Le banche svizzere stanno chiudendo i conti correnti bancari

Ilena D’Errico

8 Marzo 2026 - 20:25

Le banche svizzere stanno chiudendo sempre più conti correnti, senza preavviso o giustificazione. Ecco cosa sta succedendo.

Le banche svizzere stanno chiudendo i conti correnti bancari

In Svizzera la chiusura di alcuni conti correnti sta allarmando i cittadini, preoccupati per le modalità con cui hanno agito le banche svizzere. Come si può immaginare, i conti non sono stati chiusi in maniera casuale o immotivata, ma ciò non toglie che il mancato avviso dei titolari sia una circostanza allarmante. Un caso tra questi ha generato parecchio scalpore, poiché si lega a questioni politiche e più nello specifico al conflitto tra Russia e Ucraina. Il protagonista è l’ex agente dei servizi segreti svizzeri Jacques Baud, non un caso isolato ma quello che ha maggiormente scatenato l’allarme.

La decisione europea che lo coinvolge è stata oggetto di critiche da parte dei giuristi già dalla sua pubblicazione a dicembre 2025, ma ora i cittadini (non solo tedeschi, peraltro) stanno cominciando a riflettere sui risvolti pratici. Si può concordare o meno sulla chiusura di un conto corrente specifico, semplificando la questione, ma il solo fatto che sia possibile bloccarlo con queste modalità e motivazioni è problematico per tutti.

Le controverse sanzioni a Jacques Baud

Come anticipato, il caso principale ad aver suscitato clamore è quello di Jacques Baud, sanzionato dall’Ue per le sue posizioni filorusse. La decisione del Consiglio (PESC) 2025/2572 firmata da Kaja Kallas ha previsto sanzioni per 12 soggetti con l’accusa di aver partecipato a campagne di destabilizzazione attribuite alla Russia. Tra questi anche Baud, ex militare svizzero e consulente della Nato, colpevole di aver partecipato a programmi televisivi e radiofonici filorussi.

Questo nuovo blocco di sanzioni arriva con la sola decisione dell’esecutivo Ue, non garantendo di fatto agli interessati la possibilità di difendersi contestualmente. In questi mesi esperti giuristi stanno spendendo parole sulla questione e più in generale sulla fragilità del diritto internazionale nell’epoca attuale, dove tutte le parti sembrano peccare ogni tanto di arroganza. Non sarà l’arresto di Maduro, ma Bruxelles ha ordinato il congelamento dei beni, il divieto di viaggio e il blocco delle transazioni senza contraddittorio.

Il professore norvegese Glenn Diesen lo ha interpretato come una minaccia alla libertà di parola in Europa, mentre il professore svizzero Pascal Lottaz ha usato meno giri di parole, paragonando l’Ue a un’ipotetica “Unione Europea Sovietica Socialista Repubbliche”. Dal canto nostrano, l’avvocato Alfredo Tocchi, che sul Giornale d’Italia ha scritto:

Dobbiamo avere paura. TUTTI i principi elementari di diritto sono stati calpestati. La Decisione 2025/2572 è un intollerabile abuso liberticida.

Il blocco dei conti correnti dalle banche svizzere

In merito all’ultimo pacchetto di sanzioni, la Svizzera aveva scelto di non aderire, come fatto d’altronde con il precedente regolamento sulle minacce ibride. Questo semplice fatto, considerando che di norma la Svizzera applica tutte le sanzioni dell’Ue, è indicativo della spinosità della faccenda, anche perché il Paese non ha cambiato idea. Ad oggi, Berna non ha sanzionato Jacques Baud o gli altri soggetti coinvolti, né intende farlo. Nonostante ciò, la sua banca (UBS) ha comunque deciso di bloccare conti correnti e carte a lui intestati, senza neanche un minimo preavviso. Uno dei tanti casi di restrizioni e penalità bancarie che stanno subendo i correntisti, tanto da far schizzare alle stelle i reclami.

Per quanto non vi siano state dichiarazioni ufficiali in merito da parte dell’istituto di credito, comunque, sappiamo che non ha agito fuori dai confini della legge. La disdetta, notificata con raccomandata, richiamava infatti l’articolo 18 dei Termini e condizioni generali del contratto, con cui la banca si riserva la possibilità di terminare i rapporti (anche quelli di lunga data) senza preavviso o giustificazione.

Il problema non viene infatti riscontrato da chi si affida a Swiss Post, che in qualità di servizio postale nazionale è soggetto a obblighi specifici, come il divieto di interruzione dei rapporti senza motivo. Il problema, comunque, non risiede tanto nella libera azione degli istituti di credito, quanto piuttosto al clima di controllo della narrazione incentivato dalla decisione Ue, che in un modo o nell’altro complica anche i rapporti finanziari e commerciali con i soggetti coinvolti. D’altra parte, i soggetti interessati possono comunque opporsi alla decisione attraverso un ricorso, facendo valere le proprie ragioni nelle sedi opportune.

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