BTP Italia Sì, tasso minimo garantito all’1,60% e codice ISIN. Qual è il rendimento netto?

Flavia Provenzani

12 Giugno 2026 - 12:49

Oggi è uscito il tasso minimo garantito sul BTP Italia Sì, un dato chiave per capire se sottoscrivere il nuovo titolo di Stato italiano indicizzato all’inflazione. Svelato anche il codice ISIN.

BTP Italia Sì, tasso minimo garantito all’1,60% e codice ISIN. Qual è il rendimento netto?

Mentre il mondo guarda all’IPO di SpaceX oggi, il pubblico italiano osserva con interesse il comunicato del Ministero dell’Economia con i tassi minimi garantiti, insieme al codice ISIN (IT0005713539), del BTP Italia Sì, il nuovo titolo di Stato in collocamento da lunedì 15 a venerdì 19 giugno (fino alle ore 13), salvo chiusura anticipata, pensato per i piccoli risparmiatori.

Come riferito dal MEF, il tasso minimo è stato fissato all’1,60%, al di sotto dell’1,80-1,90% ipotizzato dagli analisti.

Con il dato ormai certo, vediamo quale sarebbe il rendimento lordo e netto, alla luce del meccanismo di calcolo delle cedole indicizzate all’inflazione e della sua durata (scadenza al 23 giugno 2031).

Quanto rende il BTP Italia Sì con il tasso minimo garantito?

Rispetto ai vecchi BTP Italia, il nuovo titolo adotta una formula più lineare, con la cedola semestrale data dalla somma di due componenti: la metà del tasso fisso annuo e il tasso di inflazione nazionale del semestre, misurato dall’indice ISTAT FOI (prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi). Il calcolo del rendimento viene applicato al capitale nominale sottoscritto, senza rivalutazioni del capitale.

Un esempio rende tutto più chiaro. Ipotizziamo un investimento di 10.000 euro e consideriamo il tasso minimo fissato all’1,60%. La componente fissa semestrale vale lo 0,8% (1,60% diviso due, il numero delle cedole che si ricevono ogni anno). Se nel semestre l’indice FOI cresce dell’1,3%, la cedola sarà pari a 0,80% + 1,3% = 2,10%, cioè 210 euro lordi, che al netto della ritenuta del 12,5% diventano circa 184 euro.

Se invece i prezzi restassero fermi, o addirittura dovessero scendere, scatterebbe la clausola di salvaguardia - la componente inflazione si azzera ma il tasso fisso resta intatto, quindi la cedola minima sarebbe comunque di 80 euro lordi a semestre.

Proviamo a quantificare il rendimento complessivo su un orizzonte di cinque anni, fino alla scadenza del 23 giugno 2031, assumendo ancora un tasso minimo all’1,60% e includendo il premio fedeltà dello 0,6% riservato a chi sottoscrive in collocamento e mantiene il titolo fino a scadenza.

Con un FOI medio del 2,5% annuo, ipotesi non lontana dal dato di aprile (2,6%) e dalle stime ISTAT per il 2026, la cedola annua si attesterebbe intorno al 4,10% lordo. Aggiungendo il premio finale spalmato sui cinque anni (circa 0,12% l’anno), il rendimento lordo complessivo supererebbe il 4,2% annuo, pari a circa il 3,7% netto dopo la tassazione agevolata.

Se invece la BCE, che ha appena ripreso ad alzare i tassi, riuscisse a riportare i prezzi sotto controllo e il FOI dovesse scendere su una media dell’1,5% annuo, la cedola lorda si fermerebbe attorno al 3,10%, circa il 3,2% lordo annuo se consideriamo il premio fedeltà, ovvero poco meno del 2,9% netto.

In entrambi gli scenari il confronto con i conti deposito e con i BTP a tasso fisso di pari durata regge, soprattutto per chi teme nuove fiammate dei prezzi, anche se il tasso fissato all’1,60%, sotto le attese del consensus, rende la scelta più legata allo scenario di inflazione che ciascuno ritiene probabile. Resta comunque la possibilità di una revisione al rialzo alla chiusura del collocamento.

SONDAGGIO