Banche italiane: quale effetto dal rialzo tassi Bce?

Violetta Silvestri

28 Ottobre 2022 - 15:57

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La Bce ha alzato ancora i tassi: cosa significa per le banche italiane? La politica monetaria aggressiva portata avanti dalla banca centrale ha ripercussioni anche sugli istituti di credito.

Banche italiane: quale effetto dal rialzo tassi Bce?

Il rialzo dei tassi da parte della Bce produrrà effetti anche sulle banche italiane ed europee.

Il comparto bancario, infatti, è il primo a essere legato alle decisioni dell’Eurotower proprio perché opera attraverso l’applicazione dei tassi di interesse e di deposito stabiliti a Francoforte.

Con la riunione del 27 ottobre, ci sono stati ritocchi importanti alla politica di inasprimento, con i tassi di interesse arrivati al 2% e quelli di deposito all’1,50%. Come spiegato da Lagarde, l’obiettivo principale della Bce è quello di smorzare l’inflazione ancora troppo elevata e destinata a crescere.

Come? Con lo strumento primario che la banca centrale ha a disposizione: i tassi. Il ragionamento è chiaro e coinvolge direttamente le banche: l’Eurotower alza i tassi di riferimento, per le banche è più costoso finanziarsi (chiedere soldi alla Bce), quindi agiscono aumentando i tassi sui prestiti di famiglie e imprese. Di fatto, conviene risparmiare anche per gli istituti di credito, tanto che il tasso di deposito che le banche ricevono lasciando somme in garanzia presso la Bce è salito.

In questo modo, si frena la domanda e quindi l’inflazione. Ma cosa significa tutto questo meccanismo per le banche italiane? Gli effetti del rialzo dei tassi Bce sono diversi, i dettagli.

Tassi Bce più alti, profitti maggiori per le banche italiane

La prima equazione da fare è la seguente: se aumentano i tassi di interesse della Bce (ovvero il costo del denaro chiesto in prestito), crescono anche i profitti delle banche. Perché?

Il rialzo così forte e repentino dei tassi d’interesse significa che le banche hanno un beneficio dal margine sugli interessi, che altro non è che la differenza tra interessi attivi (quelli che incassa da chi chiede i finanziamenti) e interessi passivi (quelli che paga ai clienti che depositano fondi). Con costi per prestiti maggiori, sale anche l’interesse attivo per la banca.

Alcuni analisti hanno anche parlato di extraprofitti per le banche a causa di tale direzione della banca centrale. Non a caso, tempo fa il ceo di UniCredit aveva affermato: “L’aumento dei tassi sta catapultando in avanti le performance delle banche, il 2022 sarà il miglior anno mai avuto da tanto tempo. Non è giusto, c’è una guerra, ma è una constatazione.” I conti del terzo trimestre, in effetti, hanno premiato l’istituto milanese e aggiornato in positivo la guidance 2022.

In estate, l’agenzia S&P aveva previsto che un rialzo “finale” di 200 punti base (2%) dei tassi corrisponderebbe un aumento del margine d’interesse medio delle banche europee di circa il 18% rispetto al 2021. La previsione è superata dal fatto che già ad ottobre il tasso di interesse ha raggiunto il 2%. Gli esperti, tra l’altro, avevano stimato che gli istituti italiani avrebbero tratto maggior vantaggio da questo inasprimento della Bce, con un aumento significativo della redditività.

C’è, però, il rovescio della medaglia. Il contesto macroeconomico, infatti, rimane molto incerto e la stessa Lagarde ha messo in guardia su inflazione ancora elevata e rischi di rallentamento economico. Le banche prevedono una continua forte diminuzione netta della domanda di prestiti immobiliari, con i mutui che continuano a salire, e una minore, ma ancora relativamente forte, diminuzione della domanda di credito al consumo.

Inoltre, l’inflazione elevata può significare anche costi operativi elevati. Tuttavia, l’impatto sul margine di interesse è visto positivo per le banche europee in generale, e anche italiane, nonostante i maggiori costi operativi e di credito.

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