Azioni Apple possono salire del 15%-30% nel 2026. Ma solo a 4 condizioni

R. F.

13/01/2026

Analisi delle azioni Apple: potenziale rialzo del 15%-30% nel 2026 legato a 4 condizioni cruciali. Ecco quali sono.

Azioni Apple possono salire del 15%-30% nel 2026. Ma solo a 4 condizioni
Stavo guardando il grafico di Apple negli ultimi giorni. Attualmente il titolo sta testando la MM a 100 gg (linea verde), e se la correzione dovesse toccare la MM 200 gg (linea gialla) posta a 233 USD sarebbe assolutamente un’occasione di ingresso. Ma, al di là delle correzioni che possono proseguire nel breve termine, lo ritengo un titolo decisamente interessante.

Gli analisti di Wall Street scommettono su Apple, ma avvertono al tempo stesso che la società deve chiarire in maniera definitiva la sua strategia per l’AI e la conferma di Tim Cook per affrontare questa fase di trasformazione.
Apple è stata la regina del mercato nel 2025 Secondo i nuovi dati di Counterpoint Research, Apple è stata il principale produttore mondiale di smartphone nel 2025, con una quota di mercato globale del 20%. La spinta è arrivata dalla forte domanda nei mercati emergenti e nella clientela di fascia media, oltre che dal successo della serie iPhone 17, che ha permesso ad Apple di superare i suoi quattro principali concorrenti.

L’aggiornamento sull’andamento del 2025 arriva a ridosso dei risultati del primo trimestre fiscale 2026, previsti per il 29 gennaio. Wall Street si aspetta un utile per azione di 2,67 dollari (+11% su base annua) e ricavi per 137,41 miliardi di dollari, in crescita del 10,5%.

GRAFICO DI APPLE 2020-2026 CON MEDIE MOBILI A 50 A 100 E A 200 GG GRAFICO DI APPLE 2020-2026 CON MEDIE MOBILI A 50 A 100 E A 200 GG FONTE: BLOOMBERG

Più in generale, nel 2025 le vendite globali di smartphone sono aumentate del 2%, segnando una ripresa dopo anni di stasi. Dietro Apple si è piazzata Samsung (con una quota di mercato del 19%), seguita da Xiaomi (13%). Tuttavia, le prospettive per il 2026 si fanno più caute: la carenza di chip e l’aumento dei costi dei componenti potrebbero frenare la produzione, poiché i produttori di semiconduttori stanno spostando la capacità produttiva verso i data center dedicati all’intelligenza artificiale. Un’attività che genera per loro maggiori margini di profitto: non c’è alcun dubbio.

Apple è un titolo da comprare?

Oltre alle mie convinzioni personali espresse all’inizio dell’articolo, vediamo cosa ne pensano gli analisti.Al momento, il consenso che vedo in Bloomberg su Apple è «Moderate Buy», basato su 19 raccomandazioni d’acquisto, 11 indicazioni «hold» (mantenere) e 2 giudizi “sell” (vendere).

Il prezzo obiettivo medio è di 299,50 dollari, il che implica un potenziale di crescita del 16% rispetto al valore attuale del 12 gennaio di 258 dollari.

Tuttavia, ci sono alcuni analisti che hanno fissato dei target price anche più ambiziosi, identificando però quattro pilastri fondamentali, condizioni importanti per questo rally:

1. La partnership con Google Gemini

Apple ha faticato a dimostrare di essere un attore di primo piano nell’AI. Secondo gli analisti infatti, deve irrobustire la sua «strategia» collaborando con Alphabet. E in effetti la recente vittoria legale di Google contro il Dipartimento di Giustizia spiana la strada a una partnership esclusiva per integrare Gemini sui dispositivi Apple (*). L’annuncio del 12 gennaio da parte di Apple in tal senso (adozione dei LLM di Google Gemini per potenziare Siri) è di fondamentale importanza perché Apple non può mancare nei vostri portafogli azionari nel 2026.

2. Una Siri rivoluzionata e nuovi modelli di abbonamento

Tuttavia Apple non può dipendere solo da tecnologie altrui. Gli utenti attendono con impazienza il rilascio di questa nuova Siri potenziata dall’AI tra marzo e aprile 2026. Questo permetterebbe ad Apple di lanciare servizi in abbonamento basati sull’intelligenza artificiale, monetizzando ulteriormente la sua vastissima base di utenti (**).

3. Il successo di iPhone 17 e il lancio del «Foldable»

Ci sono anche altre novità per il 2026. In molti sono ottimisti sulle vendite dell’iPhone 17, specialmente in Cina, e prevedono che i risultati supereranno le stime attuali. Il prossimo autunno 2026 sarà però cruciale nel rinnovamento della gamma prodotti: è atteso il lancio del primo iPhone pieghevole e un aumento di prezzo di circa 100 dollari per i modelli Pro e Pro Max per compensare i costi di produzione.

4. La leadership: Tim Cook deve restare

Mentre molti si chiedono se Tim Cook sia ancora l’uomo giusto per guidare Apple - a causa di una spinta innovativa troppo a rilento nell’AI - ma altri analisti hanno una visione contraria: Cook deve restare. Nonostante si parli di John Ternus (capo dell’hardware) come possibile successore, si ritiene che la permanenza di Cook sia necessaria almeno fino alla fine del 2027, cioè sia fondamentale per guidare Cupertino attraverso la «rivoluzione AI».

Perché scommettere sul futuro di Cupertino

In definitiva, la partita che Apple sta giocando non riguarda solo i volumi di vendita, ma il consolidamento della sua leadership per il prossimo decennio. Ai prezzi attuali, il titolo rappresenta un’opportunità, che diventa straordinaria in caso di discesa dei prezzi sulla MM a 200GG: la continuità di Tim Cook alla guida non è solo una garanzia di stabilità, ma il motore necessario per completare la transizione verso l’era dell’AI con la precisione che solo Cupertino sa garantire.

Il mercato sembra non aver ancora prezzato appieno l’immenso potenziale della strategia AI di Apple: la trasformazione di Siri in un assistente digitale senza precedenti e l’imminente debutto dell’iPhone pieghevole sono i catalizzatori pronti a innescare un nuovo super-ciclo di aggiornamenti. Se Apple riuscirà, come ha sempre fatto in passato, a trasformare l’innovazione tecnologica in un servizio ad alta redditività, il target di 300 dollari potrebbe essere aggiornato a 350 dollari, e non sarà solo un obiettivo, ma il naturale punto d’approdo di una società che sa come monetizzare la fedeltà del suo immenso popolo di “aficionados” meglio di chiunque altro.

(*) = Alphabet (Google) è uscita «relativamente indenne» da una sentenza del Dipartimento di Giustizia (il DOJ) nel corso del 2025. Il tribunale infatti ha deciso di non smembrare la società (non obbligando Google a vendere Chrome o Android), ma di limitarsi a sanzioni pecuniarie o a lievi modifiche comportamentali. L’effetto su Apple? Questa «clemenza» giudiziaria ha rimosso l’ostacolo legale per un’integrazione esclusiva di Google Gemini negli iPhone, che prima era bloccata dal timore di nuove leggi antitrust, come è stato poi annunciato il 12 gennaio. E questa alleanza con Google diventa la grande opportunità per Apple nel 2026.

(**) = Siri è l’assistente vocale di Apple, ma al tempo stesso è lo strato di intelligenza artificiale (AI) che fa da interfaccia tra l’utente e il dispositivo qualunque esso sia (iPhone, Mac, Apple Watch o iPad). Tuttavia Siri si trova oggi a un bivio storico. E a ben vedere rappresenta per Apple ben 3 problematiche spinose, cioè sotto tre punti di vista diversi:

1. L’approccio di Apple alla ’Intelligenza Artificiale (Il Passato e il Presente)
Lanciata nel 2011 con l’iPhone 4S, Siri è stata la prima vera assistente vocale di massa. Per anni è stata limitata a compiti semplici:

  • Impostare timer e sveglie.
  • Inviare messaggi e fare chiamate.
  • Fornire previsioni meteo o risultati sportivi.
  • Controllare la domotica (HomeKit).

2. Oggi Siri è ’«Elefante nella Stanza» (Il Problema Attuale)
Negli ultimi anni, Siri è stata criticata per essere rimasta «indietro» rispetto ai nuovi modelli di linguaggio (come ChatGPT oppure Claude di Anthropic). Di conseguenza per Apple, Siri è diventata un problema reputazionale a causa di alcune problematiche tecniche:

  • Mancanza di analisi del contesto: Spesso non capisce le domande successive alla prima.
  • Limitata comprensione: Fatica a gestire richieste complesse che richiedono un ragionamento logico.
  • Il rischio implicito: Se Siri resta «stupida», gli utenti potrebbero preferire altri dispositivi Android e / o continuare ad usare iPhone ma scegliendo di usare app di AI di terze parti, facendo perdere ad Apple il controllo diretto sull’esperienza dell’utente.

3. La «Nuova Siri» (Il Futuro e la Strategia 2026)
Ecco perché alcuni analisti ritengono che la nuova Siri prevista per la primavera del 2026 è il pilastro della rivoluzione AI di Cupertino. Ecco cosa diventerà:

  • Integrazione profonda (Apple Intelligence): Non sarà più solo una voce, ma avrà accesso (in modo privato) ai tuoi dati (email, foto, messaggi) per aiutarti a gestire la tua vita (es: «Siri, a che ora atterra il volo di mio fratello e dove abbiamo prenotato a cena?»).
  • Collaborazione con Google Gemini: Se Siri non sa rispondere a una domanda di cultura generale, potrà delegare il compito a Google Gemini (la partnership di cui parlavamo prima).
  • Sorgente di ricavi: Apple potrebbe rendere Siri così potente da giustificare un abbonamento mensile («Siri Premium»), creando un nuovo flusso di entrate miliardario, visto che comunque gli utenti Apple sono da sempre molto fidelizzati al marchio.
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