dal momento che non è oggetto di erosione inflazionistica.

Dal momento che il tasso dell’1,5% è annuale, questo va rapportato al numero di mesi trascorsi dall’inizio dell’anno.

Esempio pratico

Gli importi del TFR, quindi, vengono rivalutati al 31 dicembre di ogni anno. Per vedere in che modo questa rivalutazione incide sull’importo riprendiamo l’esempio precedente, ipotizzando che il rapporto di lavoro sia cessato il 31 dicembre e che negli anni precedenti l’inflazione sia aumentata costantemente nella misura dell’1%.

Le quote accantonate, quindi, sono rivalutate ogni anno per un tasso di rivalutazione del 2,25%, risultato di 1,5% + 0,75% (1%*75%). Il risultato finale è il seguente:

  • rivalutazione per il primo anno di lavoro: 1.481,48*2,25%= 33,33€
  • rivalutazione per il secondo anno di lavoro: 1.629,62€*2,25%= 36,66€
  • nel terzo anno di lavoro, invece, non è prevista alcuna rivalutazione della quota del TFR accantonata.

Ai 4.962,95€ risultanti dal precedente calcolo, quindi, bisogna aggiungere altri 70€ circa, arrivando così a 5.032€. È importante precisare, però, che si tratta di un importo lordo, dal momento che bisogna tener conto della tassazione prevista per il TFR.

Tasso di rivalutazione TFR 2022

Nel dettaglio, per il 2022 il coefficiente di rivalutazione del TFR è pari a 1,01184322; questo si applica su tutte le quote di trattamento di fine rapporto accantonate al 31 dicembre 2021.

È stato l’Istat a darne comunicazione una volta preso atto che l’indice dei prezzi al consumo per il mese di dicembre 2021 è stato pari a 107,7 punti. Ne risulta, dunque, che la percentuale utile per la rivalutazione del trattamento di fine rapporto è pari a 1,184322%.

Tassazione del TFR

La tassazione del TFR è un tema particolarmente complesso; per calcolare il netto dal lordo, infatti, non si applica la tassazione Irpef ordinaria per aliquote e scaglioni previste per l’anno di liquidazione del TFR, bensì un’aliquota media che viene conteggiata prendendo le aliquote Irpef negli anni in cui le singole quote sono state maturate.

Questo avviene per il rispetto del principio dell’equità dell’imposizione fiscale, con il quale si stabilisce che il reddito prodotto su più anni non possa essere tassato con le aliquote di riferimento dell’anno di liquidazione, bensì sulla base di un’aliquota media.

Vista la complessità del procedimento del calcolo del TFR netto dal lordo, abbiamo deciso di trattare l’argomento in una guida specifica (clicca qui), dove trovate tutte le informazioni sulla tassazione del TFR così da farvi un’idea di quanto effettivamente andrete a percepire al momento dello scioglimento del rapporto di lavoro.

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# TFR

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