Bonus insegnanti nello stipendio: conviene davvero?

Bonus 500€: il MIUR valuta la possibilità di inserirlo nello stipendio. Ma attenzione: in questo caso l’importo andrebbe notevolmente a ridursi.

Bonus insegnanti nello stipendio: conviene davvero?

Bonus Carta del docente nello stipendio: il MIUR - su invito degli insegnanti - ci sta seriamente pensando, ma non tutti sono convinti del fatto che una tale decisione possa davvero giovare al corpo docente.

Da tempo si parla di questa ipotesi per far sì che l’aumento di stipendio (si parla di circa 75,00€ lordi) che verrà riconosciuto agli insegnanti con il prossimo rinnovo di contratto possa essere più pesante grazie alle risorse oggi utilizzate per riconoscere il bonus di 500,00€ per le spese di formazione e aggiornamento professionale.

Adesso, specialmente dopo che sono stati pubblicati i dati riguardanti l’utilizzo che gli insegnanti fanno del bonus, preferendo l’acquisto di dispositivi informatici alla frequenza di un corso di formazione, il Ministero dell’Istruzione sembra aver preso in seria considerazione questa ipotesi così da incrementare le risorse a disposizione per il rinnovo del contratto.

Una notizia che potrebbe generare entusiasmo tra i docenti, convinti del fatto che sia meglio avere quei soldi direttamente sullo stipendio piuttosto che sotto forma di buoni spesa da utilizzare solamente per determinati tipi di acquisti. Quello che però in molti dimenticano è che entrando in busta paga l’importo del bonus, che sarebbe soggetto a tassazione, andrebbe notevolmente a ridursi.

Ecco perché ci siamo chiesti: ma converrebbe davvero assorbire il bonus docenti in busta paga? Secondo il nostro parere no; vediamo perché.

Bonus docenti nello stipendio: importo annuo notevolmente ridotto

Oggi gli insegnanti hanno a disposizione 500,00€ l’anno da spendere attraverso una piattaforma digitale, la Carta del Docente. Un bonus che in questi anni, con più o meno successo a seconda dei singoli casi, è servito per far fronte alle spese sostenute per la formazione professionale ma che continua ad essere oggetto di discussione.

Come anticipato, infatti, il personale docente vorrebbe che i soldi stanziati ogni anno per il bonus venissero aggiunti alle risorse a disposizione per il rinnovo di contratto, così da riconoscere un aumento di stipendio più elevato rispetto a quello attualmente pronosticato.

Il problema è che smantellando la Carta del Docente non ci sarebbe chissà che cambiamento per lo stipendio. Se consideriamo che i 370 milioni l’anno molto probabilmente sarebbero utilizzati anche per gli stipendi dei precari e del personale ATA, e che tra aliquote Irpef e addizionali la tassazione supera il 40%, ne risulterebbe un netto non superiore ai 10,00€ al mese.

Conviene davvero quindi rinunciare a 500,00€ annui (che presentano ovviamente più di qualche vincolo) per avere un reddito annuo più pesante di appena 100,00€? Ovviamente c’è da considerare che in questo modo ci sarebbero benefici anche sul fronte previdenziale ma, almeno secondo il parere di chi scrive, gli svantaggi andrebbero a superare i vantaggi.

Anche perché bisogna considerare che l’aggiornamento professionale dei docenti continuerebbe ad essere preteso dal Ministero dell’Istruzione, come tra l’altro spiegato dalla Azzolina al momento del suo insediamento quando ha definito come “prioritario” il tema della formazione dei docenti. In quel caso chi si farebbe carico delle spese? I docenti stessi, i quali però questa volta non potrebbero attingere ad alcun finanziamento pubblico.

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1 commento

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GGM • 3 mesi fa

Sarebbe un vero affare per lo Stato (e anche le regioni e i comuni). Con una tassazione del 41% circa per la quota sotto i 28mila€ e del 52% per la parte eccedente, su 370milioni questi enti pubblici ne recupererebbero quasi la metà (170-180milioni). Al contrario di quello che vorrebbe fare la nuova ministra dell’istruzione, sarebbe molto meglio trasformarlo in un bonus professionale, in cui comprare anche la carta per le relazioni e le fotocopie, i dispositivi elettronici (pennetti, dischi esterni, mouse, dispositivi elettronici utili alla didattica) oggi completamente a carico dei docenti. Ma dare 500€ all’anno per comprarsi quello che serve ad insegnare, oltre che pagarsi corsi di aggiornamento, sembra una regalia inaccettabile per dei docenti che guadagnano meno di tutti gli altri che lavorano nell’europa occidentale, meno di Spagna e Portogallo. Quanto? Tra i 250 e i 400mila€ lordi in 35-40 anni di carriera. Addirittura meno (circa 40mila€ lordi meno) della Slovenia, che è il 30% più povero di noi (PIL pro-capite). Ma questa è l’Italia.

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