Busta paga, a Pasqua una vera e propria beffa per i lavoratori. Con poche eccezioni.
Pasqua cade sempre di domenica, come vuole la tradizione.
E proprio per questo motivo, ogni anno torna il dubbio su cosa spetti ai lavoratori dipendenti dal punto di vista retributivo nel giorno di Pasqua. Il calendario delle festività, infatti, è sempre osservato con attenzione dai lavoratori: nei giorni festivi, infatti, può spettare un giorno di riposo retribuito oppure un compenso aggiuntivo in busta paga.
Nel caso della Pasqua, che quest’anno cade di 5 aprile, però, non matura alcun diritto al riposo, dal momento che nella generalità dei casi la domenica è già una giornata non lavorativa. Ma l’aspetto più rilevante è che non si applica neppure il trattamento previsto per le cosiddette festività non godute.
Di norma, quando una festività civile o religiosa cade di domenica, al lavoratore spetta infatti un bonus aggiuntivo: in busta paga viene riconosciuta una giornata retribuita in più, con conseguente aumento dell’importo dello stipendio. Questo meccanismo non vale però per la Pasqua, dal momento che la normativa nazionale non la equipara alle altre festività ai fini del riconoscimento della festività non goduta.
Resta comunque possibile che il contratto collettivo applicato preveda condizioni più favorevoli per il lavoratore. Il Ccnl può infatti introdurre trattamenti migliorativi - ma mai peggiorativi - rispetto a quanto stabilito dalla legge.
Vediamo allora in cosa consiste la “beffa” della Pasqua per i lavoratori dipendenti e quali possono essere le conseguenze sulla busta paga quando la giornata festiva cade di domenica.
Cosa spetta in busta paga a Pasqua
La Pasqua, pur essendo una delle ricorrenze religiose più importanti per milioni di italiani, dal punto di vista lavoristico rappresenta per molti dipendenti una vera e propria “beffa” in busta paga. La ragione è semplice e già ampiamente anticipata: a differenza di quanto si potrebbe pensare, la domenica di Pasqua non è considerata una festività civile autonoma dalla normativa italiana, a differenza invece della Pasquetta. Cade sempre di domenica e, proprio per questo, viene di fatto assorbita nel normale riposo settimanale senza generare alcun diritto economico aggiuntivo.
Nella pratica ciò significa che chi non lavora quel giorno non riceve né permessi compensativi né indennità ulteriori, mentre chi è chiamato a prestare servizio ha diritto esclusivamente alla maggiorazione prevista per il lavoro domenicale dal proprio contratto collettivo, e non a quella – generalmente più favorevole – riconosciuta per le festività nazionali.
Diversamente da quanto accade quando una festività civile coincide con la domenica, situazione in cui scatta la festività non goduta con un importo aggiuntivo in busta paga, la Pasqua non comporta alcuna quota extra di retribuzione.
La particolarità riguarda soprattutto i lavoratori con stipendio fisso mensile, per i quali le festività sono già comprese nella normale retribuzione: anche in questo caso la Pasqua non produce effetti economici ulteriori, proprio perché non è inserita tra le festività civili tutelate dalla legge. Solo in presenza di specifiche disposizioni contenute nel contratto collettivo nazionale o nella contrattazione aziendale può essere riconosciuto un trattamento migliorativo, come una maggiorazione aggiuntiva o un giorno di riposo compensativo. Tuttavia si tratta di eccezioni e non della regola generale.
Ecco per quali lavoratori spetta qualcosa a Pasqua
Ma quali sono le eccezioni? Come anticipato, in determinati settori, infatti, i Ccnl hanno introdotto discipline più favorevoli per i lavoratori, riconoscendo comunque un beneficio economico o normativo anche quando la ricorrenza cade di domenica.
Ad esempio, nel comparto dei servizi di pulizia delle aziende artigiane la domenica di Pasqua è considerata a tutti gli effetti una giornata festiva: qualora coincida con il riposo settimanale, spetta un importo aggiuntivo pari alla quota giornaliera della retribuzione globale mensile. Una previsione simile è presente anche nei servizi di pulizia delle aziende industriali, dove può essere riconosciuto un compenso extra in caso di festività coincidente con il giorno di riposo.
Nel settore alimentare, industria olearia e margariniera, invece, il contratto collettivo stabilisce che, in occasione della Pasqua, al lavoratore venga concesso un giorno aggiuntivo di ferie, compensando così la mancata tutela prevista dalla normativa generale.
Un’altra disciplina particolare riguarda il comparto gomma-plastica delle aziende industriali, dove, se non è previsto uno spostamento della ricorrenza, viene corrisposto al dipendente un importo aggiuntivo pari a una frazione della retribuzione mensile, calcolata secondo i criteri stabiliti dal contratto stesso.
Si tratta, come detto, di situazioni specifiche che non valgono per tutti i lavoratori. Proprio per questo motivo è sempre fondamentale verificare cosa prevede il proprio Ccnl o eventuali accordi aziendali e territoriali, che possono introdurre trattamenti migliorativi rispetto alla disciplina generale.
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