Bank of Japan lascia tassi fermi, attenti a novità dopo panico bond. Fari anche su Borsa Tokyo e yen

Laura Naka Antonelli

23/01/2026

Lanca centrale del Giappone ha annunciato di aver lasciato i tassi principali di riferimento fermi allo 0,75%. Ma con mosse premier Takaichi, bond vigilantes sono sull’attenti.

Bank of Japan lascia tassi fermi, attenti a novità dopo panico bond. Fari anche su Borsa Tokyo e yen

La Bank of Japan, banca centrale del Giappone guidata dal governatore Kazuo Ueda, ha annunciato di aver lasciato i tassi principali di riferimento fermi allo 0,75%.

La decisione ha ricevuto 8 voti favorevoli e 1 contrario. A votare contro è stato il banchiere Takata che, nel citare i rischi al rialzo per l’inflazione, avrebbe preferito alzare ulteriormente i tassi all’1%.

Reazione poco significa per l’indice Nikkei 225 della Borsa di Tokyo che, dopo gli annunci della Bank of Japan, ha chiuso in rialzo dello 0,29%, a quota 53.846,87 punti.

Lo yen si è indebolito, con il rapporto dollaro-yen (USD-JPY) che balza dello 0,50%, a quota 159,20.

In rialzo i rendimenti dei Titoli di Stato giapponesi, dopo il recente massacro dei JGB, con quelli decennali che avanzano al 2,25%, sulla scia di uno scatto di 22 punti base nell’ultimo mese e di un balzo su base annua di ben +105 punti base.

Non solo tassi, occhio ad outlook inflazione Bank of Japan. Segnale di cattivo auspicio per i bond JGB

Contestualmente all’annuncio sui tassi, la BOJ ha comunicato le nuove previsioni per l’inflazione, che non promettono bene per i bond sovrani del Giappone.

Il nuovo outlook conferma le stime precedenti di un indice CPI core relativo all’anno fiscale 2025 invariato al 2,7%.

Le previsioni della Bank of Japan per il trend del CPI core per l’anno fiscale 2026 sono state riviste tuttavia al rialzo dal +1,8% precedente al +1,9%.

Invariate invece le attese per lo stesso dato relativo all’anno fiscale 2027, atteso al ritmo del 2%.

Più preoccupanti le stime formulate dalla Banca centrale del Giappone per il trend dell’inflazione core-core, quella che esclude dall’inflazione headline i prezzi dei beni energetici e i prezzi dei beni alimentari freschi.

Le previsioni, in questo caso, sono state riviste al rialzo per un arco temporale che copre tre anni fiscali.

Per la precisione, le stime mediane per l’inflazione core core del Giappone relative all’anno fiscale 2025 sono state alzate dalla Bank of Japan da una crescita del 2,8% al +3%; quelle per l’anno fiscale 2026 dal +2% al +2,2%, mentre quelle per il 2027 dal +2% al +2,1%.

Tutte queste nuove previsioni rafforzano la view di un’inflazione domestica che rimane più ostinata rispetto a quanto precedentemente atteso. Un segnale negativo dopo il crollo dei JGB, i Titoli di Stato del Giappone, che ha scatenato giorni fa il panico sui mercati dei debiti sovrani di tutto il mondo.

Quel crollo dei bond del Giappone che ha messo ansia a tutto il mondo. Occhio al fattore Takaichi

Il tonfo dei Titoli di Stato giapponesi si è manifestato tre giorni fa, martedì scorso 20 gennaio 2026, quando la fuga ha portato i rendimenti dei Titoli di Stato a 40 anni a schizzare al 4%, al record dal debutto di questi bond sovrani nel 2007 e al valore massimo in più di 30 anni per i rendimenti di tutti i Titoli di debito emessi dal Ministero delle Finanze del Paese.

Lo stesso giorno, i rendimenti dei bond giapponesi a 20 anni sono schizzati di 13,5 punti, dopo che i risultati deludenti di un’asta hanno confermato i timori degli investitori di tutto il mondo per l’aumento delle spese del governo di Tokyo e per la traiettoria al rialzo dell’inflazione in Giappone.

A scatenare la fuga dai bond è stato un fattore ben specifico. Il piano del governo guidato dalla premier Sanae Takaichi - in vista delle elezioni anticipate - altro elemento che sta innervosendo chi investe nei bond - di sospendere per due anni l’imposta applicata sulle vendite di alimenti e bevande. Un taglio che, secondo i calcoli del Ministero delle Finanze del Giappone, dovrebbe tradursi in un costo di circa ¥5 trilioni (31,6 miliardi di dollari) l’anno, facendo lievitare un debito che pone già il Paese in cima alla classifica delle economie più indebitate del mondo, con un rapporto debito-PIL al 240%.

Bond vigilantes sull’attenti dopo insediamento Takaichi. Sotto osservazione anche borsa Tokyo e yen. L’outlook

I bond vigilantes rimangono sull’attenti guardando al Giappone.

Da quando Sanae Takaichi è diventata premier, i rendimenti dei Titoli di Stato giapponesi a 20 anni sono schizzati di 70 punti base, mentre quelli dei Titoli a 30 e 40 anni sono balzati di quasi 60 punti base.

Il giorno in cui si terranno le elezioni anticipate in Giappone è stato intanto fissato all’8 febbraio 2026.

Occhio intanto anche al trend della Borsa di Tokyo e, ovviamente, dello yen.

In un recente commento Hiroaki Amemiya, Investment Director di Capital Group, nel riflettere sul potenziale aumento della Borsa di Tokyo, ha messo in evidenza che “attualmente le valutazioni azionarie giapponesi si collocano nella fascia alta dell’intervallo di negoziazione degli ultimi 15 anni, con un rapporto prezzo/utili (P/E) prospettico a 12 mesi pari a 15,6x, che però resta sostanzialmente inferiore a quello dello S&P 500 (23x)”.

Amemiya ha fatto notare che “si può sostenere che tale intervallo di negoziazione abbia coinciso con l’era deflazionistica del Giappone, per cui se il nuovo governo riuscirà ad attuare efficacemente le sue strategie di crescita le valutazioni azionarie giapponesi potrebbero salire ulteriormente verso quota 18-19 ”.

Tutto, mentre per il governo di Sanae Takaichi “sta diventando cruciale controllare l’andamento del tasso di cambio per evitare ulteriore inflazione, poiché tra il pubblico sta crescendo lo scontento per la debolezza dello yen”.

Il direttore degli investimenti di Capital Group ha ricordato che “il Giappone acquista all’estero il 40% circa del cibo che consuma, come pure la maggior parte delle materie prime di cui ha bisogno, quali petrolio e gas”, aggiungendo che questo “significa che negli ultimi due anni il paese ha importato inflazione attraverso uno yen sostanzialmente indebolito ”.

Di conseguenza, “dato che un forte sostegno pubblico è indispensabile alla sopravvivenza del nuovo governo, è molto probabile che questo si adoperi per arginare un ulteriore indebolimento dello yen ”.

Amemiya punta dunque su un rafforzamento dello yen, segnalando che “il modello del differenziale di interesse indica che il cambio USD/JPY dovrebbe attestarsi a quota 130-140, rispetto all’attuale livello di 155 (al 19 novembre)” e sottolineando che “il Giappone è l’unico paese del G7 per il quale si prospetta un miglioramento del tasso di cambio” .

La dinamica è già evidente nel “differenziale di interesse tra Stati Uniti e Giappone, che si è notevolmente ridotto negli ultimi due anni, tornando ai livelli registrati nell’aprile 2022 ”.

Le previsioni di Capital Group puntano così a “ un apprezzamento dello yen, che nei prossimi 12 mesi potrebbe portarsi a quota 140 rispetto al dollaro”.

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