Tassazione TFR: la guida completa

Tassazione tfr: come funziona? Ecco la guida con le regole principali in materia di tassazione separata della liquidazione (trattamento di fine rapporto o tfr).

Tassazione TFR: la guida completa

La tassazione del trattamento di fine rapporto lavoro (tfr), o più comunemente liquidazione, è un tema particolarmente complesso.

Per calcolare l’importo del TFR netto è necessario innanzitutto applicare al lordo l’aliquota della tassazione separata, così come previsto dall’articolo 17 del TUIR e dall’articolo 2120 del Codice Civile.

Quando parliamo di trattamento di fine rapporto o TFR o liquidazione, ci riferiamo all’importo che ogni lavoratore matura mensilmente e che si può destinare in azienda ovvero ad un fondo pensione.

Come funziona in pratica la tassazione del TFR? All’importo lordo della liquidazione percepita dal datore di lavoro non si applicherà la tassazione Irpef ordinaria per aliquote e scaglioni dell’anno di erogazione della liquidazione, ma un’aliquota media calcolata prendendo come riferimento le aliquote Irpef degli anni in cui è maturato il trattamento di fine rapporto.

Vediamo di seguito un esempio pratico su come funziona la tassazione del TFR e come effettuare il calcolo dell’importo netto partendo dal lordo con l’applicazione dell’aliquota media.

Tassazione TFR: come funziona

Per calcolare l’importo del TFR netto partendo dal TFR lordo bisogna prendere come riferimento le aliquote Irpef degli anni di riferimento e il numero di anni e frazioni di anni di anzianità in servizio.

Il principio della tassazione separata TFR è quello dell’equità dell’imposizione fiscale, il quale prevede che il reddito prodotto su più anni non venga tassato con le aliquote di riferimento dell’anno di incasso ma con un’aliquota media.

Il calcolo del TFR con la tassazione separata è più favorevole per il lavoratore, in quanto determinaterà un imposta Irpef inferiore a quanto dovuto applicando l’aliquota Irpef ordinaria relativa al momento dell’incasso effettivo della liquidazione.

Oltre al calcolo effettuato secondo le regole sopra elencate (che spiegheremo meglio di seguito con un esempio pratico), l’Agenzia delle Entrate effettuerà nuovamente il calcolo del TFR netto prendendo come riferimento l’aliquota Irpef media relativa agli ultimi 5 anni di attività lavorativa. Se l’imposta dovesse essere maggiore rispetto a quanto già versato verrà richiesto di pagare la differenza.

Calcolo tassazione separata TFR: ecco la procedura da seguire step by step

Una volta determinato il TFR lordo (come somma degli accantonamenti annuali rivalutati) occorre calcolare il TFR netto.

Il datore di lavoro, che opera come sostituto d’imposta, dovrà seguire il seguente procedimento:

  • determinare la base imponibile come somma dei TFR accantonati nel corso degli anni e opportunamente rivalutati;
  • determinare il reddito di riferimento;
  • determinare l’aliquota media di tassazione;
  • calcolare l’imposta (IRPEF).

Successivamente, l’Agenzia delle Entrate ricalcolerà l’imposta con riferimento all’aliquota media risultante dalle dichiarazioni fiscali degli ultimi 5 anni.

Come si è detto all’inizio, le norme di riferimento sono l’articolo 17 del testo unico delle imposte sui redditi e l’articolo 2120 del codice civile.

Calcolo TFR netto e tassazione separata: esempio pratico

Il calcolo del TFR netto con l’applicazione dell’aliquota a tassazione separata dovrà essere effettuato dal datore di lavoro, secondo le regole sopra evidenziate.

Per capire come fare il calcolo del TFR netto partendo dal TFR lordo procediamo con un esempio numerico.

Il primo passaggio necessario per il calcolo del Tfr netto è ricavare la base imponibile, ovvero calcolare l’importo di riferimento al fine dell’applicazione dell’aliquota di tassazione separata.

Per il calcolo del Tfr netto è necessario moltiplicare il Tfr lordo per 12 (parametro fisso) e suddividerlo per il totale degli anni di lavoro.

Immaginiamo, ad esempio, che il Signor Rossi maturi un TFR lordo in azienda di euro 50.000 in 30 anni di servizio e, per comodità di calcolo, non abbia diritto ad alcuna detrazione fiscale.

Il TFR netto si calcolerà moltiplicando il TFR lordo per il parametro fisso 12 e dividendo successivamente il totale per gli anni di servizio.

Nello specifico:

(50.000*12)/30= 20.000 euro

Occorre a questo punto calcolare l’aliquota IRPEF utilizzando il sistema di tassazione con aliquote e scaglioni di reddito previsti dalla normativa vigente.

Su 20.000 si applicherà l’aliquota media IRPEF per quello scaglione di reddito, calcolata con riferimento alle varie aliquote che si sono succedute nel corso dei 30 anni di servizio del Signor Rossi.

Immaginiamo che tale aliquota sia pari al 27%, ne consegue che:

20.000*27%=5.400 euro

A questo punto per passare dal TFR lordo al TFR netto si dovrà sottrarre dal primo l’IRPEF calcolata ovvero:

50.000-5.400=44.600 euro

L’aliquota media della tassazione separata TFR nel nostro esempio è quindi pari al 10,8% [(5.400/50.000)*100].

Come abbiamo detto, successivamente l’Agenzia delle Entrate dovrà ricalcolare l’imposta con riferimento alle aliquote medie e ai redditi relativi alle dichiarazioni fiscali degli ultimi 5 anni. Se l’imposta sarà superiore, sarà la stessa Agenzia delle Entrate a richiedere il saldo.

Calcolo TFR: la procedura prevista dall’articolo 2120 del codice civile

La procedura per il calcolo del tfr, trattamento di fine rapporto o semplicemente liquidazione, è disciplinata dall’articolo 2120 del codice civile che afferma quanto segue:

In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto ad un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.

Salvo diversa previsione dei contratti collettivi la retribuzione annua, ai fini del comma precedente, comprende tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese.

In caso di sospensione della prestazione di lavoro nel corso dell’anno per una delle cause di cui all’art. 2110, nonché in caso di sospensione totale o parziale per la quale sia prevista l’integrazione salariale, deve essere computato nella retribuzione di cui al primo comma l’equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro.

Il trattamento di cui al precedente primo comma, con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato, su base composta, al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso costituito dall’1,5 per cento in misura fissa e dal 75 per cento dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertato dall’ISTAT, rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente.

Ai fini della applicazione del tasso di rivalutazione di cui al comma precedente per frazioni di anno, l’incremento dell’indice ISTAT è quello risultante nel mese di cessazione del rapporto di lavoro rispetto a quello di dicembre dell’anno precedente. Le frazioni di mese uguali o superiori a quindici giorni si computano come mese intero.

Il prestatore di lavoro, con almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, può chiedere, in costanza di rapporto di lavoro, una anticipazione non superiore al 70 per cento sul trattamento cui avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della richiesta.

Le richieste sono soddisfatte annualmente entro i limiti del 10 per cento degli aventi titolo, di cui al precedente comma, e comunque del 4 per cento del numero totale dei dipendenti.

La richiesta deve essere giustificata dalla necessità di:

a) eventuali spese sanitarie per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;

b) acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile.

L’anticipazione può essere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto di lavoro e viene detratta, a tutti gli effetti dal trattamento di fine rapporto.

Nell’ipotesi di cui all’articolo 2122 la stessa anticipazione è detratta dall’indennità prevista dalla norma medesima.

Condizioni di miglior favore possono essere previste dai contratti collettivi o da patti individuali. I contratti collettivi possono altresì stabilire criteri di priorità per l’accoglimento delle richieste di anticipazione”.

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