I prezzi del petrolio sono instabili e l’Europa le pensa tutte per limitare l’impatto sui carburanti, anche la benzina razionata e i limiti di velocità ridotti.
L’Europa sta approcciando in modo variegato alla crisi energetica. Ogni Stato usa le proprie strategie per limitare l’impatto sull’economia nazionale e salvaguardare i cittadini, al netto delle misure comuni. L’impennata dei carburanti ha sollecitato interventi massicci e anche controversi da parte di molti Paesi europei, nel tentativo di ridurre l’impatto elevato che può avere su tutti i settori produttivi e commerciali.
Tra le soluzioni più drastiche al vaglio dei governi comunitari ci sarebbe addirittura il razionamento della benzina e in generale dei carburanti, oltre all’imposizione di limiti di velocità contenuti, intorno agli 80 km/h. Questo metodo così ferreo è in discussione nel Regno Unito, che non esclude il passaggio al pugno di ferro per ridurre i consumi e i prezzi dei carburanti.
Benzina razionata e limite di velocità a 80 km/h contro i prezzi del petrolio
Il Regno Unito è fortemente preoccupato per i prezzi del petrolio, che stanno portando benzina e diesel ai livelli superiori degli ultimi 18 mesi. Attualmente, i costi non sono ancora così critici da imporre misure proibitive, ma con l’andamento attuale dei prezzi e l’instabilità geopolitica tutto è ancora sul tavolo. Dan Tomlinson, Segretario di Stato del partito laburista, al momento giudica prematura qualsiasi valutazione sull’impatto a lungo termine della crisi energetica.
Nessuno può predire con sufficiente precisione cosa accadrà nei prossimi mesi, ma comunque la situazione viene monitorata costantemente “molto da vicino”. Durante un’intervista radiofonica Tomlinson ha abilmente glissato sulla domanda relativa al razionamento dei carburanti, presumibilmente per non generare allarmismi prima del tempo, senza tuttavia assumere decisioni altrettanto avventate. Non è il caso di sottolineare al pubblico che i consumi dei carburanti potrebbero essere limitati, visto che ad oggi questa misura non è necessaria ma non può nemmeno essere esclusa con sicurezza.
Non è possibile anticipare l’andamento della situazione né tantomeno le decisioni del governo inglese, ma in caso di peggioramento continuativo sono proprio gli strumenti citati quelli attivabili nel Regno Unito. In caso di situazione straordinaria può infatti essere richiamato l’Energy Act del 1976 e adottare un piano di emergenza per il carburante che permette un notevole margine di intervento, per quanto ovviamente di carattere temporaneo.
Tra le possibilità c’è proprio il razionamento dei carburanti, anche per i privati, con quantitativi massimi di carburanti per ogni persona e/o stazioni di servizio attive soltanto in determinati orari. I servizi di emergenza e le industrie più importanti sarebbero tutelati da catene di approvvigionamento dedicate, così da preservare i servizi primari. Un’altra misura prevista in quest’ambito è l’introduzione del limite di velocità generale di 80 km/h (50 miglia orarie secondo la normativa inglese), naturalmente laddove previste velocità maggiori consentite), per tenere sotto controllo i consumi.
Benzina controllata per contrastare gli aumenti
Nel complesso, si tratta di strumenti dal carattere straordinario, fortemente limitanti per la popolazione e dunque attivabili soltanto in casi di urgenza. Il governo del Regno Unito è pronto ad appellarsi all’Energy Act del 1976 soltanto in caso di “gravi carenze di approvvigionamento a livello nazionale”, che per ora sembrano essere scongiurate grazie a una fornitura energetica “resiliente e diversificata”.
Al di là delle specifiche condizioni inglesi, molti Paesi stanno valutando i limiti ai carburanti per rispondere alla crisi mediorientale. In alcuni casi, come in Slovenia e forse presto anche in Spagna, si tratta di regole necessarie a non lasciare gli abitanti sprovvisti di rifornimento a causa del cosiddetto “turismo del pieno”. Lo Sri Lanka ha aggiunto un giorno di festa a molti lavoratori e studenti per risparmiare carburante negli spostamenti quotidiani, mentre in Bangladesh sono stati previsti quantitativi massimi per ogni veicolo.
Altre volte, soprattutto in concomitanza della riduzione delle accise in Italia, i consumatori non sono riusciti a fare rifornimento di benzina soltanto perché il picco di domanda aveva prosciugato la stazione di servizio. Un esempio che non si applica purtroppo al diesel, ancora a livelli impressionanti.
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