Azioni MPS da attenzionare. La soffiata sul piano di Lovaglio su Generali

Laura Naka Antonelli

24 Aprile 2026 - 13:57

Mollare la quota del 13% di Mediobanca in Generali per acquistare questa banca italiana? Tutti i rumor sul piano del CEO di MPS Lovaglio.

Azioni MPS da attenzionare. La soffiata sul piano di Lovaglio su Generali

Che la saga del risiko bancario in Italia non si fosse conclusa con la conquista di Mediobanca da parte di MPS, la fusione tra BPER e Pop Sondrio e il flop dell’OPS di UniCredit su Banco BPM, e che Generali rimanesse il perno attorno al quale le speculazioni avrebbero continuato a montare, Piazza Affari lo aveva messo già in conto.

E le ultime notizie le hanno dato ragione,

Generali, Lovaglio (MPS) pronto a vendere quota per finanziare acquisto di Banco BPM?

Ieri, l’annuncio della grande mossa su Generali lanciata da UniCredit, che ha portato la sua partecipazione a balzare da poco sotto il 2% all’8,72% del capitale.

Oggi, venerdì 24 aprile 2026, i rumor pubblicati dal Financial Times che rivelano cosa avrebbe intenzione di fare Luigi Lovaglio, appena riconfermato CEO del Monte dei Paschi di Siena dopo l’inaspettata vittoria del 15 aprile scorso.

Più forte che mai, tornato regista di MPS, Lovaglio avrebbe le idee chiare.

Tra queste, secondo cinque fonti vicine al dossier, liberarsi della partecipazione detenuta da Mediobanca in Generali, del valore di 7,4 miliardi di euro.

Per fare cosa? Per finanziare l’acquisizione di Banco BPM, realizzando il progetto originariamente concepito dal governo Meloni, poi tramontato a causa dell’OPS promossa sul Banco da UniCredit (successivamente, per l’appunto, fallita).

Occhio alle azioni delle dirette interessate. I titoli Generali sono fermi, mentre Banco BPM segna un lieve rialzo. Le azioni UniCredit e MPS sono sotto pressione.

Generali roccaforte dei BTP, occhio alla reazione del governo Meloni

Le fonti hanno riferito quanto trapelava da un po’, ovvero la possibilità che Lovaglio decidesse di vendere la quota del 13% che Mediobanca detiene in Generali.

A chi? L’FT ha così scritto: “a investitori italiani di lungo periodo”.

Lovaglio dovrebbe muoversi tuttavia con cautela: Generali è infatti considerata dal governo Meloni roccaforte dei risparmi degli italiani e anche dei BTP, in quanto tra i principali attori della finanza italiana che fanno shopping dei Titoli di Stato. Non per niente il governo Meloni (così come l’opposizione), aveva lanciato subito l’alert sul piano di Generali di creare un campione del risparmio gestito con la francese Natixis (piano poi saltato).

Fatto sta che i proventi della vendita della quota di Mediobanca in Generali consentirebbero al Monte di incassare una dote che potrebbe essere utilizzata proprio per dare vita al piano MPS+Banco BPM che piacerebbe tuttora al governo Meloni. Piano verrebbe realizzato anche oltre le aspettative iniziali, in quanto l’esito finale sarebbe la nascita di un terzo polo bancario che comprenderebbe anche Mediobanca.

Il MEF, ancora titolare di una quota di minoranza del Monte, non avrebbe dunque nulla da obiettare riguardo alla preda Banco BPM messa nel mirino. Certo, la “priorità per il governo, è che la partecipazione di Generali finisca in mani sicure, visto che il gruppo assicurativo viene considerato un asset strategico nazionale ”.

MPS, la reazione di Caltagirone?UniCredit e Intesa possibili acquirenti quota Generali?

In generale, Lovaglio deve ancora confrontarsi con alcuni grandi azionisti di MPS. A tal proposito, la domanda su quale potrebbe essere la reazione di Francesco Gaetano Caltagirone, che ha remato contro Lovaglio (la lista del CDA per il rinnovo dei vertici aveva anche il suo appoggio), sorge spontanea.

Già da un po’ si parlava infatti di tensioni tra Lovaglio e Caltagirone, facendo riferimento al Pomo della discordia rappresentato proprio dal futuro della quota di Mediobanca in Generali.

Ma quali potrebbero essere gli acquirenti preferiti della vendita della quota del 13% detenuta da Mediobanca in Generali? Il Financial Times ha risposto anche a questo interrogativo: Intesa SanPaolo o UniCredit.

Gli ostacoli tuttavia non mancano, visto che la banca guidata da Andrea Orcel è già impegnata nella battaglia per prendere il controllo di Commerzbank, mentre Intesa SanPaolo è la banca numero uno in Italia, a capo tra l’altro del business delle assicurazioni ramo vita più grande del Paese.

Lo scoglio per l’istituto guidato da Carlo Messina si chiama dunque antitrust. Lo stesso Messina ha escluso qualsiasi interesse nell’acquisizione di quote di “minoranza”.

L’altra opzione per MPS. Su Banco BPM il nodo dei francesi di Crédit Agricole

L’FT non si è fermato qui, indicando che un’altra opzione, per MPS: la possibilità di distribuire la quota di Generali agli azionisti sotto forma di un dividendo speciale, invece di procedere alla sua vendita.

Per ora, un portavoce del Monte dei Paschi di Siena ha smentito i rumor, ricordando che la banca senese è focalizzata sul processo di integrazione con Mediobanca e che non sta considerando alcun piano per smobilizzare la partecipazione in Generali.

Inoltre, Lovaglio deve stare attento a non fare i conti senza l’oste. Per la realizzazione di un piano di M&A con Banco BPM, il CEO dovrebbe contattare prima di tutto i francesi di Crédit Agricole, primi azionisti della banca con una partecipazione del 22,8%. Ciò non toglie che, almeno a parole, la nuova fase del risiko bancario sia appena partita.

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