BTP a tassi fissi con rialzi del +5% in pochi giorni tra cedola e plusvalenza

Stefano Vozza

24 Ottobre 2025 - 07:09

La relazione inversa tra prezzi e rendimenti sui bond può togliere ma anche donare tanto in poco tempo come nel caso dei BTP qui esposti

BTP a tassi fissi con rialzi del +5% in pochi giorni tra cedola e plusvalenza

Strano ma vero, il perimetro del reddito fisso accoglie strumenti di investimento che consentono robusti guadagni anche in poche sedute. Il discorso non riguarda il risparmio postale o i depositi bancari, fissi e invariabili nel valore nominale iniziale, ma i c.d. bond lunghi, cioè con elevate durate residue e buone cedole di default.
Queste obbligazioni sulla carta si presentano come prodotti del reddito fisso, ma nei fatti riescono a fare buoni rialzi e ribassi anche nel giro di pochi giorni. Insomma, una sorta di via di mezzo tra il trading aggressivo sulle azioni di Borsa e i bond tranquilli di media e corta durata. Vediamo al riguardo alcuni BTP a tassi fissi con rialzi del +5% in pochi giorni tra cedola e plusvalenza dei rispettivi corsi.

Il giovane BTP benchmark a 30 anni

È il caso anzitutto del neo bond trentennale benchmark con ISIN IT0005668238, emesso un mese fa e in scadenza il 1° ottobre 2055. Ha una cedola del 4,65% del valore nominale del prestito sottoscritto, pagata su base semestrale del 2,325%. In pratica 1.000 € nominali rendono 46,50 € annui/lordi, 40,68 € al netta della ritenuta fiscale. Al momento prezza sui 106,3 per uno yield effettivo a scadenza del 4,3%.
La recente flessione dei rendimenti ha giovato al recupero delle quotazioni dei titoli lunghi, incluso questo trentennale. Il 25/09 prezzava 102,04 mentre il 09/10 lo si acquistava a 103,5. A quest’ultimo prezzo il rialzo ad oggi dei corsi è del 2,7%, cui si aggiunge uno 0,15% di rateo pro tempore. Ai prezzi di 40 giorni fa, invece, il cumulo di rateo e apprezzamento si aggira sul 4,5% circa.

L’obbligazione a 30 anni emessa 13 mesi fa

Lo stesso trend in flessione dei rendimenti, e quindi di parziale recupero dei corsi, lo si registra anche sul trentennale in scadenza il 1° ottobre 2054. Il bond è nato a settembre dell’anno scorso, ha codice ISIN IT0005611741 e una cedola del 4,3% lordo. Oggi l’effettivo a scadenza si aggira sul 4,25% per via delle quotazioni in area 101,1, ma fino a 10 giorni fa lo si acquistava sotto cento. Ad esempio prezzava 97,05 il 25/09 e 98 il 7 ottobre, per cui anche qui i cumuli di cedola pro tempore e movimento dei prezzi si aggirano sul 3,5-4,5%.

Il BTP con cedola al 2,15%

All’aumentare della durata residua si amplificano i possibili movimenti dei corsi sul secondario. È il caso del Matusalemme nazionale in scadenza il 1° marzo del 2072, 50 anni di durata complessiva nato a marzo del ’21. La sua data di nascita incide sulla cedola ‘risicata’ del 2,15% in rapporto alla data del rimborso finale, mentre oggi titoli dagli orizzonti più contenuti pagano anche il doppio annuo.
L’obbligazione ha identificativo ISIN T0005441883 e un’elevata duration modificata al 23,3. Sul MOT prezza sui 60,6, mentre ha formato un minimo e massimo annuo a 55,53 e a 64,82. Si tratta di quasi 10 centesimi di escursione low/high che pesano in doppia cifra se stimati in termini percentuali. Solo per restare agli ultimi 50 giorni, il 2 settembre ha chiuso a 55,6, che tradotto vuol dire un apprezzamento del 9% fino ai nostri giorni, e a 58,3 il 6 ottobre (il 4% scarso). Parallelamente il peso del rateo di competenza incide poco rispetto ai due trentennali visti prima, ma contribuisce comunque a donare altro ritorno utile all’investimento.

BTP a tassi fissi con rialzi del +5% in pochi giorni tra cedola e plusvalenza

La situazione non muta considerando obbligazioni in euro emesse da Stati sovrani esteri. È il caso del Francia 0,5% (ISIN FR0014001NN8) in scadenza il 25 maggio del 2072 che sicuramente ha subito rialzi significativi dal 1° settembre. Qui tuttavia pesano più le vicende interne al Paese in merito all’avvicendamento dell’Esecutivo che le sole dinamiche del comparto obbligazionario.
Il bond ha formato un low di periodo, annuo e storico a 23,90 il 2 settembre, mentre venerdì 17/10 ha formato un recente high a 27,1. Si tratta di un 13,4% di risalita, che perde qualcosa se la stima è effettuata alla valutazione attuale a 26,57, ma sempre in doppia cifra. L’incidenza del rateo è ancor più trascurabile in questo caso, data la cedola davvero ridicola in rapporto alla durata residua e in origine.
La duration modificata qui sale al 33,3, a testimoniare la sua natura di strumento di investimento a rischio davvero considerevole. Chi lo ha sottoscritto nei primi mesi di vita oggi conta corpose perdite in conto capitale. È andata meglio, nel senso di meno peggio, a chi lo ha inserito in portafoglio negli ultimi 2 anni, dato che la perdita si aggira “soltanto” sul 10-20-30% a seconda del prezzo di carico.
Morale, i bond lunghi possono dare tanto o togliere tanto anche in poco tempo, e quindi più adatti a trader. Di fondo richiedono infatti elevata propensione al rischio e notevole dimestichezza sul come muoversi si mercati finanziari. Inoltre anche un adeguato orizzonte temporale che può variare dalle poche sedute nel caso degli speculatori, fino a un numero imprecisato di anni per chi cerca diversificazione del portafoglio.