Negli ultimi mesi, le borse globali hanno registrato forti rialzi, iniziando con il rinomato Rally Natalizio e proseguendo con una lieve contrazione all’inizio del nuovo anno. In questo clima di fervore, il mercato azionario cinese rimane un’eccezione, segnando non solo un’annata da dimenticare, ma continuando anche a gennaio verso ulteriori ribassi. Le prospettive per il 2024 non sono completamente positive, ma neanche estremamente negative come i movimenti borsistici potrebbero far credere. Di conseguenza, sorge spontanea la domanda su cosa stia realmente accadendo nel mercato azionario cinese e quali fattori stiano preoccupando gli investitori.
Cresce il pessimismo riguardo al mercato azionario cinese
È fondamentale rendersi conto che la borsa cinese sta attraversando un periodo particolarmente difficile, a prescindere dalle future prospettive economiche del Paese. Gli investitori nelle azioni delle società della seconda economia mondiale hanno affrontato un anno ricco di sfide, in cui, mentre il resto del mondo recuperava le proprie perdite, le azioni cinesi ne accumulavano di nuove in termini di capitale.
Questa situazione non contribuisce certamente a favorire un recupero finanziario dei vari titoli e, al contrario, alimenta un certo grado di pessimismo che, tramite i media, rischia di essere percepito come una ’crisi’. Anche se la questione cinese non viene affrontata in termini catastrofici, i movimenti borsistici e le recenti notizie sembrano indicare proprio questa direzione. Ad esempio, l’agenzia di rating Moody’s ha modificato il proprio outlook per la Cina da ’stabile’ a ’negativo’, con rating A1. Questo suggerisce che un eventuale downgrade del Paese diventa un’ipotesi più concreta agli occhi degli investitori, soprattutto alla luce della crescente complessità economica cinese.
Cosa sta accadendo all’economia cinese?
La Cina sembra ancora incapace di invertire il trend deflazionistico che ha caratterizzato il Paese nell’ultimo anno. L’inflazione core è prevista a +0,6% su base annua e il PPI (Producer Price Index) del 2023 ha registrato una diminuzione del 3%. Il PMI (Purchasing Managers Index) conferma questi timori, posizionandosi ancora sotto vicino ai 50 punti. Il consumo interno non sembra riprendersi verso i livelli considerati ’standard’, probabilmente a causa della crisi immobiliare che sta erodendo progressivamente i risparmi dei cittadini, creando un circolo economico molto pericoloso per il Paese.
Ciò avviene nonostante le varie iniziative adottate dal governo, che, nonostante siano state accolte positivamente dal mercato, non sono riuscite a risollevare gli animi degli investitori. La People’s Bank of China (PBOC) ha ridotto i tassi di interesse nel primo semestre dello scorso anno (LPR a 1 anno e 5 anni, MTLF, SLF e il Reverse Repo) per stimolare l’economia. Inoltre, nel secondo semestre, sono stati necessari ulteriori interventi: Central Hujin Investment, il fondo sovrano del ministero delle finanze cinese, è intervenuto per sostenere il sistema finanziario, acquisendo partecipazioni in banche cinesi. Tuttavia, questi interventi non sembrano ancora aver sortito gli effetti sperati e il mercato continua a riflettere un deterioramento intrinseco dell’economia cinese. Per il 2024, l’attenzione è rivolta all’implementazione di nuovi stimoli per rilanciare il consumo e il reddito delle famiglie, e quindi la produttività del Paese. La questione del mercato immobiliare, un pilastro dell’economia cinese, rimane centrale.
Azioni Cina: come mai i capitali fuggono dal Paese?
Le borse non sono riuscite a recuperare il terreno perso, differenziandosi così dal resto dei mercati globali. L’indice di riferimento, CSI300, ha chiuso l’anno con una perdita superiore al 40% rispetto ai suoi massimi, riflettendo il forte pessimismo del 2023. Anche l’SSE Composite Index, della borsa di Shanghai, è recentemente sceso sotto il livello dei 3.000 punti, una soglia ritenuta critica dalla maggioranza degli investitori.
Tuttavia, permangono dei dubbi significativi: secondo alcuni, il calo delle quotazioni delle società cinesi potrebbe essere stato eccessivo. Ciò è particolarmente rilevante considerando che la fuga di capitali dal mercato azionario cinese potrebbe essere stata influenzata, in parte, da una certa speculazione, a causa delle ’grandi’ opportunità offerte dai mercati in altre parti del mondo, come Europa e Stati Uniti, a fronte di una sostanziale incertezza relativa al comparto azionario cinese.
I mercati occidentali nel 2023 hanno presentato tassi di rendimento obbligazionari ai massimi storici e un settore azionario depresso dal 2022, con rapporti prezzo/utile (P/E) diventati allettanti e prospettive di crescita stimolate dal nuovo trend dell’intelligenza artificiale, che ha aumentato le aspettative sugli utili. Allo stesso modo, i capitali interni al Paese rimangono ancora intrappolato dal mercato immobiliare in netta contrazione, così come la ricchezza delle famiglie.
Cosa preoccupa gli investitori del Paese?
Per gli investitori nel mercato azionario cinese, la situazione è aggravata dagli interventi improvvisi del governo, che spesso ostacolano le Big Tech del Paese. Ad esempio, Tencent, il 22 dicembre, ha perso un quarto del proprio valore di mercato in seguito all’introduzione da parte della Cina di leggi volte a limitare l’utilizzo dei videogiochi, penalizzando l’industria del gaming. Senza considerare il costante rischio di delisting, fra le varie minacce commerciali e geopolitiche esistenti all’interno del braccio di ferro fra Cina e Stati Uniti. Allo stesso tempo, sebbene sia oramai stato in buona parte digerito dagli investitori, resta un dato di fatto che le aziende cinesi mostrino un livello di trasparenza sensibilmente inferiore a qualsiasi altra realtà del mercato occidentale.