Bond, azioni, petrolio: rischi e opportunità di investimento per il 2° semestre 2025

Laura Naka Antonelli

4 Luglio 2025 - 07:51

Consigli agli investitori su come muoversi nel secondo semestre del 2025, appena iniziato. Il punto su obbligazioni e azioni. Occhio anche al petrolio.

Bond, azioni, petrolio: rischi e opportunità di investimento per il 2° semestre 2025

Bond, azioni, petrolio: cosa succederà nel secondo semestre del 2025? Se lo chiedono gli investitori di tutto il mondo, in attesa della data che sarà il vero spartiacque tra la prima e la seconda metà dell’anno: quella del 9 luglio, quando scadrà la pausa che ha congelato per 90 giorni i dazi annunciati dal presidente americano Donald Trump, lo scorso 2 aprile.

Sarà quello il momento della verità per i mercati e per i vari asset finanziari, sia per quelli che tendono a beneficiare della elevata propensione al rischio da parte degli operatori di mercato, come le azioni, che per quelli dove in tempi di incertezza si tende a rifugiarsi in modo più significativo, come i Treasury. Peccato per l’America di Trump che l’equazione Treasury=safe asset sia passata di moda da un po’, visto che i Titoli di Stato americani non sembrano appartenere più alla categoria degli investimenti scelti da chi desidera dormire sonni meno agitati, in tempi di incertezza.

Oltre che sulle azioni e obbligazioni l’attenzione degli investitori - così come per i consumatori, per gli ovvi riflessi sulle condizioni delle loro tasche - è rivolta ai prezzi del petrolio, ostaggio delle tensioni geopolitiche che nei giorni degli attacchi di Israele e poi degli Stati Uniti contro l’Iran si sono riprese il ruolo di protagonista tra i vari market mover. Poi, la calma con il cessate il fuoco, piuttosto precario ma per ora in atto, tra Israele e l’Iran. La domanda è d’obbligo: Cosa succederà a queste tre grandi categorie di asset nel secondo semestre del 2025?

AXA IM Core, il punto su petrolio, bond e azioni di Chris Iggo

Un punto sui prezzi del petrolio, sull’azionario e sull’obbligazionario è stato fatto da Chris Iggo, Chief Investment Officer di AXA IM Core in un contesto di drammatica incertezza, così come ha ricordato la presidente della BCE Christine Lagarde in occasione del Forum di Sintra.

Iggo ha riassunto la situazione attuale ricordando che “ l’economia globale è sempre più influenzata da shock dal lato dell’offerta – dal commercio internazionale alla geopolitica – che riducono lo spazio per una gestione attiva della domanda e complicano il compito delle Banche Centrali”. In sostanza, “sebbene le autorità monetarie si muovano con cautela, i rischi restano molteplici”. Rischi, ha spiegato l’esperto, che “vanno da un possibile rimbalzo dell’inflazione trainato dall’energia, all’impatto dei dazi statunitensi su crescita e utili societari ”.

Di conseguenza, il diktat per ogni investitore e potenziale tale, in questo momento, è il seguente: “In questo scenario fragile, caratterizzato da premi per il rischio in aumento e maggiore volatilità, l’approccio ai mercati deve essere selettivo, flessibile e consapevole della natura strutturale delle tensioni in atto ”.

Prezzi petrolio e rischi inflazionistici, attenzione al rischio delusione Fed e ai Treasury USA

Il responsabile della divisione di investimenti di AXA IM Core ha confermato il focus sulla dinamica dei prezzi del petrolio, ricordando che, “poco prima degli attacchi degli USA contro l’Iran, il prezzo del greggio era aumentato del 25% nel solo mese di giugno, facendo salire i prezzi all’ingrosso della benzina”: uno “shock inflazionistico” che “si è per ora arrestato grazie al cessate il fuoco”.

Detto questo, “la situazione in Medio Oriente resta molto fluida” e le previsioni indicano che “gli effetti dei dazi già introdotti inizieranno a manifestarsi nei dati economici concreti nei prossimi mesi ”.

Ciò significa - e d’altronde è stato lo stesso Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, a stimare che nel breve l’inflazione potrebbe tornare ad accendersi - che esiste, secondo Iggo, “il rischio che l’inflazione headline negli Stati Uniti superi nuovamente il 3% già quest’estate”, fattore che renderà ancora più difficile per la Banca centrale americana, finita più volte nel mirino del presidente americano Donald Trump, riuscire a tagliare i tassi.

La delusione per i mancati tagli rischierebbe di avere ripercussioni negative soprattutto sui Treasury, che stanno prezzando due sforbiciate entro la fine del 2025. E una delusione si tradurrebbe ovviamente in un “ conseguente aumento dei rendimenti lungo tutta la curva ”.

Il che porta a fare una previsione sul reddito fisso made in USA:

A meno di un chiaro rallentamento dell’attività economica e di segnali evidenti di debolezza sul mercato del lavoro, gli strumenti a lungo termine a reddito fisso continueranno probabilmente a sottoperformare”.

Allo stesso tempo, sempre in riferimento all’obbligazionario, non solo in USA, per quanto la Fed sia ferma e la BCE sembra aver concluso il ciclo di tagli – almeno per ora – per Iggo “ gli attuali livelli di rendimento continueranno a offrire agli investitori un flusso di reddito modesto ma costante ”.

Per quanto riguarda invece il mercato azionario, dopo aver certificato come le borse europee abbiano “ nettamente sovraperformato quelle statunitensi nella prima parte dell’anno ”, grazie ad alcuni fattori come “le valutazioni relative, l’incertezza sulla politica economica USA e le attese di un impulso fiscale in Europa”, Iggo ricorda che “ le economie europee restano vulnerabili a un eventuale shock energetico, mentre gli Stati Uniti sono oggi esportatori netti di energia”, il che significa che “un periodo prolungato di prezzi elevati del petrolio potrebbe compromettere le prospettive di utili in Europa e in altri mercati”.

Dall’altro lato, “ prezzi energetici più alti dovrebbero fornire ulteriore slancio agli investimenti nelle energie rinnovabili, a beneficio delle aziende attive nella produzione di impianti solari ed eolici e nelle infrastrutture di distribuzione elettrica associate”.

Concentrando l’attenzione sul trend dei prezzi del petrolio, tra le previsioni su quanto potrebbe accadere nei prossimi mesi e anche nel 2026 spiccano quelle di JPMorgan, che prevede un valore del Brent, in media, a quota $66 al barile nel 2025 e in discesa a $58 al barile nel 2026, escludendo nuovi episodi di escalation delle tensioni geopolitiche.

Margine di rialzo azionario ormai limitato? Attenti a Wall Street, ma anche alla corsa in Europa

In generale, il responsabile della divisione di investimenti di AXA sottolinea che, a suo avviso, “ i mercati azionari e del credito sono i più esposti a una revisione al ribasso delle prospettive di crescita e dei flussi di cassa aziendali, con il mercato azionario statunitense che rischia di perdere di più in termini di valutazioni ”.

E “ anche in assenza di un’escalation – nel caso in cui Iran e Stati Uniti riescano a trovare una soluzione diplomatica allo stallo sul presunto arricchimento dell’uranio – il potenziale di rialzo per gli asset rischiosi appare comunque limitato da valutazioni elevate e possibili eventi negativi sul fronte delle politiche economiche ”.

Non per niente “ una maggiore diversificazione geografica dei portafogli azionari, che riduca quindi l’esposizione assoluta agli Stati Uniti, è un tema sempre più ricorrente tra gli investitori”.

I punti che l’esperto segnala e che dovrebbero a suo avviso orientare l’approccio degli investitori sono i seguenti:

  • La seconda metà del 2025 si preannuncia impegnativa per i mercati.
  • In molte asset class, i rendimenti dei primi sei mesi sono stati già superiori a quanto previsto per l’intero anno.
  • Per l’obbligazionario, le strategie globali diversificate dovrebbero continuare a generare risultati interessanti, mentre le strategie a breve scadenza e quelle legate all’inflazione sembrano particolarmente adatte in questo contesto.
  • Sul versante azionario, la forte performance dei titoli europei ha riflesso le aspettative di uno stimolo fiscale in arrivo dalla Germania e i guadagni significativi del comparto difesa. Tuttavia, non è affatto scontato che, in caso di un nuovo shock macro di matrice geopolitica, questi rendimenti possano essere mantenuti.

Azionario, previsioni e i due settori da monitorare attentamente

Dell’approccio da adottare nei confronti dell’azionario ha parlato anche Nicolas Janvier, Responsabile azionario Nord America di Columbia Threadneedle Investments, facendo notare al pubblico degli investitori che la “ selettività resterà centrale anche nella seconda parte del 2025 ”.

Le previsioni di Janvier sono di una volatilità dei mercati destinata a confermarsi “ elevata a causa dei dazi e dell’incertezza macroeconomica per tutto il 2025, con scenari che vanno da una possibile distensione e crescita economica, a rischi di recessione globale in caso di escalation delle tensioni commerciali”.

Nello specifico, è l’avvertimento, “gli sviluppi sui dazi avranno un impatto diretto sugli utili aziendali e sulla fiducia degli investitori” ma, “nonostante le tensioni commerciali e le difficoltà macroeconomiche che permangono in molte aree geografiche, le nostre prospettive per le azioni nel secondo semestre del 2025 restano positive ”.

Cosa fare, dunque? “In un contesto di elevata volatilità, riteniamo che la dispersione tra settori, aree geografiche e singole società offra opportunità di investimento interessanti”: è la risposta dell’esperto che parla, a fronte di chi nutre dubbi sulla sostenibilità dei rialzi incassati dall’azionario europeo, ancora di fiducia nei confronti delle borse europee, tanto da fare riferimento al “momento dell’Europa”, citando il bazooka fiscale della Germania e, in generale, “l’aumento della spesa per la difesa e l’energia”: un elemento, quest’ultimo, che “ rafforza le prospettive di crescita in Europa per il 2025 ”.

“L’iniziativa tedesca potrebbe riversare una quantità significativa di spesa in conto capitale nell’economia europea e aprire la porta a iniziative simili in tutto il Continente, creando in futuro un clima più favorevole agli investimenti. In particolare, la spesa si dirigerà su settori destinati a trarre vantaggio dall’evoluzione del panorama economico europeo. Tra questi, i titoli della difesa, delle infrastrutture e delle aziende industriali esposte ai progetti tedeschi saranno i principali beneficiari”.

Occhio ai settori AI (Intelligenza artificiale) e Finanza

Intelligenza Artificiale e Finanza sono i settori a cui si riferisce Columbia Threadneedle Investments nel presentare le opportunità sotto la lente, in una situazione in cui “la crescita degli utili, come spesso accade, dovrebbe essere il principale motore dei rendimenti azionari nel 2025 ”.

Detto questo “ nonostante la volatilità del mercato , il nostro team non ha apportato modifiche sostanziali alle proiezioni di crescita degli utili al termine del primo trimestre”, anche se la situazione potrebbe mutare “in caso di indebolimento dell’occupazione e della spesa aziendale”.

Rimane la view di una crescita degli utili che, “nel 2025 si attesti su livelli elevati, a una cifra, superando le stime di consenso. Ci aspettiamo inoltre che le previsioni relative al 2026 si aggirino su livelli di poco superiori al 10%”.

Per ora, avverte Nicolas Janvier, “le stime attuali rimangono stabili, ma i rischi al ribasso aumenteranno se le condizioni macroeconomiche dovessero restare fragili ”.

Le aree in cui vengono individuate le opportunità più interessanti negli Stati Uniti e nei mercati globali ruotano per l’appunto attorno a a due temi, che così vengono presentati dall’esperto:

  • Intelligenza artificiale (IA): oggi sempre più aziende, e in particolare un piccolo gruppo di leader tecnologici globali detti hyperscaler che sta guidando l’innovazione mondiale in questo settore, stanno investendo nell’IA. La spesa in conto capitale di queste società è costante e non mostra segni di rallentamento. Il settore dei semiconduttori è uno dei principali beneficiari di questa spesa per l’intelligenza artificiale. Pertanto, malgrado la cautela mostrata dal mercato, siamo molto fiduciosi che la crescita prevista a inizio anno per questo settore si materializzerà.
  • Finanza: all’inizio del 2025 era parso che la priorità della nuova amministrazione Trump fosse la deregolamentazione. Con l’avvento dei dazi, la deregolamentazione è passata in secondo piano. Tuttavia, riteniamo che il tema riemergerà e finirà per favorire le banche, sostenendo la crescita degli utili e le valutazioni, con conseguenti benefici sul settore finanziario.

Attenti ai Treasury, tra leggi Trump pro-debito e impatto inflazionistico dazi

Riguardo al mercato obbligazionario un attenti ai Treasury, ovvero ai Titoli di Stato americani, è stato lanciato anche da Sam Vereecke, CIO Fixed Income di DPAM, che ha confermato la strategia del gruppo improntata alla cautela sul debito pubblico americano.

Le previsioni sull’Europa rimangono invece positive.

Così il direttore della divisione degli investimenti dell’unità del reddito fisso di DPAM:

I recenti sviluppi politici negli Stati Uniti, in particolare quelli relativi all’inflazione e alla sostenibilità del debito a lungo termine, hanno avuto implicazioni significative per i mercati obbligazionari globali. Con le prospettive fiscali sempre più tese, è un momento interessante per valutare come stanno reagendo i mercati e come gli investitori dovrebbero posizionarsi nell’attuale contesto”.

In evidenza il problema della “sostenibilità delle finanze pubbliche statunitensi” con un alert sul debito USA che, in occasione del Forum di Sintra, è stato lanciato dallo stesso presidente della Fed Jerome Powell.

Per Vereecke il punto è che “i piani fiscali introdotti dai precedenti governi e, più recentemente, il One Big Beautiful Bill di Trump, continuano a esercitare una pressione al rialzo sul deficit federale e sul percorso del debito” e che, “se le attuali politiche fossero mantenute, il debito statunitense potrebbe aumentare dall’attuale 100% circa del PIL al 124-125% circa entro il prossimo decennio ”.

E “questo percorso implica che il mercato dovrà assorbire un aumento sostanziale delle emissioni governative, che potrebbe potenzialmente far salire i rendimenti nel tempo”.

Ma non c’è “solo” la questione dei conti federali degli Stati Uniti a penalizzare i Treasury. Un altro problema è rappresentato anche dal rischio che i dazi reciproci di Trump, una volta entrati in vigore, finiscano con il concretizzare la grande paura di Powell, ovvero riaccendere le pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti in un contesto in cui, fa notare l’esperto di DPAM, “sebbene l’inflazione sia generalmente in fase di moderazione, non si è ancora completamente normalizzata negli Stati Uniti ”.

Ed è ovvio che, se le pressioni sui prezzi tornassero a puntare verso l’alto, la Fed di Jerome Powell sarebbe “più cauta nell’allentamento della politica monetaria in futuro.

Fattore che implica che, “ sebbene continuiamo a prevedere un taglio dei tassi da parte della Fed, dato che l’attuale politica monetaria è restrittiva e continuano ad emergere segnali di rallentamento economico, questo ciclo di tagli dovrebbe ora procedere con maggiore cautela e su un orizzonte temporale più lungo ”.

DPAM non boccia tuttavia i Titoli di Stato USA, parlando piuttosto della necessità di fare una differenza:

Restiamo ottimisti sul segmento a breve della curva dei rendimenti statunitensi (scadenze inferiori a 10 anni). Tuttavia, siamo più cauti sui Treasury a più lungo termine, dove le preoccupazioni strutturali relative alla sostenibilità fiscale e all’inflazione sono più marcate. Di conseguenza, prevediamo generalmente una tendenza all’irrigidimento dei mercati obbligazionari degli Stati Uniti”.

Titoli di Stato euro, outlook con rischio più alto di deflazione a dispetto alert Lagarde

Sam Vereecke è invece fiducioso nei confronti del reddito fisso europeo, dove “il quadro macroeconomico è chiaramente più moderato” e “l’inflazione si è ampiamente normalizzata in tutto il continente”, al punto che le stime sono di una discesa “al di sotto dell’obiettivo del 2% fissato dalla BCE, con scarse probabilità di un rialzo nel prossimo futuro”.

La narrativa di DPAM, a dispetto della presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde che sembra continuare a temere più l’avvento di una fase di inflazione strutturalmente più alta che di deflazione, è che, in Eurozona, “sono in atto diverse forze deflazionistiche”, che vengono così elencate: “ un euro forte, una domanda interna modesta e un aumento delle importazioni di beni a basso costo, in particolare dalla Cina ”.

E, sebbene sia vero che all’orizzonte si presentano anche forze inflazionistiche, come il lancio in Germania di investimenti nelle infrastrutture e nella difesa, “questi sforzi sono solo all’inizio e ci vorranno anni prima che abbiano un impatto significativo sulla crescita ”.

La verità, dunque, secondo Sam Vereecke, è che “per ora, il continente continua a funzionare al di sotto del suo potenziale, rafforzando le prospettive di disinflazione a breve e medio termine ”.

Di conseguenza, “prevediamo che la Banca Centrale europea adotterà una politica più accomodante” e “riteniamo che vi sia spazio per almeno un ulteriore taglio dei tassi e che il mercato stia scontando in modo errato i futuri aumenti”. Di fatto, occhio alle ultime indicazioni arrivate proprio dalla BCE.

In termini di strategie operative, DPAM mantiene dunque “una posizione positiva sulla duration europea lungo l’intera curva dei rendimenti ”.