Bill Gates «consiglia» i datori di lavoro: meglio un lavoratore pigro o uno stakanovista? La risposta vi sorprenderà.
Chi l’ha detto che essere una persona pigra rappresenti per forza un punto di debolezza sul lavoro? Ci sono certamente situazioni in cui avere alle proprie dipendenze una persona volenterosa e stakanovista può fare la differenza. Allo stesso tempo, però, va detto che l’impegno non sempre è una garanzia di risultato.
Ne è convinto Bill Gates, uno degli uomini più ricchi al mondo e proprietario di alcune delle aziende più importanti, oltre che una delle voci più ascoltate quando si parla di futuro del mercato del lavoro, soprattutto con l’avvento dell’AI. Non a caso, ogni sua riflessione sul tema finisce per fare notizia.
La citazione di oggi di Bill Gates va proprio in questa direzione:
“Scelgo una persona pigra per fare un lavoro difficile”.
A prima vista può sembrare una frase provocatoria, quasi detta apposta per sorprendere e attirare l’attenzione. Quale datore di lavoro, infatti, preferirebbe affidare un compito complesso a una persona pigra anziché a una stakanovista pronta a garantire il massimo impegno?
Eppure, nella spiegazione che accompagna questa affermazione, il ragionamento diventa molto più convincente. Secondo Bill Gates, infatti, non conta soltanto quanto impegno si mette nello svolgimento di una mansione, ma soprattutto il risultato che si riesce a ottenere. Tanto che, chiarendo il senso della sua frase, aggiunge che affiderebbe un lavoro difficile a una persona pigra “perché troverà il modo più semplice per farlo”.
Che sia quindi arrivato il momento, per i datori di lavoro, di rivalutare i dipendenti considerati più pigri? Fermo restando che non bisogna generalizzare, e che va spiegato bene cosa si intende per “pigro”, probabilmente sì. Perché dietro questa parola può nascondersi una qualità oggi molto ricercata dalle aziende: l’orientamento al risultato.
Perché Bill Gates preferisce le persone pigre
L’ultima citazione di Bill Gates ci restituisce una riflessione profonda su come funziona davvero il lavoro oggi.
Intanto va specificato che quando parla di “persona pigra”, non si riferisce a qualcuno che evita le responsabilità, ma a chi tende a ottimizzare al massimo gli sforzi, cercando soluzioni più rapide ed efficienti. Secondo questa visione, una persona “pigra” davanti a un compito complesso non si limita a eseguirlo seguendo procedure lunghe e ripetitive, ma si pone una domanda fondamentale: esiste un modo più semplice (che poi talvolta è anche il più economico) per ottenere lo stesso risultato? Ed è proprio da questa attitudine che nascono spesso le soluzioni più intelligenti.
Viene quindi descritto un approccio che ribalta il modo tradizionale di intendere il lavoro, dove per anni è stato premiato soprattutto chi dimostrava impegno e disponibilità a lavorare più ore, indipendentemente poi dal risultato raggiunto. Oggi, invece, in molti contesti conta sempre di più la capacità di lavorare meglio, non necessariamente di più.
Ecco perché, soprattutto nei lavori più complessi, la ricerca della semplicità diventa un valore: trovare scorciatoie intelligenti, eliminando passaggi inutili e migliorando i processi può fare la differenza molto più dello sforzo fine a sé stesso. In questo senso, la “pigrizia” di cui parla Bill Gates si traduce in visione e capacità di problem solving: qualità sempre più richieste in un mercato del lavoro in cui il risultato conta più del tempo impiegato per raggiungerlo.
La lezione di Bill Gates per chi cerca lavoro
C’è un messaggio molto importante che si può trarre dalle parole di Bill Gates: oggi, per distinguersi nel mercato del lavoro, non basta dimostrare impegno o disponibilità a “fare di più”, serve, piuttosto saper dimostrare come si lavora.
Se stai cercando un nuovo lavoro dovresti quindi iniziare a valorizzare non solo le esperienze fatte, ma anche il modo in cui ha affrontato problemi o migliorato un processo. È questo il tipo di approccio che, sempre più spesso, fa la differenza agli occhi di un recruiter, e di ciò dovresti darne risalto già nella stesura del Curriculum Vitae.
Lo stesso devi fare in fase di colloquio, dove non è tanto efficace limitarsi a raccontare quante ore si è lavorato o quanto ci si è impegnati, quanto piuttosto spiegare quali risultati si sono ottenuti e con quali strategie. Raccontare un problema risolto, o un obiettivo raggiunto con meno risorse può essere molto più incisivo e può fare la differenza tra l’essere assunti o meno.
Allo stesso tempo, diventa fondamentale sviluppare una mentalità orientata al miglioramento continuo: mettersi in discussione, cercare soluzioni alternative, imparare a usare nuovi strumenti. Non necessariamente per lavorare di più, ma per lavorare meglio.
Perché in un mercato sempre più competitivo, a emergere non è per forza chi fatica di più, ma chi riesce a pensare in modo più intelligente. E se essere una persona “pigra” aiuta a farlo, tanto meglio.
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