Più che il movimento rialzista dei rendimenti (e quindi ribassista delle quotazioni) a costituire motivo di incertezza per gli investitori è – nel caso dei Btp – il ritorno sopra il 3,5% dello yield del decennale. Si tratta di un livello importante, che ha sempre delineato il passaggio da fasi di debolezza a fasi di forza e viceversa.
È pur vero che il divario evidenziatosi nelle ultime sedute non appare tale da costituire un reale indizio di inversione: il dieci anni è tornato infatti sopra il 3,5% ma di poco. Basterebbe una seduta di deciso trend ribassista perché i nostri titoli di Stato riprendessero la direzione degli acquisti.
Cosa dice la curva dei Btp
Intanto sulla “yield curve” le scadenze molto corte hanno messo a segno un altro piccolo passo verso una discesa del rendimento (6 mesi al 3,1% contro il 3,17% di un mese fa), mentre la parte media è salita (5 anni al 2,97% contro il 2,8% di un mese fa). Si conferma così un tentativo di lenta normalizzazione della curva, tuttavia ancora timido. Il che costituisce la conferma di come oggi le occasioni si individuino di più nella parte 3-7 anni.
Qualche esempio di Btp 3-7 years
Volendo collocarsi su questo tratto ecco tre Btp idonei alla scelta:
- Btp 2,2% Gn2027: Isin IT0005240830 – quotazione di apertura di oggi 99,08 Eur contro minimo dell’anno a 96 Eur.
- Btp 2,8% Gn2029: Isin IT0005495731 – quotazione di apertura oggi 99,73 contro minimo dell’anno a 96 Eur.
- Btp 3,5% Fb2031: Isin IT0005580094 – quotazione di apertura di oggi 102,1 Eur contro minimo dell’anno a 98 Eur
L’incertezza si chiama inflazione
I perché della debolezza dei Btp dipendono dalle perplessità sulle evoluzioni della politica monetaria della Bce e dai timori di uno shock petrolifero. In sintesi dalla correlazione fra questi due motivi. Nelle ultime ore molti media Usa – con in prima linea il New York Times – hanno rilanciato i timori che una guerra in Medio Oriente fra Israele e Iran possa comportare effetti boomerang per il prezzo del greggio. Si ipotizza addirittura un allargamento del conflitto all’Arabia Saudita, di cui verrebbero colpite le installazioni petrolifere, con controreazioni su quelle iraniane. Il tutto si tradurrebbe in inflazione, forse tanta inflazione e quindi recessione. Si tratta naturalmente di ipotesi ma ingovernabili dai maggiori Paesi industrializzati.
La reazione c’è stata: Btp Italia in “buy”
Tornando ai Btp l’effetto è stato immediato. A sorpresa il mercato ha iniziato a reinvestire sui Btp Italia, sui cui volumi si è vista domanda in crescita e soprattutto sui 2027 e 2028, che – guarda casa – si collocano su quella parte di curva cui si guarda con maggiore interesse.
Tre i titoli più scambiati:
- Btp Italia Ot2027: Isin IT0005388175 - tasso cedolare base annuo pari a 0,65% + inflazione italiana – quota sui 96,6 Eur con rendimento a scadenza – naturalmente stimato, data la struttura del titolo – del 2,7%.
- Btp Italia Mz2028: Isin IT0005532723 – tasso cedolare base 2,0% + inflazione italiana – quota sui 100 Eur con rendimento a scadenza – di nuovo stimato del 2,8%.
- Btp Italia Nv2028: Isin IT0005517195 – tasso cedolare base annuo pari all’1,6% + inflazione italiana – quota sui 98,5 Eur con rendimento a scadenza – sempre stimato - del 2,9%.
L’indicazione della previsione del rendimento dipende logicamente dal fatto che è del tutto imprevedibile quotare l’inflazione futura, tanto più nel caso l’impatto da eventi bellici dovesse esplodere. Un po’ di protezione in merito è quindi condivisibile e il mercato sembra volerlo fare scegliendo Btp Italia che quotino o sotto o attorno a 100.