Buoni pasto: a chi spettano? Guida a novità, importi e tassazione

Chi ha diritto ai buoni pasto? Ecco tutte le regole, a chi spettano e quali sono gli importi e la tassazione prevista per i ticket cartacei ed elettronici.

Buoni pasto: a chi spettano? Guida a novità, importi e tassazione

È in costante aumento il numero di aziende che erogano buoni pasto ai propri dipendenti e pertanto vediamo di seguito chi ne ha diritto e quali sono le regole in merito ad importi e tassazione.

Importanti novità sui buoni pasto sono state introdotte lo scorso anno: i ticket per il pranzo possono essere cumulati fino ad un massimo di 8 per l’acquisto di prodotti alimentari, anche in mercatini e agriturismi, ma non potranno essere ceduti a moglie o altre persone.

Oltre a spiegare come spendere i buoni pasto, tuttavia, è bene ricordare che tra i motivi alla base dell’uso dello strumento vi sono, senza dubbio, i vantaggi sulla tassazione, maggiori per quelli elettronici ma previsti anche per i ticket in formato cartaceo.

Ad averne diritto sono sia i lavoratori dipendenti assunti a contratto part-time che full-time, con regole e limiti ben precisi e ad emetterli è una società terza che, in regime di convenzione con l’azienda, garantisce al lavoratore la possibilità di consumare il pasto, sia per il pranzo che per la cena e di poter beneficiare di buoni fruibili anche per fare la spesa al supermercato.

Di seguito una guida completa a come funzionano i buoni pasto, dove è possibile spenderli e chi può utilizzarli dopo le novità introdotte lo scorso anno e in vigore anche nel 2018.

A chi spettano i buoni pasto

I buoni pasto in formato cartaceo o elettronico possono essere erogati dal datore di lavoro ai propri dipendenti, sia quelli assunti a tempo pieno che con contratto part-time.

Quello che in molti si chiedono è se i buoni pasti siano obbligatori o meno: chiariamo sin da subito che l’azienda non è obbligata all’erogazione, salvo diversa indicazione contenuta nel CCNL di categoria.

Al contrario, i buoni pasto vengono spesso utilizzati come forma di premialità riconosciuta dal datore di lavoro ai propri dipendenti.

I buoni pasto elettronici o cartacei (ticket) possono essere riconosciuti ai lavoratori quando, non essendoci presso la sede di lavoro una mensa interna o esterna, non possono fruire del vitto che l’azienda dovrebbe fornire.

In questi casi il lavoratore usa i buoni pasto presso bar, ristoranti e supermercati convenzionati.

Tutte le novità, dai buoni pasto elettronici al decreto MISE

Il decreto MISE dello scorso anno ha introdotto importanti novità in merito ai buoni pasto e alle possibilità di utilizzo.

I ticket possono essere utilizzati per l’acquisto presso gli esercenti autorizzati alla “vendita al dettaglio e la vendita per il consumo sul posto dei prodotti provenienti dai propri fondi effettuata dagli imprenditori agricoli” e presso gli agriturismi, gli ittiturismi e negli spacci industriali.

Inoltre non potranno essere cumulati più di 8 buoni pasto e potrà spenderli soltanto il titolare, senza la possibilità di darli ad esempio alla moglie o ai figli.

Tutte le novità sono contenute in un approfondimento dedicato alle novità sui buoni pasto in vigore a partire dal 10 settembre 2017.

Del passaggio ai buoni pasto elettronici e della nuova tassazione si è invece iniziato a parlare già dal 2015, quando con la Legge di Stabilità sono stati introdotti i buoni pasto elettronici.

Come funzionano? Non cambia la modalità di utilizzo: i buoni pasto elettronici possono essere utilizzati esattamente allo stesso modo dei ticket cartacei. La differenza è che l’importo è accreditato al dipendente su una carta magnetica provvista di un microchip.

Funziona come un bancomat o una carta di credito: l lavoratore pagherà la spesa per il servizio di mensa agli esercenti convenzionati tramite un terminale POS.

La novità riguarda soprattutto la tassazione prevista: con la card la soglia di esenzione dell’importo del buono pasto passa da 5,29 euro a 7 euro.

Buoni pasto elettronici: i vantaggi sulla tassazione

I vantaggi fiscali previsti per i buoni pasto elettronici non consistono soltanto nell’esenzione dalla tassazione fino al valore di 7 euro di ciascun buono pasto.

Ecco tutti i vantaggi fiscali e le novità sulla tassazione dei buoni pasto elettronici:

  • Aziende: Iva al 4%. Con i buoni pasto elettronici l’azienda può detrarre integralmente l’Iva sui ticket. Indetraibile, invece, per i ticket restaurant cartacei.
  • Liberi professionisti: titolari d’azienda e soci, aziende individuali possono detrarre invece l’Iva al 10% e il 75% delle spese per un importo massimo pari al 2% del fatturato.
  • Persone giuridiche: Ires 100%. Possono detrarre al 100% l’importo dei buoni pasto sia elettronici che cartacei, secondo quanto previsto dalla Circolare Ministeriale n. 6/E del 3 marzo 2009.

Regole e importi per lavoratori part-time e full-time

Come è stato già sottolineato nel corso dell’articolo, i buoni pasto vengono garantiti sia a lavoratori part-time che full-time e con il decreto MISE è stato stabilito che possono essere erogati anche quando l’orario di lavoro non prevede pausa pranzo.

Per i lavoratori assunti a tempo pieno vengono erogati i buoni pasto, elettronici o cartacei, di importo compreso tra i 2 e i 10 euro proprio per sostituire il servizio di mensa aziendale o vitto e per garantire la possibilità di fruire del pranzo in strutture esterne convenzionate.

Per i lavoratori assunti con contratto part-time bisogna sottolineare quali erano le regole precedenti, di modo da capire effettivamente cosa è cambiato dal 10 settembre 2017, data di pubblicazione del decreto con le nuove regole.

I lavoratori part-time, infatti, proprio perché non impiegati per l’intera giornata non hanno generalmente diritto ai buoni pasto, ma ove ricorrono le seguenti condizioni sono ammessi a godere del beneficio:

  • orario di lavoro che copre la fascia oraria di un pasto;
  • distanza tra l’abitazione e l’azienda, che rende impossibile, per il lavoratore, consumare il pasto a casa propria: ipotesi recentemente confermata da una sentenza della Cassazione.

Negli altri casi non era garantito il diritto a ricevere i buoni pasto, disposizione che è stata a tutti gli effetti abolita dal nuovo decreto MISE.

Cos’è l’indennità sostitutiva di mensa

Cosa fare se non è possibile utilizzare i buoni pasto? Nel caso in cui la sede dell’azienda sia lontana da bar, ristoranti o supermercati convenzionati e agriturismi e quindi risulti impossibile o difficile utilizzare i buoni pasto, è possibile monetizzare l’importo garantito al lavoratore per il servizio di pranzo o cena.

Si tratta appunto dell’indennità sostitutiva di mensa: al lavoratore viene erogato in busta paga l’importo di denaro corrispondente al valore del buono pasto garantito dall’azienda.

Anche l’indennità sostitutiva di mensa è esente da tassazione, ma secondo le indicazioni dell’INPS solo ove ricorrano le seguenti condizioni:

  • un orario di lavoro che comporti la pausa per il vitto;
  • stabile assegnazione ad una unità produttiva;
  • unità produttiva situata in un luogo che non consente di recarsi, senza l’utilizzo di mezzi di trasporto, al più vicino luogo di ristorazione per l’utilizzo di buoni pasto.

Come nel caso dei buoni pasto cartacei, l’indennità sostitutiva non è soggetta a tassazione fino ad un valore pari a 5,29 euro per i ticket restaurant cartacei e di 7 euro per i buoni pasto elettronici.

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Argomenti:

Voucher Buoni pasto

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