Borsa Italiana: Stm la peggiore al Ftse Mib, colpa del divieto cinese a Micron

Duro colpo sul settore chip dopo il divieto di vendere prodotti Micron in Cina: Stm perde oltre il 2% ed è maglia nera dell’indice

Borsa Italiana: Stm la peggiore al Ftse Mib, colpa del divieto cinese a Micron

Riflettori puntati su Stm che oggi preoccupa i mercati. Il tonfo di oltre il 2% segnato a metà mattina mette in allarme l’intero comparto e annulla la performance degli ultimi sei mesi.

A incidere sull’andamento delle quotazioni la decisione di un tribunale cinese di vietare temporaneamente la vendita in Cina per Micron Technology.

Lo stesso gruppo americano, ieri sera, è scivolato a -5,5% con ripercussioni a livello globale.

Il divieto

La guerra commerciale a colpi di dazi tra Usa e Cina sta continuando a far sentire le conseguenze sui mercati.

In particolare, nelle ultime ore a soffrire è il settore dei chip, dopo che un tribunale cinese ha disposto che Micron Technology non possa vendere alcuni dei suoi prodotti nel Paese del Dragone.

Il gruppo americano, secondo il giudice cinese, non potrà dunque mettere in vendita 26 tipologie di chip perché sarebbe responsabile di una presunta violazione su alcuni brevetti di proprietà di United Microelectronics, società di Taiwan.

La decisione ha dato un duro colpo a Micron che ieri sera ha chiuso a -5,5% a Wall Street.

Il tonfo di Stm

Il contraccolpo, però, è avvertito sull’intero comparto dei semiconduttori e l’andamento negativo in Borsa delle società attive nel settore dei chip è piuttosto evidente.

Vistoso il calo registrato in mattinata a Piazza Affari da Stm, il cui titolo al momento della scrittura viene scambiato a 18,46 euro perdendo il 2,71%, mentre l’indice Ftse Mib scende dello 0,28%.

La preoccupazione, più che fondata, è che la decisione di uno stop alle vendite imposto dalla Cina a Micron possa ora generare ripercussioni ancor più infauste su tutto il settore dei chip.

Gli analisti però sembrano ottimisti e per la quotata italiana non prevedono comunque “impatti specifici” derivanti dalla guerra tra Washington e Pechino.

La ritorsione politica

Il divieto, alla luce della situazione geopolitica internazionale e alla guerra commerciale in atto tra Usa e Cina, viene motivato anche come una rappresaglia a Donald Trump.

Il presidente degli Stati Uniti, infatti, ha fatto capire di non gradire l’ingresso sul mercato americano di China Mobile, colosso cinese delle telecomunicazioni, e di recente ha annunciato che impedirà al gruppo controllato al 100% da Pechino di arrivare in America.

In tale contesto, secondo gli analisti di Equita, la mossa del tribunale cinese appare come

“una risposta ’politica’ indiretta alla introduzione dei dazi da parte degli Usa”

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