Bitcoin a 800.000 dollari entro il 2030? La previsione di Cathie Wood (Ark) e perché resta ambiziosa

Flavia Provenzani

27 Luglio 2026 - 13:29

l report «Big Ideas 2026» di Ark Invest stima una capitalizzazione di 16.000 miliardi di dollari per Bitcoin. Ma i conti nascondono più di un punto debole.

Bitcoin a 800.000 dollari entro il 2030? La previsione di Cathie Wood (Ark) e perché resta ambiziosa

Nonostante un calo di circa il 47% dai massimi, Bitcoin (BTC) conserva una capitalizzazione di mercato intorno agli 1.300 miliardi di dollari, che ne fa la principale criptovaluta al mondo. Ark Investment Management, la società fondata dall’investitrice tecnologica Cathie Wood, ritiene però che possa arrivare a una capitalizzazione di 16.000 miliardi di dollari entro il 2030, un valore superiore a quello attuale di Nvidia, Apple e Alphabet messe insieme.

Sulla base di un’offerta in circolazione di circa 20 milioni di monete, la previsione di Ark si tradurrebbe in un prezzo di quasi 800.000 dollari per Bitcoin, pari a un guadagno del 1.125% rispetto ai circa 65.300 dollari di quotazione al momento dell’analisi. Ma quanto è realistico un simile obiettivo?

I sei catalizzatori individuati da Ark Investment

Ogni anno Ark pubblica una nuova edizione del suo report «Big Ideas», che segnala le aree del settore tecnologico in cui la società vede valore. Nell’edizione 2026 ha indicato sei ragioni principali alla base del target su Bitcoin al 2030:

  1. Investimento istituzionale: Ark prevede che i gestori di fondi a livello globale destineranno nel tempo circa il 2,5% dei 200.000 miliardi di dollari di asset in gestione a Bitcoin.
  2. Oro digitale: secondo Ark, Bitcoin potrebbe intercettare circa il 40% dei 28.000 miliardi di dollari di capitalizzazione dell’oro, man mano che gli investitori cercano un’alternativa al metallo prezioso.
  3. Bene rifugio nei mercati emergenti: Ark ritiene che i cittadini dei Paesi in via di sviluppo ricorreranno sempre più a Bitcoin per proteggersi dall’instabilità economica e politica.
  4. Riserva statale: gli Stati Uniti hanno istituito una riserva strategica di Bitcoin nel 2025 e deterranno la criptovaluta come già fanno con l’oro e altri asset. Ark si attende che altri Paesi seguano l’esempio.
  5. Tesoreria aziendale: alcune società hanno aggiunto Bitcoin ai propri bilanci come copertura contro l’incertezza economica. La SpaceX di Elon Musk ne è un esempio moderato, mentre la Strategy di Michael Saylor rappresenta il caso più estremo.
  6. Servizi finanziari on-chain: Ark ritiene che la rete Bitcoin sarà sempre più utilizzata per transazioni peer-to-peer, aggirando i circuiti di pagamento tradizionali.

I catalizzatori legati all’investimento istituzionale e all’oro digitale spiegano da soli 14.800 miliardi dei 16.000 miliardi di dollari di capitalizzazione stimati da Ark per il 2030. La società ha anzi ampliato le dimensioni dell’opportunità «oro digitale» nel report 2026, dopo il forte apprezzamento del metallo nel 2025.

L’aggiornamento 2026 non porta però solo buone notizie. Ark ha ridotto il peso del catalizzatore «bene rifugio nei mercati emergenti» rispetto all’edizione precedente, a causa dell’elevato tasso di adozione di alternative come le stablecoin. Queste ultime, generalmente ancorate al dollaro e caratterizzate da volatilità molto contenuta, risultano più appetibili per i cittadini dei Paesi in via di sviluppo con instabilità economica.

Perché la previsione al 2030 sembra troppo ambiziosa

Un potenziale rendimento del 1.125% entro il 2030 è indubbiamente allettante, ma una capitalizzazione di 16.000 miliardi di dollari appare un traguardo difficile da raggiungere per Bitcoin. Come detto, la criptovaluta varrebbe più delle tre maggiori società statunitensi messe insieme. E 16.000 miliardi equivalgono anche a circa metà del prodotto dell’intera economia americana, pari a 30.700 miliardi di dollari lo scorso anno.

C’è poi un problema che riguarda uno dei catalizzatori principali indicati da Ark. Sebbene molti investitori considerino Bitcoin un’alternativa digitale all’oro, finora non si è comportato come tale. Nel 2025 l’oro fisico è salito del 64%, spinto dalla ricerca di un bene rifugio a fronte della crescente incertezza politica ed economica legata all’aumento del debito pubblico statunitense e ai dazi diffusi dell’amministrazione Trump. Bitcoin, al contrario, ha chiuso lo stesso anno in calo del 5%. Nel momento decisivo gli investitori hanno trascurato la criptovaluta e si sono rivolti all’oro per proteggersi.

Se Bitcoin non riuscirà a intercettare l’equivalente del 40% della capitalizzazione dell’oro entro il 2030, dovrà reperire altrove circa 9.800 miliardi di dollari di valore per raggiungere la stima di 16.000 miliardi di Ark. E nessuno degli altri cinque catalizzatori individuati dalla società è in grado di colmare quel divario, nemmeno negli scenari più ottimistici. Per questo, pur potendo offrire un certo margine di rialzo nel lungo periodo, la probabilità che Bitcoin arrivi intorno agli 800.000 dollari per moneta entro il 2030 appare molto bassa.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria né raccomandazione all’investimento. Le criptovalute sono strumenti ad altissima volatilità e comportano un elevato rischio di perdita, anche totale, del capitale. Le previsioni citate sono stime di soggetti terzi e non offrono alcuna garanzia sull’andamento futuro dei prezzi. Ogni decisione di investimento va valutata autonomamente, se necessario con il supporto di un consulente abilitato.