Banca d’Italia: le criptovalute potrebbero contribuire alla stabilità finanziaria

Emiliano Marvulli

8 Aprile 2018 - 20:57

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Secondo il Governatore della Banca d’Italia le criptovalute potrebbero contribuire alla stabilità finanziaria. Ecco le ultime dichiarazioni rilasciate da Vincenzo Visco.

Alcune delle criptovalute di prima generazione, tra cui i bitcoin, potrebbero evolvere e non sarebbe da escludersi che quelle tra loro che garantiscano stabilità ed evitino l’anonimato possano finire per contribuire all’efficacia dei sistemi di pagamento e alla stabilità delle istituzioni finanziarie.

Lo ha affermato il Governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco nel corso dell’intervento di apertura a Roma alla conferenza su “Financial Stability and Regulation”, organizzata dalla Banca d’Italia in collaborazione con l’Università Bocconi e il Centro Baffi.

Appare opportuno tornare sulle dichiarazioni del Governatore, soprattutto al fine di comprendere quale sia l’attuale posizione della Banca d’Italia in materia di criptovalute.

Le criptovalute potrebbero garantire in futuro la stabilità finanziaria: ecco le ultime dichiarazioni di Vincenzo Visco

Il Governatore ha sottolineato che, sebbene il tema dei cd. crypto-asset sia sotto i riflettori a livello politico mondiale, dalla recente riunione del G20 tenutasi a Buenos Aires è emerso che queste attività “non presentino al momento gravi rischi di stabilità finanziaria”.

Secondo Banca d’Italia le criptovalute potrebbero contribuire alla stabilità finanziaria
Testo integrale dell’intervento di apertura del Governatore di Banca d’Italia in occasione della conferenza su “Financial Stability and Regulation”, tenutasi a Roma lo scorso 5 aprile ed organizzata dalla Banca d’Italia in collaborazione con l’Università Bocconi e il Centro Baffi.

Tuttavia, oltre a destare serie preoccupazioni dal punto di vista del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo, Visco ha rimarcato i seri problemi che caratterizzano l’attuale sistema dei crypto-asset, tra cui l’alta volatilità dei prezzi e il fatto che il sistema richieda un elevatissimo consumo energetico, che ne impediscono l’utilizzo come mezzo affidabile di pagamento. È proprio per considerazioni di questo tipo che molti operatori di settore preferiscono chiamarli “beni” piuttosto che “valute” e da qui l’importanza di preservare l’integrità del mercato e tutelare adeguatamente i consumatori finali.

Nonostante tutto questo, il vertice della Banca d’Italia ha affermato che le criptovalute di “prima generazione” potrebbero evolvere e potrebbe anche non escludersi che “i crypto-asset stabili, sostenibili e non anonimi, alla fine possano contribuire all’efficienza del sistema dei pagamenti e alla stabilità delle istituzioni finanziarie”.

L’esempio dei cd. ICO-Initial Coin Offering

In quest’ottica il Governatore ha portato ad esempio il caso dei cd. ICO-Initial Coin Offering, ossia di quella forma di investimento di recente diffusione utilizzata per collocare capitali in nuovi progetti, soprattutto iniziative di creazione e sviluppo nell’ambito delle stesse criptovalute.

A parere di Visco, un quadro normativo che garantisca all’investitore un maggior livello di protezione potrebbe favorire “l’uso di cripto-attività come fonte di raccolta di fondi per innovazioni, start-up high-tech, promuovere l’innovazione e aiutare le nuove imprese a differenziare le proprie fonti di finanziamento, con benefici per la stabilità generale del sistema finanziario.”

Ovviamente tutto questo merita un’indagine seria ed approfondita sul futuro della tecnologia sottostante il funzionamento della maggior parte delle criptovalute, il distributed ledger technology (DLT), che ad oggi pare risultare ancora relativamente immaturo e non adeguatamente testato.

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