Il guru de ’La Grande Scommessa’ annuncia una nuova crisi finanziaria: “Attenzione a cosa succederà”

Stefano Rizzuti

4 Luglio 2022 - 15:23

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Michael Burry, conosciuto per aver predetto la crisi finanziaria del 2008, lancia un nuovo avvertimento, sostenendo che per i mercati il peggio deve ancora avvenire e la recessione è alle porte.

Il guru de 'La Grande Scommessa' annuncia una nuova crisi finanziaria: “Attenzione a cosa succederà”

La flessione dei mercati è solo all’inizio e il peggio deve ancora arrivare: le aziende comprimeranno gli utili e la recessione potrebbe presto colpire l’economia globale. È questa la previsione dell’investitore Michael Burry, fondatore di Scion capital management, diventato famoso con il film ’La Grande Scommessa’ (’The Big Short’) nel quale si racconta la sua precedente profezia, quella che ha previsto la crisi finanziaria del 2008.

Secondo Burry in questo momento siamo solo alla metà della flessione del mercato sulle azioni e sulle principali criptovalute. Come a dire che il peggio deve ancora venire. Gli utili delle società, a suo giudizio, risentiranno ancora degli effetti dell’inflazione e dell’aumento dei tassi d’interesse della Federal Reserve che hanno influito sugli indici azionari e sui token crittografici.

In un tweet Burry ha sottolineato come il Nasdaq sia in calo del 34-35% e Bitcoin del 64-65%. Ma a quanto pare non è finita qui, secondo l’investitore. Che da questi dati parte per una nuova previsione, tutt’altro che ottimistica, per il futuro.

La profezia di Burry

Secondo Burry il prossimo passo sarà la compressione degli utili delle aziende. In questo momento siamo a metà strada di questo processo, a suo avviso. Il Nasdaq, in effetti, ha fatto segnare il peggior trimestre dal 2008 e il prezzo del Bitcoin è crollato del 70% rispetto al suo livello record toccato a novembre 2021.

Il rischio di una recessione?

La profezia di Burry non è in realtà isolata: anche gli analisti di Goldman Sachs ritengono che gli attuali livelli di mercato stiano vivendo solo una piccola recessione e il peggio potrebbe arrivare successivamente. Gran parte del problema, spiegano, nasce dai tassi dell’inflazione elevati: il timore è che se i rendimenti obbligazionari non dovessero iniziare a diminuire si potrebbe arrivare a un ulteriore calo delle valutazioni azionarie.

Proprio per questo motivo anche gli analisti ipotizzano che gli utili delle società potrebbero crollare nella seconda metà dell’anno a fronte di costi più alti e di minori spese da parte dei consumatori. Anche perché gli ultimi dati provenienti dagli Usa fanno vedere un primo calo della spesa da parte dei consumatori: un segnale che preoccupa le banche.

E da qui nasce anche un altro rischio, ovvero quello che restino scorte di prodotti invendute e per questo le aziende potrebbero essere costrette a venderli a prezzi più bassi. Il che, però, potrebbe avere un vantaggio: raffreddare gli effetti dell’inflazione.

L’effetto frusta di cui parla Burry

Quello a cui fa riferimento Burry è il cosiddetto ’Effetto bullwhip’, tradotto in ’Effetto frusta’ o ’Effetto Forrester’. Cosa vuol dire e perché porta al rischio di una recessione? In sostanza vuol dire che la crescita dell’inflazione si potrebbe fermare dopo un’inversione di tendenza dei prezzi che porterebbe la Fed a interrompere la sua politica monetaria restrittiva.

Questa condizione si potrebbe verificare proprio dopo il manifestarsi dell’effetto frusta, ovvero nella situazione in cui le aziende arrivino ad avere troppe scorte rispetto alle necessità, trovandosi poi costrette a far scendere i prezzi per smaltirle.

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