Biden in balia dei falchi: vogliono una guerra che duri anni

Roberto Vivaldelli

22 Agosto 2023 - 15:38

La controffensiva ucraina ha fallito i suoi obiettivi ma l’amministrazione Biden è in ostaggio dei falchi: la guerra per procura deve andare avanti prima di aprire nuovi fronti.

Biden in balia dei falchi: vogliono una guerra che duri anni

L’intelligence Usa, come riportato recentemente dal Washington Post, è giunta alla medesima conclusione che analisti militari e politologi più avveduti avevano previsto per tempo: la controffensiva ucraina è fallita. L’obiettivo di conquistare la città di Melitopol, isolando la Crimea dalla Federazione Russa, non è stato raggiunto e non ci sono avvisaglie del fatto che ciò possa accadere nell’imminente futuro.

Gli ucraini, come nota l’esperto militare Stephen Bryen su Asia Times, hanno guadagnato terreno nei pressi della città di Robotyne, che dista circa 80 chilometri da Melitopol, mettendo in campo le loro truppe migliori e meglio addestrate, tra cui l’ 82a aviotrasportata ucraina. Avanzata modesta che, tuttavia, ha avuto un prezzo altissimo, sia in fatto di uomini, che di materiale bellico. Nel frattempo, Mosca ha già raccolto circa 100.000 uomini nel nord-est che potrebbero essere schierati in una prossima offensiva. La situazione dovrebbe portare a un ripensamento della strategia occidentale a guida statunitense in Ucraina, ma i “falchi” e il complesso industrial-militare - foraggiato dai corposi aiuti militari all’Ucraina dell’amministrazione Biden - hanno ben altri obiettivi da perseguire.

Biden in balia dei falchi: vogliono una guerra che duri anni

A questo punto è chiaro che l’amministrazione Biden, completamente in balia dei “falchi di guerra” come Tony Blinken, Victoria Nuland e Jake Sullivan, non ha alcuna intenzione di arrivare a un cessate il fuoco. L’obiettivo è prolungare il conflitto “fino all’ultimo ucraino”, tentando di “dissanguare” la Russia il più possibile e tenere così sotto scacco l’Europa - con la complicità di una classe dominante politico/mediatica che fa tutto tranne che perseguire gli interessi nazionali dei popoli europei. In tal senso, le parole espresse su Twitter dall’ex Ambasciatore Usa in Ucraina, Michael McFaul, sono emblematiche: “Ogni anno, le forze armate ucraine riceveranno armi sempre migliori. Ogni anno, le forze armate russe dovranno combattere con armi peggiori a causa delle sanzioni. Il tempo non è dalla parte della Russia. #UkraineRussianWar”. Tradotto: questa guerra deve durare anni.

La promozione della guerrafondaia Victoria Nuland

Che l’amministrazione Biden sia sempre più in balia del falchi lo dimostra la recente promozione di Victoria Nuland - una delle fautrice del colpo di stato in Ucraina del 2014 - a vice segretario di stato ad interim. La stessa Nuland è reduce da una fallimentare visita in Niger, dov’è stata inviata dall’amministrazione Biden per negoziare con il nuovo regime militare e per organizzare un incontro con il deposto presidente Bazoum. Come nota Seymour Hersh, la visita di Nuland aveva un significato particolare, poiché il Niger si trova sul percorso del nuovo gasdotto trans-sahariano in costruzione per fornire il gas nigeriano all’Europa occidentale. L’importanza di tale gasdotto per l’economia europea è cresciuta notevolmente dopo la distruzione del Nord-Stream. Nuland ha detto pubblicamente di opporsi al colpo di stato in Niger perché gli Stati Uniti sono contrari ai colpi di stato.

Peccato che nella stessa settimana della disastrosa visita di Nuland in Niger, è stato reso pubblico un cablogramma del Dipartimento di Stato americano che dimostrava come i funzionari del medesimo Dipartimento avessero minacciato l’esercito pakistano di rappresaglie se non avesse rimosso immediatamente il primo ministro eletto del Paese, Imran Khan, ora in carcere. Washington, infatti, non avevano affatto gradito che Khan avesse annunciato la neutralità del Pakistan nella guerra in Ucraina e volevano che fosse rimosso dal potere. Dopotutto, parliamo della stessa Nuland - moglie del neocon Robert Kagan - che come scrive Glenn Greenwlad, fu vista nella piazza fuori dal palazzo presidenziale di Kiev mentre distribuiva cibo e bevande alle forze antigovernative che si erano riunite per chiedere la rimozione del presidente eletto Yanukovich. “Immagino se il ministro degli Esteri russo o il ministro degli Esteri cinese fossero venuti negli Stati Uniti e si fossero uniti alle proteste di Occupy Wall Street o del Tea Party nel 2010 per fare sostenere la folla inferocita” nota sempre il giornalista.

Parliamo di quella stessa Nuland che, in una telefonata intercettata nel 2014 con l’ambasciatore americano a Kiev, Geoffrey Pyatt, nella quale spingeva per per instaurare un leader filo-statunitense dopo la cacciata di Yanukovich, disse apertamente “Fuck the Eu”, letteralmente “l’Unione europea si fotta”, rispetto ai dubbi espressi dalle cancellerie europee circa la spregiudicata strategia Usa in Ucraina. “Fuck the Eu”, appunto, come la guerra per procura che i falchi come Nuland intendono prolungare il più possibile a danno dell’Europa. Il tutto mentre cresce sempre di più la tensione tra Stati Uniti e Cina su Taiwan dopo la visita la vicepresidente taiwanese, William Lai, negli Stati Uniti, e il recente pacchetto di armi a favore di Taipei annunciato dalla Casa Bianca per 345 milioni di dollari. Un passo dopo l’altro verso una guerra mondiale che nessuno sembra volere, ma che potrebbe diventare realtà se quest’élite politico-mediatica non si ravvederà per tempo.