Terremoto Brexit: Scozia e Nord Irlanda verso referendum?

Terremoto Brexit: tra gli effetti del divorzio del Regni Unito dall’UE potrebbero esserci importanti cambiamenti territoriali. Scozia e Nord Irlanda verso il referendum per staccarsi da Londra?

Terremoto Brexit: Scozia e Nord Irlanda verso referendum?

La Brexit potrebbe essere un vero terremoto geopolitico per il Regno Unito. In ballo non ci sono soltanto i complessi equilibri commerciali, economici, sociali, normativi da ridefinire con l’Unione Europea - poco intenzionata a perdere potere contrattuale in questa lotta con Boris Johnson - ma anche la delicata questione dell’unità territoriale.

Il divorzio dall’UE potrebbe scatenare un vero e proprio effetto domino, con altre separazioni ben più profonde e radicali: quelle della Scozia e dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito. L’ipotesi non è poi così assurda. Anzi, sembra rafforzarsi anche in vista dei risultati elettorali della Repubblica irlandese, con il partito nazionalista di sinistra Sinn Féin trionfante.

Due donne combattive sono a capo di questa pericolosa battaglia politica, geografica, culturale, storica contro l’intransigenza di Boris Johnson: la scozzese Nicola Sturgeon e l’irlandese Mary Lou McDonald.

La Brexit, dunque, potrebbe essere davvero un terremoto. E non solo per l’addio all’Unione Europea.

Terremoto Brexit: la Scozia pronta a lasciare il Regno Unito?

Il ragionamento del Primo Ministro scozzese è chiaro e ribadito da dicembre, quando le elezioni generali hanno sancito il successo di Boris Johnson. In un’intervista rilasciata a Il Sole 24 ore, Nicola Sturgeon ha dichiarato:

La Scozia non ha scelto la Brexit. Al referendum il Paese ha votato per il Remain. E alle ultime elezioni, il mio partito Snp che non vuole uscire dalla Ue è stato il più votato. Il nostro Paese si ritrova invece fuori dalla Ue contro la sua volontà. C’è un deficit di democrazia.”

La strada verso l’indipendenza ha, però, un ostacolo non di poco conto che riguarda l’iter istituzionale necessario per indire un referendum. Evitare il cammino illegale sull’esempio della Catalogna è un obiettivo dichiarato da Nicola Sturgeon. Ma per farlo bisogna superare lo scoglio del via libera del Parlamento londinese.

L’impresa risulta piuttosto difficile. Boris Johnson, infatti, non pare affatto intenzionato a concedere il referendum desiderato. Secondo lo Scotland Act che regola l’autonomia dal 1998, la possibilità di chiedere l’indipendenza esiste, ma deve essere concessa da Westminster.

Per ovviare a questo percorso istituzionale, il Primo Ministro scozzese sembra voler procedere anche in modo unilaterale. Intanto, ha presentato un disegno di legge per modificare lo Scotland Act e dare potere al suo Parlamento in merito alla decisione di avviare consultazioni sull’indipendenza.

Il clima, quindi, sta diventando incandescente, con Sturgeon e Johnson sempre più distanti. Non solo, ad essere in bilico è anche il consenso della popolazione. Anche se la Brexit sta convincendo molti scozzesi a voler lasciare il Regno Unito, tra separatisti e unionisti il divario è di pochi punti percentuali, quasi un testa a testa a 50%. Resterebbe da decidere, poi, come restare in UE se si diventa indipendenti. La Sturgeon ha già ipotizzato un possibile mantenimento della sterlina.

Irlanda riunita? Scenario possibile grazie a Brexit e Sinn Féin

L’unione irlandese è tornata di stretta attualità dopo la sorpresa delle elezioni nella Repubblica d’Irlanda. A far sperare gli unionisti nazionalisti più convinti è stato l’ottimo risultato elettorale del partito di sinistra Sinn Fèin.

La formazione politica guidata da un’altra donna determinata, Mary Lou McDonald, da braccio politico dell’IRA nei concitati anni dei Troubles è diventato un riferimento chiave per formare un Governo. Che vada al potere, con una coalizione ancora tutta da definire, o resti all’opposizione scalzata dai due partiti tradizionali di centrodestra, avrà sicuramente voce in capitolo sul futuro irlandese.

Il primo obiettivo del Sinn Féin, infatti, è preparare la strada per un referendum sull’unione dell’isola entro 5 anni. E non sembra ci siano margini di trattativa al riguardo, anche perché l’elettorato - formato soprattutto da giovani - ha sposato in pieno questa prospettiva.

Lo scenario si fa ancora più complesso in Irlanda e, di riflesso, in Gran Bretagna. Lo strumento referendario per la creazione di una nazione unica, infatti, è previsto dagli accordi del 1998.

Secondo l’intesa, infatti, l’Irlanda del Nord diventava parte del Regno Unito, ma si prevedeva l’unificazione futura se le maggioranze in entrambe le parti dell’Irlanda fossero state d’accordo. Ora il Sinn Féin potrebbe favorire questo accordo, incalzato anche dai timori innescati dalla Brexit e dalle sue conseguenze.

E, naturalmente, un esito positivo in Irlanda sul referendum causerebbe un effetto domino in Scozia. Si presume che Johnson farà di tutto per evitare l’escalation separatista. Ecco come la Brexit si sta rivelando un terremoto.

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