BYD ha citato in giudizio 37 influencer cinesi per aver parlato male del marchio. Multati per migliaia di euro

Andrea Fabbri

9 Giugno 2026 - 13:27

Il marchio automobilistico cinese ha iniziato una guerra agli influencer e sta chiedendo centinaia di migliaia di euro di risarcimenti

BYD ha citato in giudizio 37 influencer cinesi per aver parlato male del marchio. Multati per migliaia di euro

Non passa giorno senza che i marchi automobilistici cinesi finiscano sulle cronache dei giornali. Questa volta, però, il motivo non è il lancio di qualche modello innovativo a prezzo bassissimo.

I brand dell’automotive del Paese del Dragone si stanno distinguendo anche per un’altra ragione: la battaglia contro la disinformazione online.

L’ultimo in ordine cronologico è stato il colosso BYD che ha portato in tribunale 37 influencer accusandoli di diffamazione e chiedendo loro risarcimenti nell’ordine di decine di migliaia di euro.

Una strategia sistematica contro la diffamazione

BYD, marchio in grado di rivaleggiare con Tesla nel campo della mobilità elettrica, ha iniziato una vera e propria battaglia contro attacchi alla sua credibilità che considera “organizzati” e “coordinati”.

Per farlo ha addirittura messo in piedi un «Ufficio Anti-Frode per le Notizie» alcuni anni fa, un dipartimento che chiede agli utenti di segnalare i contenuti lesivi per l’immagine dell’azienda.

Il tutto garantendo ricompense a a chi fornisce informazioni credibili su possibili casi di diffamazione comprese tra i 50.000 e i 5 milioni di yuan, ovvero tra circa 6.000 euro e 600.000 euro.

Canali chiusi e multe da decine di migliaia di euro

L’ondata di citazioni in giudizio e richieste danni è iniziata con una multa di circa 293.000 euro per l’influencer Long Le e poi si è estesa a macchia d’olio.

Tra i casi più eclatanti quello di un content creator costretto a pagare quasi 12.000 euro e a scusarsi pubblicamente per aver accusato BYD di aver creato una campagna di diffamazione contro marchi concorrenti sfruttando influencer compiacenti.

Alcuni sono stati multati per aver messo in dubbio i conti dell’azienda mentre altri come Qian Zuping si sono visti chiudere canali e account a causa di video negativi pubblicati a cavallo tra il 2023 e il 2024.

Sembra una battaglia eccessiva, ma se guardiamo alla situazione dell’informazione nel Paese lo diventa molto meno. In Cina è quasi assente una stampa specializzata nell’automotive e la maggior parte delle persone ha come unica fonte di informazione i canali creati dagli influencer.

E una copertura negativa da un’account con milioni di follower può rivelarsi un duro colpo per la reputazione e le strategie commerciali di un marchio.

I costruttori cinesi uniti contro la diffamazione mediatica

Il caso BYD assume ancora più rilevanza perché è soltanto l’ultimo in ordine di tempo. Negli ultimi anni le controversie giudiziarie tra influencer e marchi automobilistici sono aumentate esponenzialmente e anche altri grandi nomi come Great Wall Motors e Xpeng hanno iniziato le loro battaglie contro i contenuti considerati falsi, diffamatori o lesivi dell’immagine aziendale.

L’aggressività legale non stupisce in un mercato come quello cinese, dove la competizione fra concorrenti non si gioca soltanto sull’innovazione e sull’abbassamento dei prezzi, ma anche, e soprattutto sulla reputazione online.

Un discorso ancora più valido per nomi che cercano di uscire dai confini interni per affermarsi sui mercati internazionali come BYD.