Basta un rumor sulla pace e la difesa va a picco, -10% Fincantieri, Leonardo giù del 4,5%

Claudia Cervi

16 Dicembre 2025 - 18:05

Il settore difesa volta pagina? Ecco i titoli che secondo gli analisti possono salire fino al 61%.

Basta un rumor sulla pace e la difesa va a picco, -10% Fincantieri, Leonardo giù del 4,5%

Dopo mesi di stallo e quasi tre anni di guerra, basta una parola a rimettere tutto in discussione. Pace. Non un accordo firmato, non una tregua ufficiale, ma l’idea che qualcosa possa davvero muoversi sul fronte ucraino è stata sufficiente a cambiare l’umore dei mercati. Un’ipotesi ancora fragile, costruita su colloqui, mediazioni e indiscrezioni, che però ha già iniziato a ridisegnare aspettative, equilibri geopolitici e, soprattutto, valutazioni di Borsa.

Nel gioco delle percezioni, il comparto difesa si è ritrovato improvvisamente dall’altra parte della barricata. Per mesi, anzi per anni, era stato uno dei grandi vincitori di un mondo sempre più instabile, un rifugio tematico capace di intercettare l’aumento delle tensioni e della spesa militare globale. Oggi, però, quello stesso posizionamento diventa un problema. L’idea che il rischio geopolitico possa anche solo ridimensionarsi, senza una pace immediata né definitiva, sta spingendo molti operatori a rimettere in discussione valutazioni cresciute proprio all’ombra del conflitto.

Il punto, però, non è stabilire se la pace sia davvero dietro l’angolo. Il punto è il cambio di narrativa. I mercati vivono di aspettative e negli ultimi mesi il settore della difesa aveva già incorporato uno scenario di spesa militare strutturalmente più alta, commesse pubbliche in crescita e conflitti destinati a restare sullo sfondo. Quando questa narrazione si incrina, anche solo per un rumor, la risposta può essere brutale, soprattutto sui titoli che arrivano da rally impressionanti e da un consenso ormai affollato. Ed è esattamente quello che sta succedendo a Fincantieri e Leonardo.

Fincantieri, dal rally record ai realizzi improvvisi

Nel caso di Fincantieri, lo scivolone in Borsa non è solo figlio dell’umore della giornata. Il titolo arriva da una corsa straordinaria che nel 2025 ha portato il guadagno ben oltre il 140%, trasformandolo in uno dei simboli del boom della difesa a Piazza Affari. Proprio questa performance, però, rende oggi il titolo più esposto a reazioni violente quando il contesto cambia. A metà seduta le quotazioni scivolano con decisione, mostrando un’ampia escursione intraday che fotografa il nervosismo degli operatori e la fretta di incassare dopo mesi di entusiasmo.

Grafico Fincantieri Grafico Fincantieri Fonte Tradingview

A complicare il quadro contribuisce anche la recente proroga del finanziamento concesso a Virgin Cruises. L’accordo sposta la scadenza finale a settembre 2030 e riduce l’esposizione residua a circa 495 milioni di euro, prevedendo un ammortamento parziale di 120 milioni tra il 2027 e il 2029, insieme a un rafforzamento delle garanzie e all’adeguamento delle condizioni economiche, incluso il tasso di interesse. Sul piano industriale e finanziario l’operazione non altera la guidance, ma in una giornata dominata dalle vendite diventa un ulteriore elemento di cautela.

Eppure il consenso degli analisti resta costruttivo. Banca Akros conferma il rating buy con target price a 22 euro, mentre Mediobanca Research mantiene un outperform con obiettivo a 27 euro (con upside del 61%), sui massimi toccati a ottobre. Tradotto, il mercato oggi vende, ma sulla carta resta un potenziale upside che continua a far discutere.

Leonardo paga il cambio di scenario più che i fondamentali

Per Leonardo il copione è diverso nei dettagli, ma simile nella sostanza. Qui il mercato guarda soprattutto al contesto macro e geopolitico, più che a singole notizie societarie. Il titolo sconta la revisione delle aspettative sulla domanda di difesa in uno scenario che, almeno nelle intenzioni della diplomazia internazionale, potrebbe diventare meno teso.

Grafico Leonardo Grafico Leonardo Fonte Tradingview

Dopo aver beneficiato a lungo di un premio geopolitico costruito su conflitti, riarmo e instabilità globale, Leonardo si ritrova ora al centro di una rotazione settoriale che colpisce l’intero comparto europeo. Non è una bocciatura dei fondamentali né una messa in discussione del modello industriale, ma un aggiustamento delle valutazioni in una fase in cui il mercato riduce l’esposizione ai temi più affollati.

Il consenso resta prudente, con un target price medio intorno ai 56 euro e giudizi prevalentemente neutrali o leggermente positivi. Di recente, però, JP Morgan ha ribadito una view più ottimista, confermando il rating overweight e alzando il prezzo obiettivo a 63 euro (+36% dai livelli attuali). Numeri che raccontano una storia chiara. La volatilità di breve domina la scena, ma la partita vera per Leonardo resta tutta da giocare sul medio-lungo periodo.

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