C’è un neo bond in valuta di Goldman Sachs che paga il 4,10% fisso per massimo 5 anni

Stefano Vozza

3 Luglio 2026 - 17:58

Orizzonte temporale (al più) di medio termine per questa obbligazione in valuta estera emessa da un solido emittente privato a livello mondiale

C’è un neo bond in valuta di Goldman Sachs che paga il 4,10% fisso per massimo 5 anni

Il grosso delle emissioni corporate giunge agli inizi dell’anno, quando gli emittenti sono più bisognosi di provviste per mettere mano ai loro business.

Un discorso che vale in parte per colossi privati della finanza mondiale come Goldman Sachs (GS), operante tutto l’anno su una miriade di fronti. Il riferimento è sia ai rami di attività che alle valute di denominazione dei prodotti emessi come in questo caso. In particolare, da venerdì scorso c’è un neo bond in valuta di Goldman Sachs che paga il 4,10% fisso per massimo 5 anni.

Vediamo di quale moneta si tratta, in cosa consiste l’offerta e, in definitiva, di trarre un giudizio finale sul prodotto in sé.

L’obbligazione callable in dollari neozelandesi

Il 26 giugno GS ha ampliato l’offerta retail nazionale con tre bond in valuta estera con più elementi in comune tranne gli importi dei coupon e le monete di riferimento. Invece delle classiche sterline inglesi e dollari USA, stavolta la prima è confermata ma affiancata dal dollaro australiano e da quello neozelandese. Analizziamo qui il solo lancio espresso in NZ$ ($ neozelandese), o NZD secondo il codice internazionale.

Ha data emissione 26/06/’26, matricola ISIN XS3384597699 e durata massima a 5 anni fino al 26/06/’31. L’investimento, tuttavia, potrebbe durare molto meno data la facoltà di rimborso anticipato che si è riservato l’emittente. Questa coinciderebbe con la data di stacco cedola, che ha periodicità annua, già a partire dalla fine del 1° (26/06/’27) e poi a cadenza annua fino al 4°. In quel caso GS rimborserebbe il 100% del nominale sottoscritto (salvo default) più il netto dell’ultima cedola, ed estinguerebbe il prestito.

L’emittente gode di buon rating, per cui il rischio di insolvenza è molto basso allo stato attuale. I giudizi di merito sono A per Fitch, A2 per Moody’s e BBB+ per S&P.
Il flottante è decisamente modesto, solo 80 milioni di NZD che l’emittente potrebbe diminuire per un valore pari ai titoli eventualmente non sottoscritti. Il mercato di negoziazione è il MOT di Borsa Italiana, segmento EuroMOT, e il rischio che il bond rasenti l’illiquidità è tutt’altro che remoto.

I rendimenti dell’obbligazione Goldman Sachs

Il taglio minimo è 100 NZ$, che al cambio vigente EUR/NZD a 2,007 vuol dire 49,82 € a titolo. Tuttavia, l’esiguità del prezzo del biglietto potrebbe non rendere conveniente il deal al di sotto di certi importi minimi per via dell’incidenza delle spese fisse.
Il titolo si acquista ancora a 100, mentre l’importo della cedola annua è del 4,10% fisso del valore nominale del prestito sottoscritto. Al netto della ritenuta fiscale del 26% si scende al 3,034%, e bollo e spese di gestione a parte.

Per avere un ordine di raffronto, il BTP Fx 3,15% in scadenza il 1° giugno ’31 (senza call) prezza 100,45 per un effettivo a scadenza del 3,05% lordo. Dunque il GS Fin Corp Fx 4,1% Jun31 Call Nzd offre uno scarso mezzo punto di premio rispetto a un pari durata sovrano. Dato che lo scarto non è notevole, la cura del prezzo di ingresso si rivela un parametro cruciale ai fini della maggiore o minore convenienza del bond.

Un acquisto sotto la pari ne aumenterebbe l’appeal, mentre la callability annua, unita alla media durata, dovrebbe fungere da freno alla volatilità dei corsi.
La duration modificata, infine, si attesta al 4,42 (dati: borsa Italiana).

L’incognita cambio a scadenza o data rimborso anticipato

Accanto alla variabile del prezzo di carico, e di scarico in caso di rivendita anticipata, sarà determinante il cross EUR/NZD al tempo della dismissione. Una considerazione che acquista maggiore valenza considerata l’”atipicità” della valuta, dato che non capita tutti i giorni di investire in NZD. Magari chi opera in USD o in sterline inglesi ha già un conto in valuta a lungo termine per cui effettua il cambio solo al tempo in cui il cross “valuta estera/€” risulta conveniente. Con valute poco comuni come l’NZ$ tale operatività diventa scarsamente fattibile.

Dal Duemila ad oggi, il massimo e il minimo del NZD degli ultimi 26 anni è stato a 1,39 circa ad aprile 2015 e a 2,58 a febbraio 2009. Restringendo il timeframe dal 2015 ad oggi, il mega trend di fondo è a favore dell’euro. Il grafico a barre mensili mostra tre massimi e due minimi crescenti dopo il low storico a 1,39. I primi sono stati 1,873 nell’agosto 2015, 1,9945 a marzo 2020 e 2,068 a novembre 2025. I secondi, invece, a 1,453 nel febbraio 2017 e 1,559 ad aprile 2022.

Da allora in poi il cross tra le due monete ha formato un canale ascendente per l’eurovaluta, e ai danni del NZ$. Non proprio una bella notizia per le future sorti del GS Fin Corp Fx 4,1% Jun31 Call che, appunto, è denominato in NZD. Solo se questo riuscirà a rafforzarsi sull’euro ne conseguirebbero extra guadagni valutari, altrimenti varrà il contrario.

C’è un neo bond in valuta di Goldman Sachs che paga il 4,10% fisso per massimo 5 anni

Per farci un minimo di idea al riguardo, vediamo quali stime da l’Agenzia di Previsioni Economiche. Come riferimento prendiamo i soli mesi di eventuale call, anche perchè le stime si fermano al mese di agosto 2030. I range min-max mensili stimati del cross €/NZ$ alle 4 date di possibili callability sarebbero:

  • giugno ’27: 2,087–2,158;
  • giugno ’28: 2,321–2,391;
  • giugno ’29: 2,249–2,354;
  • giugno ’30: 2,370–2,478.

È bene ribadire che si tratta di stime e non certezze assolute, che nessuno possiede. Tuttavia, laddove si dovessero concretizzare segnerebbero un apprezzamento del 21,3% dell’euro sul NZD al termine del 4° anno di (eventuale) vita del bond.

In definitiva, il titolo presenta indubbiamente dei punti di forza ma anche dei tratti di possibili vulnerabilità come il cambio. Anzi, nello scenario peggiore questa variabile potrebbe invalidare la certezza del rendimento e renderlo negativo. Proprio per questo il titolo si configura come possibile alternativa per investitori ad elevatissima propensione al rischio. Non solo, ma la destrezza nel saper gestire trade in valuta estera si rivela quasi come una conditio sine qua non per approcciare al bond.