Riunione Fed 15 giugno: rialzo tassi di 75 punti? Le previsioni

Violetta Silvestri

15 Giugno 2022 - 12:37

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La riunione Fed con decisione sui tassi e conferenza oggi, 15 giugno, è sotto i riflettori: dopo il balzo inaspettato dell’inflazione, ci sarà un intervento ancora più aggressivo? Cosa aspettarsi.

Riunione Fed 15 giugno: rialzo tassi di 75 punti? Le previsioni

Nel contesto di un’inflazione record, il selloff azionario e il rischio recessione invocato da più parti, la riunione Fed di domani è diventata cruciale.

I cambiamenti nelle prospettive economiche, inclusa la probabilità che l’inflazione non abbia raggiunto il picco e stia andando ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed per più del tempo stimato, potrebbero influenzare un movimento aggressivo dei tassi.

Prima che i dati pubblicati venerdì, quando i prezzi sono balzati oltre le attese, la Federal Reserve aveva segnalato che era pronta ad approvare un secondo aumento consecutivo del tasso di mezzo punto.

Tuttavia, ora è probabile che sia allo studio un rialzo di 0,75 punti percentuali. Cosa aspettarsi dalla riunione Fed del 15 giugno?

Riunione Fed oggi: cosa può accadere? Rialzo tassi a 75 punti possibile

Gli economisti sono alle prese con le previsioni su ciò che accadrà dopo la riunione della Fed, mentre la banca centrale deve far fronte a ulteriori shock inflazionistici inaspettati, che hanno sollevato dubbi sul fatto che si stia muovendo abbastanza rapidamente per affrontare un balzo dei prezzi insostenibile.

La banca Usa si è impegnata a passare rapidamente a un ambiente neutrale, che non stimoli né rallenti la crescita, anche se il presidente Jay Powell ha recentemente ammesso che quella soglia “non è qualcosa che possiamo identificare con precisione”.

Piuttosto, ha promesso di continuare ad andare avanti fino a quando non ci fossero prove «chiare e convincenti» che l’inflazione si stava moderando.

Domani Powell trasmetterà il percorso politico previsionale in un “dot plot” aggiornato che verrà pubblicato oggi, mercoledì 15 giugno, con la traccia delle proiezioni dei tassi di interesse individuali come parte di una più ampia serie di stime sulle prospettive economiche.

Nella valutazione, pubblicata a marzo, gli alti funzionari hanno ipotizzato un tasso di riferimento dell’1,9% entro la fine dell’anno e del 2,8% nel 2023. Con l’inflazione all’8,6%, cosa si deciderà?

Gli economisti di JP Morgan e Goldman Sachs hanno dichiarato nelle note dei clienti di aspettarsi che la Federal Reserve aumenti il ​​suo tasso di riferimento di 75 punti base mercoledì.

Un articolo del Wall Street Journal ha riportato che i funzionari avevano segnalato che erano disposti ad aumentare i tassi di interesse di mezzo punto percentuale questa settimana e di nuovo durante la riunione di luglio. Ma avevano anche affermato che le loro prospettive dipendevano dall’evoluzione dell’economia come previsto.

Il rapporto sull’inflazione della scorsa settimana del Dipartimento del lavoro ha mostrato un aumento dei prezzi maggiore a maggio rispetto a quanto previsto dai funzionari. Due sondaggi tra i consumatori hanno anche evidenziato che le aspettative delle famiglie sull’inflazione futura sono cresciute negli ultimi giorni. “Quei dati potrebbero allarmare i funzionari della Fed perché credono che tali aspettative possano autoavverarsi”, hanno scritto sul giornale.

D’altronde, un mese fa, Powell ha dichiarato: “Quello che dobbiamo vedere è una prova chiara e convincente che le pressioni inflazionistiche stanno diminuendo e l’inflazione sta scendendo. E se non lo vediamo, dovremo considerare di muoverci in modo più aggressivo.”

Krishna Guha, uno stratega di Evercore ISI, ha affermato che il rapporto del WSJ “de facto registra un aumento di 75 punti base questa settimana”, ma anche che “non è quello che pensiamo sia una politica ottimale”“buono per i mercati”.

Feroli di JP Morgan ora vede il tasso Fed in un intervallo compreso tra il 3,25% e il 3,50% all’inizio del prossimo anno, mentre gli economisti di Goldman prevedono di vedere tale range entro la fine di dicembre.

Gli economisti di Barclays sono stati più rapidi nel chiedere un aumento del tasso di 75 punti base, affermando che una mossa aggressiva a giugno avrebbe fornito alla Fed il “più grande botto per il dollaro.”

Intanto, il rendimento del Tesoro a 10 anni è balzato al 3,37% lunedì, con un’impennata di 21 punti base, mentre il rendimento a 2 anni, che segue più da vicino le intenzioni della Fed, è accelerato al 3,34%, con un balzo di quasi 30 punti base. Un punto base è un centesimo di punto percentuale.

La Fed utilizza gli aumenti dei tassi di interesse come un modo per reprimere la domanda in accelerazione, che ha generato livelli di inflazione ai massimi da oltre 40 anni. I mercati si aspettano che la banca centrale continui a incrementare i tassi almeno fino alla fine dell’anno, mentre cerca di abbassare l’inflazione più vicino al suo obiettivo del 2%.

C’è da dire, comunque, che le radici dell’inflazione sono diverse: le catene di approvvigionamento intasate stanno facendo salire i prezzi, mentre l’energia costa di più dopo la guerra in Ucraina. Una mancata corrispondenza tra domanda e offerta nel mercato del lavoro sta alimentando anche salari molto più alti, che a loro volta stanno portando ad aumenti dei prezzi.

Economia Usa in bilico: sarà recessione? In focus le stime Fed

Sarà interessante valutare anche le nuove previsioni macroeconomiche diffuse dalla Fed dopo la riunione del 15 giugno.

I responsabili politici pubblicheranno anche previsioni aggiornate per inflazione, crescita e disoccupazione, che dovrebbero riflettere la recente ammissione di Powell secondo la quale le mosse necessarie per domare le pressioni sui prezzi porteranno “a un certo dolore”.

Si prevede inoltre un rallentamento più sostanziale della crescita del Pil.

Un recente sondaggio condotto dal Financial Times tra economisti accademici ha mostrato che quasi il 70% crede che l’economia statunitense cadrà in recessione l’anno prossimo.

Priya Misra, responsabile della strategia sui tassi globali di TD Securities, ha affermato che la Fed sta affrontando un problema molto più difficile rispetto a pochi mesi fa: “Ora hanno rischi bilaterali con crescita e inflazione.

Per Rabobank, il rischio di stagflazione - un periodo di crescita debole e alta inflazione visto per l’ultima volta negli anni ’70 - potrebbe lasciare il posto alla minaccia di “incessione”, una combinazione di inflazione e recessione, si legge in una nota.

La riunione Fed del 15 giugno è chiamata anche a chiarire su tali previsioni: ripresa o frenata per lavoro e Pil Usa?

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