BTP con 4,18% di rendimento e 40,4% di sconto sul valore finale. Come sfruttarlo?

Stefano Vozza

24 Giugno 2026 - 17:13

Il Matusalemme nazionale offre un ricco ritorno a scadenza e si acquista a forte sconto sul mercato secondario: trappola o occasione del secolo?

BTP con 4,18% di rendimento e 40,4% di sconto sul valore finale. Come sfruttarlo?

Per comprendere appieno le tensioni del comparto obbligazionario bisogna guardare al tratto lungo della curva, cioè alle lunghissime scadenze. Rispetto alla maggioranza dei titoli a medio-corto e medio-lungo termine nati negli ultimi anni, sui bond lunghi è ancora buio pesto. Il riferimento è a chi li comprò in origine, spesso a inizio decennio, perché erano gli unici dai ritorni “più ricchi”. Cioè elevati rispetto al nulla o poco del tempo, ma esponevano integralmente al rischio di mercato, cioè di crollo dei prezzi in caso di rialzo del costo del denaro. Timore che poi si è avverato, zavorrando titoli come il BTP Tf 2,15% Mz72. Si tratta di un BTP con 4,18% di rendimento e 40,4% di sconto sul valore finale. A chi conviene e come, eventualmente, sfruttarlo?

I rischi pericolosissimi dei titoli lunghi

È il c.d. Matusalemme nazionale, il BTP con ISIN IT0005441883 più longevo tra tutti quelli emessi dal Tesoro e in circolazione sul MOT. Ha una durata residua di soli, si fa per dire, 45,69 anni per cui chi lo compra rischia tanto di non vederne il rimborso finale. Gli eredi sì, ma a patto che non siano loro a smantellarlo prima del tempo. A proposito di eredità, un pro dei titoli di Stato è che sono esenti dalle imposte di successione, un dettaglio non da poco per il Matusalemme.

È nato il 12 aprile 2021, quando l’inflazione era bassa e i tassi nulli, per cui per spuntare cedole più ricche bisognava allungare la durata. Peccato che essa si trascini dietro la duration, che qui è enorme a 22,76 (dati: Borsa Italiana). Poi l’era post-pandemica ha lasciato in eredità un’inflazione senza precedenti così i tassi son saliti e gli yield pure. A restare “incastrati” nei bond lunghi sono stati gli acquirenti della prima ora. Nessun problema per chi li porta a scadenza, si potrebbe dire, ma non è vero:

  • se i tassi cedolari annui non coprono l’inflazione di periodo, allora il rendimento reale è negativo. È sempre meglio rispetto alla liquidità infruttifera, ma perdere più o meno costantemente potere d’acquisto per 20 o 30 o 50 anni non è il massimo;
  • fino a scadenza c’è sempre il rischio, elevato o remoto che sia, di dover rivenderlo anzitempo, e farlo a prezzi inferiori a quelli di ingresso non è affatto piacevole. In questo caso, poi, stiamo parlando di un 40epassa di perdita dal valore di emissione (99,467), mica noccioline;
  • le emissioni giunte negli anni successivi (meglio: dal 2022) hanno reso mediamente di più su timeframe decisamente più corti. La classica beffa, insomma.

Quanto rende oggi il BTP 2072 a tassi fissi?

Oggi il BTP Tf 2,15% Mz72 prezza sotto i 60 centesimi, 59,37 al prezzo di chiusura di martedì 23, per un effettivo a scadenza del 4,18%. Chi lo acquisterà a questi prezzi incasserà 21,50 € lordi/annuo a titolo (18,81 € netti) per i prossimi 45,69 anni, più altri 406,3 € lordi a titolo a scadenza grazie al rimborso a 100. A livello cumulato stiamo parlando di rendimenti bel oltre il 200% tra cedole e plusvalenza, ma spalmato su quasi mezzo secolo di attesa.

E se le quotazioni risalissero molto prima del ‘72? Da gennaio il bond ha avuto un picco a fine febbraio (61,72) e un low un mese dopo (56,30). Un range oggettivamente ristretto malgrado la sua elevatissima liquidità sul mercato secondario, dove in media si contano scambi giornalieri per 10-40 mln di €. Da emissione a oggi, invece, i corsi si sono portati sopra la pari le prime settimane, poi sono sprofondati e da lì non accennano a risalire in maniera convinta. È da quattro anni che il titolo non rivede area 70, mentre alla minima turbolenza non perde occasione per stornare.

Non è un’obbligazione per cassettisti

Purtroppo è da mesi/anni che viviamo di incertezze sulle principali variabili sia economiche che monetarie, per cui gli yield restano medio-alti specie sui bond lunghi. Questi titoli li acquistano soprattutto gli istituzionali, banche, fondi e affini, ma oggi lo fanno con più moderazione rispetto ieri. I debiti pubblici aumentano con regolarità, la domanda mondiale è forte e l’inflazione pure, e le crisi non mancano, da quelle politiche, energetiche, geografiche, di emittenti.

Morale, se gli istituzionali che hanno più padronanza dei mercati procedono con prudenza, la stessa deve essere almeno doppia o tripla per l’investitore retail. Di fondo c’è che il BTP Tf 2,15% Mz72 non è un bond da cassettista, che farebbe meglio a guardare emissioni a 4-7-10 anni. Rispetto al recente BTP Italia Sì, per esempio, il Tf 2,15% Mz72 ha una volatilità decisamente elevata (non tipica da piccolo investitore) e protegge poco o niente dall’inflazione. L’Italia Sì, invece, tutela il potere d’acquisto del capitale ed è molto meno sensibile ai tassi.

Se proprio si vuol investire a tutti i costi a lungo termine, allora meglio guardare BTP “più corti” tipo il BTP Tf 4,45% St43 o il BTP Green Tf 1,5% Ap45. Il primo prezza 104,1 centesimi per un effettivo a scadenza del 4,16%, e il secondo 65,3 per uno yield al 4,22%. In termini di rendimento effettivo a scadenza siamo su quelli del BTP Tf 2,15% Mz72, ma con scadenze decisamente inferiori. Chi acquista il Tf 4,45% St43 o il Green Ap45 ha, statisticamente, più probabilità di vederne il rimborso rispetto al BTP Mz72. E il BTP Tf 4,45% St43, a dirla proprio tutta, gode di un’elevata cedola periodica rispetto agli altri due che legano molta parte dei loro ritorni ai rimborsi finali.

BTP con 4,18% di rendimento e 40,4% di sconto sul valore finale. Come sfruttarlo?

Questo insieme di cose, tuttavia, non delegittima del titolo, anzi. L’obbligazione ha peculiarità che non la rendono adatta a certe strategie, ma ad altre sì. Ad esempio a chi ha sufficiente tempo d’attesa, quindi trader di breve esclusi, e non si cura più di tanto della cedola mediocre. Inoltre ha buona propensione al rischio, parte già con un paniere titoli prudente e ricerca potenziali guadagni in conto capitale, che non vuol dire per forza rivendere a 100. Potrebbe trattarsi di un target a 65 o 70 o 80 o altro, in base alla propria view e pazienza da un lato, e alla volontà del bond dall’altro.

Vista in quest’ottica, dunque, sarebbe come aprire una posizione tattica più sui tassi (e loro evoluzione) che sul bond in sé. Una “scommessa” non facile da vincere e che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe richiedere molto più tempo di quello che fino ad oggi molti investitori hanno stimato.