Azioni SpaceX, la bolla sta per scoppiare? Le previsioni degli analisti intervistati da Money.it si stanno avverando

Laura Naka Antonelli

9 Luglio 2026 - 14:30

Il debutto delle azioni SpaceX sul Nasdaq 100 di qualche giorno fa è stato deludente. La presunta bolla sul titolo si sta già sgonfiando? Gli analisti a Money.it.

Azioni SpaceX, la bolla sta per scoppiare? Le previsioni degli analisti intervistati da Money.it si stanno avverando

Le azioni SpaceX hanno chiuso la sessione di ieri di Wall Street a quota $148.30, in calo dello 0,78% e al di sotto della soglia di $150 a cui hanno fatto il loro debutto sull’indice Nasdaq 100, nella seduta di martedì 7 luglio 2026, per la seconda sessione consecutiva.

Dopo essere balzate fino a $201,80 lo scorso 16 giugno, le azioni hanno dunque ritracciato in modo importante, pur viaggiando a livelli superiori ai 135 dollari del prezzo di collocamento, con cui sono sbarcate sul Nasdaq con l’IPO del 12 giugno.

Che la febbre sulle azioni sia scesa in modo drammatico rispetto all’euforia dei primi giorni è un dato di fatto, che dà ragione a diversi analisti che avevano già avvertito come le valutazioni attribuite dal mercato al gruppo aerospaziale fossero risultate subito, fin dai giorni precedenti l’IPO, eccessive.

Il rischio di una eventuale esplosione di una bolla speculativa che alcuni analisti avevano paventato si sta per caso concretizzando?

A onor di cronaca è necessario precisare che in premercato le azioni SPCX stanno riportando un trend positivo, con un rialzo superiore all’1% che le ha portate a riagguantare la soglia di $150. Sta di fatto che, negli ultimi 5 giorni di contrattazioni, il titolo ha perso più dell’8,5%.

SpaceX, attenti al reale costo dell’AI. Non acquisterò azioni SPCX né per me né per i miei clienti

In evidenza le dichiarazioni rilasciate a Money.it dagli esperti, che non hanno mai fatto mistero del loro scetticismo verso la performance inizialmente stellare del titolo, facendo notare come non ci fossero basi solide neanche per considerare SpaceX un titolo termometro del sentiment per i titoli AI.

Bryan Byrer, fondatore della società di consulenza per gli investimenti Millennial Financial Planning, ha ricordato per esempio come un terzo dei ricavi di SpaceX dipenda dai contratti assegnati dal governo federale: una dipendenza dai desiderata di Washington e dell’amministrazione Trump, che fa sì che qualsiasi cambiamento potrebbe danneggiare in modo significativo il trend del titolo.

Byrer ha sottolineato anche come “il reale costo dell’AI” che SpaceX deve sostenere sia “probabilmente più alto di quanto gli investitori realizzino”.

Ancora, il manager ha detto di non avere alcuna intenzione di acquistare le azioni SpaceX né per sè né per “i miei clienti”, motivando la sua decisione con la necessità di “attendere le call suigli utili futuri e la pubblicazione di informazioni finanziarie”.

Smontato anche l’assunto secondo cui l’IPO di SpaceX sia una sorta di momento della verità per le azioni AI, in quanto a suo avviso la definizione sarebbe più calzante per altri debutti in Borsa che Wall Street attende con trepidazione, come quelli di OpenAI e di Anthropic, che rifletterebbero in misura maggiore la view del mercato verso i titoli delle aziende che operano nel settore dell’intelligenza artificiale.

L’esperto ha fatto notare tra l’altro che xAI, la società di AI fondata anch’essa da Elon Musk, la cui acquisizione ha portato SpaceX a essere considerata un titolo AI, in realtà “è una palla al piede che grava sul resto dell’azienda, ed è sulla buona strada per perdere 10 miliardi di dollari nel 2026”.

L’esperto a Money.it. Il vero banco di prova per SpaceX è questo

Prudenza anche da parte di Jay Hurst, imprenditore statunitense, esperto di finanza e veterano del settore ipotecario, conosciuto soprattutto per essere il co-fondatore di Hurst Lending & Insurance e il co-proprietario/co-fondatore della nuova divisione di Ribbon Home.

Hurst ha riferito a Money.it che, già nei giorni immediatemente precedenti all’IPO, aveva deciso che avrebbe aspettato a posizionarsi sul titolo SpaceX. Questo il suo commento:

“Quando una quotazione raggiunge queste dimensioni, il prezzo del primo giorno riflette soprattutto la domanda generata in fase di collocamento e il forte slancio mediatico, piuttosto che il valore intrinseco della società. È una dinamica che ho osservato numerose volte e che ormai non mi sorprende più. Il mio orizzonte di valutazione è generalmente di circa 90 giorni. Entro quel periodo l’entusiasmo iniziale tende ad affievolirsi, iniziano a emergere gli effetti della scadenza del lock-up e vengono pubblicate le prime informazioni finanziarie successive alla quotazione, che offrono finalmente elementi concreti su cui basare un’analisi”.

Ma il prospetto informativo? Non dovrebbe essere di per sé un documento sufficiente a dare agli investitori un’idea delle condizioni in cui versa l’azienda?

Non proprio, ha ricordato Hurst, visto che si tratta “per sua natura, di un documento costruito per presentare agli investitori ciò che la società desidera comunicare”.

E’ “il primo bilancio trimestrale depositato dopo l’IPO a rappresentare invece il primo vero banco di prova per valutare lo stato reale dell’azienda e la qualità dei suoi fondamentali”.

Il prezzo di collocamento delle azioni ha incorporato un quadro fin troppo perfetto?

Pur ammettendo che “SpaceX non è più soltanto un’azienda aerospaziale”, ma “una piattaforma infrastrutturale integrata, abilitata dalle tecnologie spazialiFrancisco Matilla Serran, consulente indipendente di finanza e tecnologia, ha subito puntualizzato come, a suo avviso, “una valutazione più ragionevole avrebbe dovuto collocarsi nell’intervallo compreso tra 1.200 e 1.400 miliardi di dollari” (il prezzo di collocamento delle azioni ha attribuito invece una valutazione di 1,77 trilioni di dollari.

Per giustificare una valutazione superiore a quel range, ha continuato Serran, “la società avrebbe dovuto fornire un’informativa finanziaria particolarmente solida sui margini di Starlink, sull’economia unitaria del business dei lanci spaziali, sulla generazione di flussi di cassa liberi (free cash flow) e sulla redditività attesa dei futuri investimenti nelle infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale”.

Già prima dell’IPO, Matilla Serran aveva avvertito che “il rischio che il mercato potrebbe sottostimare maggiormente è quello della compressione dei multipli di valutazione”, in quanto “SpaceX può continuare a essere una delle società più importanti al mondo sotto il profilo tecnologico e strategico, ma ciò non impedisce che gli investitori possano ottenere rendimenti deludenti se il prezzo di collocamento incorpora già uno scenario di esecuzione pressoché perfetta in tutte le principali aree di business: lanci spaziali, banda larga satellitare, infrastrutture AI, contratti con il settore della difesa e futura commercializzazione delle attività spaziali”. Cosa che a quanto pare, vista la carica iniziale di buy che si è riversata sulle azioni, è a quanto pare accaduta.

Serran aveva previsto di fatto l’arrivo della doccia fredda, sottolineando a Money.it che già prima dell’IPO più grande della storia avrebbe preferito “attendere ulteriori informazioni finanziarie prima di investire immediatamente dopo la quotazione”.

Il motivo? “In una IPO di queste dimensioni, le prime sedute di contrattazione sono spesso dominate dall’entusiasmo del mercato, dalle dinamiche di allocazione, dalla forte partecipazione degli investitori retail e dalle operazioni legate agli indici”, quando sarebbe stato meglio “valutare l’investimento una volta disponibili maggiori dettagli sulla marginalità operativa, sull’intensità degli investimenti in conto capitale (capex), sulla redditività dei singoli segmenti, sulla struttura dell’indebitamento, su eventuali vendite da parte degli insider e sull’assetto di governance successivo alla quotazione”.

Avverata la previsione del CEO americano: Premio sulla scarsità in calo con aumento del flottante

In termini di valutazione, si è sicuramente avverata la previsione per le azioni di Arthur Azizov, amministratore delegato e fondatore di B2BROKER Group e di B2BINPAY che, nei giorni successivi all’IPO, quando il forte rally dei titoli ha portato il mercato a valutare l’azienda quasi 2,1 trilioni di dollari, ha sottolineato a Money.it come, a fronte di un fatturato incassato dall’azienda pari a $18,7 miliardi nel 2025, gli investitori, presi dall’euforia, stessero pagando non tanto il brand SpaceX, quanto “il potenziale di crescita di Starlink, la posizione dominante nel mercato dei lanci spaziali, le prospettive legate all’intelligenza artificiale e lo sviluppo delle future infrastrutture di calcolo orbitale (orbital computing)”.

Le stime per il titolo? Così Azizov:

“La mia stima del fair value del titolo su un orizzonte di 12-24 mesi si collocherebbe, nello scenario di base, in un intervallo compreso tra 115 e 145 dollari per azione”.

L’esperto ha avvertito tra l’altro che, “anche a questi livelli la valutazione rimarrebbe estremamente elevata, ma incorporerebbe un premio per il rischio più coerente con le incertezze legate all’esecuzione del piano industriale, all’elevata intensità degli investimenti in conto capitale (capex) e alla progressiva riduzione del premio di scarsità del titolo man mano che aumenterà il flottante disponibile sul mercato”.

Azioni SpaceX a quota $200? Sì, ma a queste condizioni

L’outlook di Azizov si è concretizzato, visto che le azioni sono scese sotto la soglia di $150 dal giorno del loro debutto sul Nasdaq 100, avvicinandosi ormai alla forchetta alta del suo range compreso per l’appunto tra 115 e 145 dollari.

In realtà il CEO di B2BROKER Group non ha escluso uno scenario rialzista, che potrebbe veder balzare “le azioni a un valore compreso tra $180 e $200 e consolidarsi anche stabilmente al di sopra di questi livelli”.

Ma le condizioni sine qua non che SpaceX dovrebbero soddisfare sono le seguenti: “la monetizzazione di Starlink dovrebbe accelerare, le perdite connesse allo sviluppo delle infrastrutture AI dovrebbero ridursi fino a diventare pienamente gestibili e i principali obiettivi operativi dovrebbero essere raggiunti”.

Il rischio maggiore?

“A mio giudizio, il rischio che il mercato sta maggiormente sottovalutando riguarda l’offerta di azioni sul mercato (share supply). La performance registrata nel primo giorno di contrattazioni è stata sostenuta soprattutto dalla scarsità del titolo, considerando che soltanto circa il 4% del capitale sociale era effettivamente disponibile per la negoziazione (free float). Nei successivi sei mesi, tuttavia, una quota significativamente più ampia delle azioni potrebbe diventare negoziabile, modificando in modo sostanziale l’equilibrio tra domanda e offerta e, di conseguenza, la dinamica dei prezzi”.

Azioni SPCX ancora su del 9% rispetto a prezzo collocamento tra chi è super bullish e chi teme bolla

Il valore di chiusura record per il titolo SpaceX è stato testato il 16 giugno, quando le azioni del colosso creato da Elon Musk ha terminato la giornata di contrattazioni a quota $201,80, record di sempre.

Considerando che le azioni hanno chiuso ieri a quota $148, il ribasso rispetto ai massimi è stato di circa il 27%.

Tuttavia, considerando che il titolo è sbarcato a Wall Street al prezzo di collocamento di $135, si può parlare ancora di un rialzo rispetto al giorno dell’IPO del 12 giugno scorso, che si aggira attorno al 9%. Inoltre, gli analisti di Wall Street continuano a rimanere decisamente ottimisti nei confronti delle azioni SPCX, come dimostra la media del target price, che è pari a 240 dollari: ciò significa che la società di Elon Musk è valutata 3,2 trilioni di dollari, più di Amazon, Microsoft e Tesla, a dispetto di chi ha parlato con Money.it di una bolla speculativa simile alla Bolla del Mississippi.
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