Il non rimborso TLTRO vale 0,28% al BTP in asta. Ma senza Bce, è solo somma zero

Mauro Bottarelli

30 Novembre 2022 - 12:50

Mentre l’inflazione Ue flirta col picco, l’Italia colloca tutto l’ammontare di decennali con un calo di rendimento garantito dal doom loop. Ma ratifica del MES e fiducia delle imprese remano contro

Il non rimborso TLTRO vale 0,28% al BTP in asta. Ma senza Bce, è solo somma zero

Simboli e segnali sono importanti. Soprattutto in un tempo in cui il mercato vive di social network e algoritmi, comunicazione e percezione. Vale quindi la pena sottolineare come ieri il Tesoro abbia interamente assegnato l’importo massimo offerto della terza tranche di BTP a 10 anni (01-05-2033), pari a 3 miliardi, a fronte di una richiesta di oltre 4,4 miliardi e con un conseguente rapporto di copertura dell’1,47.

Ma ciò che conta è la ciccia: ovvero, il rendimento in forte calo e che torna a scendere sotto il 4%. Per la precisione, al 3,96% contro il 4,24% nell’asta precedente. E tutti sanno che quella del 4% per il nostro decennale benchmark è una vera e propria linea Maginot. Cosa ha garantito questo risultato? Forse la bollinatura della Legge di bilancio, a sua volta segnale di formale allontanamento del rischio di esercizio provvisorio? O l’incontro fra Giorgia Meloni e Carlo Calenda, letto dagli investitori come garanzia di una ruota di scorta mercatista ed europeista in caso di bizze da parte di uno dei due alleati, magari in vista del primo redde rationem elettorale in Lombardia e Lazio a febbraio?

Forse. Sicuramente, a nessuno è sfuggito come questo risultato sia giunto subito dopo la scollinatura da parte del nostro sistema bancario e assicurativo del primo rimborso anticipato dei fondi TLTRO, avvenuto il 23 novembre. Stante la base volontaria, i soldi sono rimasti a bilancio, magari in attesa della seconda data utile in dicembre. E quindi sono divenuti disponibili per l’ennesimo esercizio di doom loop. lo stesso auspicato dal MEF attraverso rumors degli ultimi giorni: acquistare debito pubblico per operare da contrafforte al reinvestimento titoli Bce nel mantenimento di uno spread in linea di galleggiamento.

Ma è un gioco a somma zero. E non solo per il rischio di un’Europa che potrebbe riproporre, da un giorno con l’altro, l’argomentazione-killer del tetto alle detenzioni di debito domestico, mandando il medesimo spread sull’ottovolante. Bensì perché quei fondi, oltre a dover essere restituiti, avevano ben altra destinazione: tramutarsi in prestiti e mutui per famiglie e imprese, al fine di tamponare il fall-out macro della pandemia. Invece, come al solito, la destinazione principale è stata l’acquisto di BTP. In subordine, con il contagocce e a fronte di garanzie in modalità interrogatorio della Stasi, il credito all’economia reale.

Un gioco a somma zero. appunto. Rischioso in un contesto come questo,

Breakdown per nazione del controvalore dei prestiti a garanzia statale Ue Breakdown per nazione del controvalore dei prestiti a garanzia statale Ue Fonte: Bloomberg

dove il nostro Paese è ormai sul primo posto dell’immaginario podio della nazionalizzazione latente del mercato dei prestiti. Garanzie statali, la nuova frontiera dell’emergenza. Ma, di fatto, stock di debito. Lo stesso che Christine Lagarde ha bacchettato non più tardi di lunedì, aprendo la sua audizione alla Commissione Affari economici e monetari del Parlamento Ue: Nell’attuale contesto di alta inflazione, la politica fiscale deve essere attenta a non aumentare le pressioni inflazionistiche. Il sostegno di bilancio dovrebbe pertanto essere mirato, personalizzato e temporaneo. L’entità dell’impulso fiscale deve essere limitata e avvantaggiare chi ne ha più bisogno, non deve indebolire gli incentivi alla riduzione della domanda di energia e non deve essere mantenuto oltre lo stretto necessario.

E ancora, tanto per mettere i punti sulle i: Allo stesso tempo, i governi dovrebbero perseguire politiche fiscali che dimostrino il loro impegno a ridurre gradualmente gli elevati indici del debito pubblico. Parole che pronunciate in pressoché contemporanea con l’approdo in Aula della Legge di bilancio italiana paiono un monito. Molto chiaro. E che assumono valenza ulteriormente seria, alla luce di questo:

come volevasi dimostrare, la ratifica parlamentare del MES è tutt’altro che scontata. Perché, a livello politico, la Lega non può permettersi un via libera acritico, dopo mesi e mesi di barricate vendute all’elettorato come unica risposta. E lo stesso vale per parte del voto che fa riferimento a Fratelli d’Italia. Detto fatto, l’europeista ministro Giorgetti gioca la carta del guadagnare giorni, se non ore, sottolineando come l’Italia attenda il parere della Corte costituzionale tedesca prima di dar via all’iter. Alibi disperato o un brutto lapsus? Una cosa è certa: entro l’anno occorre ratificare. O Bruxelles agirà.

Ora, poi, rischia di aprirsi una partita a scacchi anche in sede Bce. Questi due grafici

Andamento dell'indice dei prezzi CPI tedesco su base annua e mensile Andamento dell’indice dei prezzi CPI tedesco su base annua e mensile Fonte: Bloomberg
Andamento della prezzatura futures di aspettativa sui tassi Bce Andamento della prezzatura futures di aspettativa sui tassi Bce Fonte: Bloomberg/Zerohedge

mostrano infatti due eventi spartiacque, accaduti proprio mentre il Tesoro piazzava la sua tranche di BTP sotto quota 4% di rendimento. A novembre, l’indice CPI preliminare tedesco è calato dello 0,5% su base mensile, la contrazione maggiore nel trend dei prezzi dal dicembre 2020. Insomma, l’inflazione in Europa ha raggiunto il proverbiale picco? Così parrebbe suggerire la seconda immagine, la quale mostra come la prezzatura dei futures subito dopo la pubblicazione di quel dato segnalasse un drastico calo delle possibilità di altri 75 punti base di aumento al board del 14-15 dicembre. Il +10% del dato flash di novembre rispetto al 10,6% di ottobre e al 10,4% delle attese pare confermare.

Insomma, il mercato ha qualcosa da festeggiare. Almeno formalmente. Perché questa ultima immagine

Andamento dell'indice European Industrial Confidence Andamento dell’indice European Industrial Confidence Fonte: Bloomberg/Zerohedge

ci riporta con i piedi nella realtà macro dell’eurozona, lontana anni luce dalle partite di giro monetarie della carta sovrana, in asta così come sul secondario. L’indice European Industrial Confidence non ha infatti dedicato nemmeno un plissé al dato preliminare tedesco, scendendo anzi ai minimi dal gennaio 2021. Recessione garantita. E, soprattutto, proxy più che affidabile di un timore di credit crunch, poiché ciò che un’impresa o una famiglia necessitano maggiormente in tempo di crisi è appunto l’accesso al credito. Soprattutto nei Paesi con economie e livelli occupazionali più deboli. Somma zero, appunto.