Bonus 800 euro: i soldi vanno ai padri separati o alla madre che mantiene i figli?

Simone Micocci

3 Agosto 2022 - 12:01

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Bonus 800 euro soprannominato per “padri separati”: chi riceve davvero i soldi? E chi deve farne domanda? Facciamo chiarezza a riguardo.

Bonus 800 euro: i soldi vanno ai padri separati o alla madre che mantiene i figli?

Si chiama bonus padri separati ma i soldi spetteranno alla madre. O comunque, al genitore che si occupa del proprio mantenimento e di quello dei figli.

Dopo mesi di attesa, la ministra per le pari opportunità e per la famiglia, Elena Bonetti, ha firmato il decreto attuativo che introduce quello che è stato soprannominato come bonus padri separati, nome che potrebbe confondere riguardo al funzionamento della misura.

Letto così, infatti, potrebbe sembrare che il contributo da 800 euro mensili, fino a un massimo di 9.600 euro l’anno, spetti al genitore separato, il padre solitamente, obbligato dal giudice a corrispondere l’assegno di mantenimento ai figli.

In realtà non è così: i soldi, i quali vanno a compensare il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento nei mesi di crisi economica dovuta dal Covid, entreranno direttamente nelle tasche del genitore separato in stato di bisogno che deve provvedere al proprio mantenimento e a quello dei figli conviventi ma che, per inadempienza dell’altro genitore, non ha ricevuto gli alimenti a cui avrebbe diritto.

Bonus 800 euro per padri separati: i soldi vanno direttamente ai figli

Sarà la circolare dell’Inps con la quale verrà dato il via alle richieste per il bonus 800 euro a chiarire alcuni punti oscuri della misura. In queste ore, infatti, le notizie emerse appaiono abbastanza contraddittorie, e fino a quando il testo del decreto attuativo non verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale non possiamo dare risposte certe a riguardo.

Non sembrano esserci dubbi, però, sul fatto che i soldi del bonus - del valore di massimo 800 euro per dodici mesi, per un totale dunque di 9.600 euro l’anno - saranno accreditati non al soggetto obbligato a corrispondere l’assegno di mantenimento, generalmente il padre, quanto al genitore destinatario, ossia la madre.

Inizialmente non era così; tale bonus, infatti, era già presente nel decreto Sostegni approvato nel maggio de 2021, tuttavia allora i tecnici lo considerarono inapplicabile per alcuni aspetti.

Uno dei problemi riguardava proprio il pagamento del bonus, inizialmente in favore del padre separato in difficoltà con il versamento degli alimenti. Tuttavia, in tal caso c’era il rischio che il genitore in difficoltà tenesse i soldi per sé; ecco quindi che il decreto è stato riscritto, chiarendo che il contributo debba essere riconosciuto direttamente al genitore destinatario dell’assegno di mantenimento, quindi a colui che deve farsi carico del suo mantenimento e di quello dei figli conviventi.

Bonus 800 euro pagato direttamente ai figli, ma la domanda chi la fa?

Nonostante la suddetta modifica, con il bonus 800 euro che viene pagato direttamente ai figli e al genitore convivente, la richiesta della prestazione resta di competenza del genitore separato obbligato al versamento degli alimenti.

È il padre, dunque, a dover rispettare i requisiti indicati dal provvedimento, ossia:

  • reddito inferiore a 8.174 euro nell’anno in cui si chiede;
  • aver ridotto o sospeso la propria attività lavorativa a decorrere dall’8 marzo 2020, per una durata minima di 90 giorni o per una riduzione del reddito di almeno il 30% rispetto a quello percepito nel 2019.

Quest’ultima disposizione sembra escludere dalla platea dei beneficiari i padri disoccupati già prima dell’8 marzo 2020, ma per esserne certi bisognerà attendere almeno la pubblicazione del decreto in Gazzetta ufficiale.

L’importo erogato servirà per compensare l’assegno di mantenimento non erogato, o comunque la riduzione dello stesso. Non è detto, dunque, che tutti riceveranno 800 euro: quanto spetta, infatti, dipende dalla misura stessa dell’assegno di mantenimento.

Quel che non è ancora chiaro è come verrà chiesto ai genitori di dimostrare il mancato versamento dell’assegno di mantenimento, visto che - salvo specifiche indicazioni da parte del giudice - non è obbligatorio averne una traccia del pagamento. Un aspetto che, speriamo, venga chiarito dalla relativa circolare Inps.