Caffè, il minimo è già alle spalle? Ecco cosa può accadere al prezzo della tazzina entro fine anno

Gerardo Marciano

11 Agosto 2026 - 15:04

Il caffè recupera dai minimi di giugno. Ciclicità, medie trimestrali e livelli tecnici mostrano cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi.

Caffè, il minimo è già alle spalle? Ecco cosa può accadere al prezzo della tazzina entro fine anno

[Il caffè torna sotto osservazione dopo i forti movimenti registrati dall’inizio dell’anno. Negli ultimi giorni le quotazioni si sono portate in area 332,30, mentre nel 2026 il massimo è stato segnato a 368,59 e il minimo a 238,90.
La sequenza temporale dei due estremi è particolarmente interessante se confrontata con la ciclicità della materia prima.

Le curve stagionali di lungo periodo mostrano infatti una tendenza alla formazione di una zona di maggiore forza tra gennaio e febbraio, mentre una delle principali aree di debolezza tende a concentrarsi nella parte autunnale dell’anno, soprattutto tra ottobre e l’inizio di novembre.
Il 2026, almeno finora, ha rispettato la prima parte di questo schema: il massimo annuale di 368,59 è stato registrato a gennaio.

Il minimo, invece, è arrivato molto prima, a giugno.
È proprio questa anomalia temporale a rendere interessante ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi: il minimo a 238,90 ha anticipato la normale fase di debolezza stagionale oppure il ciclo annuale deve ancora completare il proprio movimento?

Il grafico di lungo periodo mantiene una struttura costruttiva

Un primo elemento arriva dal confronto con lo scorso anno.
Il minimo del 2026 a 238,90 è rimasto superiore al minimo registrato nel 2025. Nell’analisi grafica, una sequenza di minimi crescenti rappresenta generalmente un elemento di forza della struttura di fondo.
Un secondo segnale arriva dal grafico trimestrale.
La discesa si è arrestata in prossimità della media mobile esponenziale a 9 trimestri, riferimento che in diverse occasioni del passato ha rappresentato un’importante area dinamica di supporto e resistenza.
Anche la media a 21 trimestri fornisce un’indicazione interessante: la sua velocità rimane positiva.

Minimo annuale crescente, tenuta della EMA a 9 trimestri e velocità positiva della media a 21 trimestri sono quindi tre elementi che, per il momento, non indicano un deterioramento della struttura rialzista di lungo periodo.
Il riferimento principale resta 238,90.
Finché questo livello rimarrà intatto, la sequenza dei minimi crescenti non verrà compromessa. Una sua violazione cambierebbe invece sensibilmente la lettura del quadro di lungo termine.

Da luglio il caffè è entrato in una fase laterale

Il grafico giornaliero mostra una situazione differente.
Dall’inizio di luglio il caffè si muove prevalentemente in laterale dopo il forte recupero sviluppatosi dal minimo di giugno.
Il primo supporto di brevissimo periodo è individuabile a 306,40, minimo segnato il 24 luglio.
Sul lato opposto, 357 rappresenta il massimo di luglio e la prima resistenza significativa. Più in alto rimane 368,59, massimo annuale registrato a gennaio.
La fascia 306,40-357 assume quindi particolare importanza.

Finché le quotazioni rimarranno al suo interno, il movimento potrà essere letto come una fase di consolidamento. Un ritorno sopra 357 riporterebbe l’attenzione verso il massimo annuale, mentre una discesa sotto 306,40 indebolirebbe la struttura costruita dal minimo di giugno.
Il dato forse più significativo resta però l’ampiezza della reazione: da 238,90 agli attuali 332,30 il recupero è di circa il 39%.
Quando tendono a formarsi minimi e massimi durante l’anno?
È qui che entra in gioco la ciclicità.

Il caffè non presenta una stagionalità casuale. Il suo andamento è fortemente influenzato dal ciclo produttivo brasiliano, dalle condizioni meteorologiche, dal raccolto e soprattutto dalle aspettative sulla produzione futura.
In termini di curva stagionale, gennaio e febbraio rappresentano generalmente una delle principali aree di forza dell’anno e quindi una finestra nella quale tende più facilmente a svilupparsi una zona di massimo stagionale.
Con l’avanzare dell’anno la situazione cambia.
Tra primavera e inizio estate aumenta l’attenzione sul raccolto brasiliano, mentre tra giugno e agosto il rischio climatico può provocare movimenti molto violenti e deviazioni anche importanti rispetto alla normale stagionalità.
Successivamente arriva probabilmente il passaggio più interessante.

Tra settembre e novembre il mercato concentra l’attenzione sulle piogge e sulla fioritura brasiliana. Parallelamente, la curva stagionale tende ad attraversare una delle proprie aree di maggiore debolezza tra ottobre e l’inizio di novembre.
La seconda metà di ottobre e l’inizio di novembre possono quindi essere considerate, in termini stagionali e non previsionali, una delle principali finestre temporali nelle quali ricercare la formazione di un’area di minimo.
Dopo questa fase il comportamento medio tende a migliorare.

Tra novembre e gennaio emerge storicamente una maggiore propensione al recupero, fino a raggiungere nuovamente tra gennaio e febbraio una delle zone stagionalmente più forti.
In estrema sintesi, la mappa ciclica può essere letta così:

• gennaio-febbraio: principale area di forza stagionale e possibile zona di massimo;
• primavera-inizio estate: progressivo avvicinamento al raccolto brasiliano;
• giugno-agosto: elevata sensibilità alle condizioni climatiche;
• settembre-ottobre: crescente attenzione a piogge e fioritura;
• ottobre-inizio novembre: una delle principali aree di debolezza e possibile zona di minimo stagionale;
• novembre-gennaio: fase mediamente più favorevole al recupero.

È importante sottolineare che questa è una tendenza statistica media e non significa che ogni anno debba necessariamente produrre il massimo a gennaio-febbraio e il minimo a ottobre.
Ed è proprio il 2026 a dimostrarlo.

Il 2026 sta seguendo solo metà del normale schema stagionale

Il massimo annuale a 368,59 è stato registrato a gennaio e risulta quindi temporalmente coerente con la normale zona di forza stagionale.
Il minimo a 238,90, invece, è arrivato a giugno, diversi mesi prima della tradizionale area di debolezza autunnale.
La prima parte del ciclo ha quindi mostrato una certa coerenza con la stagionalità sul massimo, mentre il minimo si è formato, almeno per ora, in anticipo.

Da qui nasce la domanda centrale per la seconda parte dell’anno:
238,90 resterà il minimo del 2026 oppure tra settembre e ottobre tornerà a manifestarsi la debolezza tipica di questa fase del ciclo?
È una domanda alla quale la sola stagionalità non può rispondere.
Può però essere incrociata con i livelli indicati dal grafico.

Due livelli per capire quale scenario sta prevalendo

Il primo è 306,40.
La permanenza sopra questo livello manterrebbe intatta la fase laterale iniziata a luglio. Una discesa al di sotto rappresenterebbe invece un primo elemento di debolezza proprio mentre il mercato si avvicina alla parte stagionalmente più delicata dell’anno.

Il secondo riferimento è 357.
Il suo superamento riporterebbe le quotazioni verso il massimo annuale di 368,59 e renderebbe più interessante l’ipotesi che la forte correzione conclusasi a giugno abbia anticipato una parte della normale debolezza autunnale.
Il vero spartiacque di lungo periodo rimane invece 238,90.
La sua tenuta conserverebbe la sequenza di minimi annuali crescenti; una sua violazione modificherebbe significativamente questa impostazione.

Perché settembre e ottobre potrebbero essere i mesi più interessanti

Il caffè arriva quindi verso l’autunno con una configurazione particolare.
Da una parte troviamo una stagionalità che suggerisce di prestare particolare attenzione alla fase compresa tra settembre e inizio novembre.

Dall’altra il grafico mostra un minimo annuale superiore a quello dello scorso anno, una reazione dalla EMA a 9 trimestri, una media a 21 trimestri con velocità ancora positiva e un recupero di circa il 39% dal minimo di giugno.
Il confronto tra questi due elementi potrebbe diventare il tema dominante dei prossimi mesi.
Se la normale debolezza stagionale dovesse manifestarsi, sarà importante verificare innanzitutto cosa accadrà intorno a 306,40.

Se invece il mercato riuscisse ad attraversare la parte stagionalmente più delicata senza compromettere la struttura costruita da giugno, aumenterebbe l’interesse verso 357 e successivamente 368,59.
Il punto centrale non è quindi prevedere oggi quale sarà il prezzo del caffè alla fine del 2026.
È verificare se il minimo di giugno abbia anticipato di alcuni mesi il normale appuntamento con la debolezza stagionale.

Per il momento il mercato ha già fornito due informazioni importanti: il massimo annuale si è formato nella normale finestra di forza di gennaio e il minimo è arrivato molto prima della tradizionale area autunnale.
Sarà il comportamento tra settembre e ottobre, insieme all’uscita dalla fascia 306,40-357, a fornire nuovi elementi per capire se il 2026 stia semplicemente anticipando il normale ciclo stagionale oppure se quest’ultimo debba ancora completarsi.

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