La tech company milanese accelera verso Wall Street: avviata la scelta delle banche per la quotazione. L’obiettivo è una maxi IPO, con una valutazione che potrebbe proiettare il gruppo nell’S&P 500.
Bending Spoons si avvicina a uno dei passaggi più delicati e ambiziosi della sua storia: lo sbarco a Wall Street. La società tecnologica fondata e guidata da Luca Ferrari avrebbe infatti avviato le procedure preliminari per una quotazione negli Stati Uniti, iniziando dalla selezione delle banche incaricate di coordinare il collocamento.
Secondo indiscrezioni di mercato, tra i nomi già in campo figurano JP Morgan, Goldman Sachs e Morgan Stanley, con la possibilità che il consorzio venga ampliato ad altri grandi istituti. L’azienda non ha commentato ufficialmente, ma i segnali di preparazione all’IPO appaiono sempre più concreti.
L’operazione, attesa tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 secondo fonti finanziarie, potrebbe tradursi in una delle più grandi quotazioni di sempre per una società tech italiana. Le valutazioni che circolano tra analisti e investitori oscillano tra i 20 e i 30 miliardi di dollari, una forbice che consentirebbe a Bending Spoons di puntare direttamente all’ingresso nell’indice S&P 500, traguardo simbolico e strategico per la visibilità globale del gruppo.
Bending Spoons punta a Wall Street: i numeri che sostengono l’ambizione americana
Fondata a Milano nel 2013, Bending Spoons ha costruito la propria crescita su un modello industriale ben definito: acquisire aziende tecnologiche con brand forti o tecnologie consolidate ma in difficoltà nel tenere il passo dei competitor, e rilanciarle attraverso ottimizzazione dei costi, sviluppo del prodotto e monetizzazione. Nel corso degli anni il gruppo ha completato oltre 50 acquisizioni, tra cui nomi noti come America Online, Vimeo, Brightcove, WeTransfer, Evernote, Komoot e, più recentemente, Eventbrite.
Oggi l’ecosistema di app controllato da Bending Spoons supera i 400 milioni di utenti attivi mensili e conta circa 10 milioni di clienti paganti. I risultati economici riflettono questa scala: nei primi nove mesi del 2025 i ricavi hanno raggiunto 524 milioni di dollari, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con margini di profitto superiori al 50%. In una recente intervista, il CEO Luca Ferrari ha dichiarato: “Nel 2025 chiuderemo con un fatturato di circa 1,3 miliardi di dollari che contiamo di raddoppiare nel 2026”, una previsione che rafforza la narrativa di crescita alla base della possibile IPO.
Investitori, governance e dossier Eventbrite: cosa aspettarsi
L’interesse dei mercati per Bending Spoons non è nuovo. Nell’ultimo aumento di capitale, chiuso a novembre, la società ha raccolto 710 milioni di dollari, con una valutazione pre-money di circa 11 miliardi. Complessivamente, tra equity e debito, il gruppo ha raccolto quasi 5 miliardi di dollari, attirando investitori di primo piano come Baillie Gifford, Tamburi Investment Partners, l’ex CFO di Apple Luca Maestri e l’ex tennista Andre Agassi. In vista della quotazione, i fondatori hanno inoltre rafforzato il controllo societario introducendo meccanismi di voto multiplo, una scelta tipica delle big tech in fase di sbarco in Borsa.
Sul percorso verso Wall Street resta però un dossier aperto: l’acquisizione di Eventbrite. L’operazione, da circa 500 milioni di dollari, è infatti oggetto di una class action presso la Corte del Delaware da parte di alcuni azionisti, che contestano il meccanismo di voto che ha consentito ai fondatori della società americana di mantenere il controllo decisionale. Una vicenda che, pur non mettendo in discussione la strategia complessiva di Bending Spoons, rappresenta un elemento di attenzione per investitori e autorità di mercato.
Se il contenzioso verrà risolto e il percorso di crescita proseguirà ai ritmi dichiarati, la maxi IPO del 2026 potrebbe rappresentare non solo l’approdo di una delle realtà tech più dinamiche d’Europa sui mercati statunitensi, ma anche un momento potenzialmente storico per il venture capital e l’ecosistema tecnologico italiano, che vedrebbe una sua eccellenza competere con i grandi nomi globali della tecnologia.
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