Banche costrette a restituire i soldi ai clienti. Ecco i casi in cui è possibile

Laura Naka Antonelli

14/05/2026

Banche obbligate a risarcire i clienti restituendo i soldi incassati in modo illegittimo, relative a commissioni e interessi e altro. Quando è possibile.

Banche costrette a restituire i soldi ai clienti. Ecco i casi in cui è possibile
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Banche obbligate a restituire i soldi a clienti, per commissioni e interessi addebitati ingiustamente, ma anche per prodotti finanziari piazzati senza una valutazione adeguata e per altri oneri ingiusti.

Accade più spesso di quanto non si pensi, come dimostrano casi rinvenuti in Italia e in Europa.

Banche costrette a restituire i soldi ai clienti? Il caso del risarcimento di 200.000 euro

In Italia è recente la decisione del Tribunale di Napoli di dare ragione a un cliente, obbligando una banca a restituire quasi 200.00 euro.

La somma ammonta a 196.453,37 euro, come riportato dal sito dello Studio Legale Fiorentino.

Il caso è nato quando il cliente ha deciso di fare causa alla banca sospettando che il suo conto corrente fosse stato “ gonfiato da spese non dovute ”.

Risultato: “Il giudice ha analizzato il contratto e ha trovato diversi errori gravi ”.

Alla fine, non solo il debito è stato azzerato, ma la banca in questione, oltre al risarcimento, ha dovuto versare anche gli interessi, così come tutte le spese legali sostenute dal cliente per il processo.

E quello riportato non è certo un caso isolato.

8,9 milioni di euro restituti dalle banche ai correntisti in Portogallo

Di banche condannate a risarcire i clienti, se ne sta parlando sempre di più in generale in Europa e, in questi giorni, in Portogallo, dopo la pubblicazione del rapporto di vigilanza di Banco de Portogal.

L’istituzione ha rivelato che, nel corso del 2025, le banche attive nel Paese sono state obbligate a restituire ai loro correntisti 8,9 milioni di euro.

Di primo acchito, potrebbe sembrare che l’importo dei risarcimenti sia diminuito in modo significativo, su base annua, in quanto inferiore ai 22 milioni risarciti nel 2024.

Ma il dato del 2024 era stato gonfiato da un maxi risarcimento da 15,5 milioni di euro, che aveva inciso sulla somma totale per più del 70%.

Senza il peso di quella banca la somma da rimborsare, nel 2024, era stata pari a 6,76 milioni di euro.

Di conseguenza, le restituzioni di soldi dalle banche del Portogallo, nel corso del 2025, sono aumentate.

Ma quali importi, nello specifico, gli istituti di credito lusitani sono stati costretti a rimborsare ai clienti?

Dal Rapporto di Banco de Portugal emerge che la maggior parte delle somme da restituire, per la precisione 8,24 milioni di euro, ha avuto per oggetto commissioni che le banche avevano addebitato illegittimamente ai correntisti.

Risarcimenti per 670.000 euro hanno avuto per oggetto invece gli interessi.

I motivi delle irregolarità sono stati diversi:

  • Commissioni e listini applicati in modo scorretto.
  • Valutazione inadeguata dei prodotti finanziari.
  • Interessi di mora.
  • Altri oneri.

Occhio ai risarcimenti in Italia. Il ruolo dell’Arbitro Bancario Finanziario e i vari casi (anche dei diamanti)

Tornando in Italia, è bene sapere che le banche e gli intermediari finanziari sono chiamate a restituire le somme anche in caso di investimenti proposti ai correntisti sulla base di presupposti errati.

A stabilirlo è la normativa MiFID, che sottolinea che i risarcimenti sono dovuti nei casi in cui la profilazione del rischio, effettuata per consentire ai clienti di fare trading, non avviene in modo corretto.

Tra i casi più noti quello che risale al 2020, quando il Tribunale civile di Padova ha stabilito che gli interessi applicati da MPS sul conto corrente di un’azienda erano illegittimi, imponendo alla banca di restituire 255.469,18 euro, oltre alle spese legali e di consulenza tecnica.

In generale, negli ultimi anni in Italia la giurisprudenza si è mossa a favore dei consumatori nelle situazioni di estinzione anticipata dei prestiti, con la Corte di Cassazione e l’Arbitro Bancario Finanziario che hanno confermato che il cliente ha diritto alla restituzione proporzionale dei costi sostenuti per il finanziamento, comprese le commissioni iniziali applicate al momento della firma del contratto.

L’orientamento è nato dalla sentenza “Lexitor” della Corte di Giustizia UE del 2019, che ha stabilito come il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito debba estendersi a tutte le spese collegate al prestito, non soltanto a quelle maturate nel corso del rapporto.

Dopo quella decisione, anche i giudici italiani e l’ABF hanno recepito il principio.

Per esempio, in una decisione del 2025, l’ABF di Palermo ha riconosciuto a un cliente il diritto al rimborso di oltre 1.100 euro dopo l’estinzione anticipata di un finanziamento con cessione del quinto.

La controversia riguardava costi e commissioni iniziali che, sulla base della sentenza Lexitor, devono essere restituiti in misura proporzionale per la parte residua del contratto.

Tra gli altri casi più eclatanti, sicuramente quello che riguarda Banco BPM, condannata nel 2025 dal Tribunale di Verona a restituire a un cliente 37.000 euro circa. Come segnalato dall’Adusbef “il Tribunale ha riconosciuto che la banca aveva violato i propri obblighi informativi e protettivi nei confronti della clientela, promuovendo diamanti presentati come ’bene rifugio’ senza rivelare i reali rischi dell’operazione ”.