Calcolo del TFR: procedura, rivalutazione e trasformazione da lordo a netto

Guida al calcolo del TFR (Trattamento di Fine Rapporto): ecco come fare per quantificare la quota accantonata ogni anno, qual è il tasso di rivalutazione e come trasformare l’importo dal lordo al netto.

Calcolo del TFR: procedura, rivalutazione e trasformazione da lordo a netto

Calcolare l’importo del TFR non è complesso, basta seguire alcuni step.

Il TFR - acronimo di Trattamento di Fine Rapporto - è quella somma che il datore di lavoro riconosce al dipendente alla cessazione del rapporto di lavoro, con i tempi per il pagamento che differiscono a seconda del settore di appartenenza.

Non si tratta però di un “regalo” del datore di lavoro: il TFR, infatti, è quella parte di retribuzione del dipendente che viene accantonata ogni mese, per poi essere erogata al momento dello scioglimento del rapporto di lavoro.

Deve essere riconosciuto indipendentemente dalle motivazioni che hanno portato alla cessazione del rapporto di lavoro. Quindi, chi sta per andare in pensione, oppure chi ha un contratto a tempo determinato in scadenza, o anche chi sta riflettendo sulla possibilità di presentare le dimissioni, sarà certamente interessato a scoprire quale sarà l’importo del TFR maturato.

Per capire quanto si prende di TFR bisogna sapere nel dettaglio quali sono i criteri che si applicano per il calcolo. Ve ne parleremo in questa guida dedicata, dove trovate tutte le informazioni utili per farsi un’idea di quale sarà l’importo del Trattamento di Fine Rapporto.

Calcolo del TFR: cosa dice la normativa

La normativa sul TFR ha subito diverse variazioni nel tempo. Introdotto per la prima volta negli anni venti (dalla Carta del Lavoro del 1927) questo fino agli anni ‘80 è stato calcolato in proporzione all’anzianità di servizio del lavoratore.

Conosciuta comunemente come “liquidazione”, infatti, questa si calcolava prendendo come riferimento l’ultima retribuzione percepita dal dipendente, la quale veniva moltiplicata per il numero degli anni di servizio.

Oggi, invece, il calcolo del TFR è disciplinato dall’articolo 2120 del Codice Civile, nel quale si legge che:

In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto a un trattamento di fine rapporto. Tale trattamento si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno stesso divisa per 13,5. La quota è proporzionalmente ridotta per le frazioni di anno, computandosi come mese intero le frazioni di mese uguali o superiori a 15 giorni.

Quindi, per conteggiare il TFR si somma per ciascun anno di lavoro una quota pari all’importo della retribuzione annua percepita divisa per il coefficiente 13,5.

Esempio pratico

Prendiamo come esempio un lavoratore che ha lavorato per 36 mesi prima di presentare le dimissioni percependo negli anni una retribuzione sempre crescente pari a: 20.000€, 22.000€ e 25.000€.

Per farsi un’idea di quanto si è maturato negli anni, quindi, bisogna dividere per il coefficiente 13,5 la retribuzione annua, e poi sommare il tutto. Nel dettaglio, avremo che:

  • 20.000/13,5 = 1.481,48€;
  • 22.000/13,5 = 1.629,62€;
  • 25.000/13,5 = 1.851,85€.

Il risultato è che in tre anni è stato accantonato un TFR pari a 4.962,95€. Tuttavia, non sarà questo l’importo effettivamente percepito dal lavoratore dal momento che ci sono altri due fattori da considerare: il tasso di rivalutazione e la tassazione.

Rivalutazione del TFR

Per far sì che l’effettivo valore reale del TFR non venga alterato nel tempo, ogni anno sulla quota accantonata si applica un tasso di rivalutazione.

Questo è pari ad un tasso fisso dell’1,5%, al quale si aggiunge una quota variabile pari al 75% dell’aumento dell’inflazione certificato a dicembre dall’Istat rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L’ammontare accumulato nell’ultimo anno, però, non viene rivalutato dal momento che non è oggetto di erosione inflazionistica.

Esempio pratico

Gli importi del TFR, quindi, vengono rivalutati al 31 dicembre di ogni anno. Per vedere in che modo questa rivalutazione incide sull’importo riprendiamo l’esempio precedente, ipotizzando che il rapporto di lavoro sia cessato il 31 dicembre e che negli anni precedenti l’inflazione sia aumentata costantemente nella misura dell’1%.

Le quote accantonate, quindi, sono rivalutate ogni anno per un tasso di rivalutazione del 2,25%, risultato di 1,5% + 0,75% (1%*75%). Il risultato finale è il seguente:

  • rivalutazione per il primo anno di lavoro: 1.481,48*2,25%= 33,33€
  • rivalutazione per il secondo anno di lavoro: 1.629,62€*2,25%= 36,66€
  • nel terzo anno di lavoro, invece, non è prevista alcuna rivalutazione della quota del TFR accantonata.

Ai 4.962,95€ risultanti dal precedente calcolo, quindi, bisogna aggiungere altri 70€ circa, arrivando così a 5.032€. È importante precisare, però, che si tratta di un importo lordo, dal momento che bisogna tener conto della tassazione prevista per il TFR.

Tassazione del TFR

La tassazione del TFR è un tema particolarmente complesso; per calcolare il netto dal lordo, infatti, non si applica la tassazione Irpef ordinaria per aliquote e scaglioni previste per l’anno di liquidazione del TFR, bensì un’aliquota media che viene conteggiata prendendo le aliquote Irpef negli anni in cui le singole quote sono state maturate.

Questo avviene per il rispetto del principio dell’equità dell’imposizione fiscale, con il quale si stabilisce che il reddito prodotto su più anni non possa essere tassato con le aliquote di riferimento dell’anno di liquidazione, bensì sulla base di un’aliquota media.

Vista la complessità del procedimento del calcolo del TFR netto dal lordo, abbiamo deciso di trattare l’argomento in una guida specifica (clicca qui), dove trovate tutte le informazioni sulla tassazione del TFR così da farvi un’idea di quanto effettivamente andrete a percepire al momento dello scioglimento del rapporto di lavoro.

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Argomenti:

TFR Lavoro dipendente

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